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Effetto domino - Dopo i grandi armatori, cresce sempre più l'esodo delle imprese dalla Russia

Un esodo delle grandi aziende globali che riguarda anche quelle italiane, tra queste ENI - Per le Banche: UniCredit e Intesa Sanpaolo la situazione è più delicata, stanno ancora prendendo una decisione.

MOSCA - Le grandi società globali lasciano la Russia in parte sicuramente per l'impossibilità di fare business, con le consegne bloccate e i canali finanziari ridotti, ma anche per dissociarsi dall'azione militare della Federazione.

Infatti dopo che le principali compagnie di trasporto marittimo - Maersk, MSC, Hapag Lloyd, Cma CGM ed altre - hanno annunciato lo stop a prenotazioni e consegne di container e merce da e per i porti russi, la lista di imprese che decidono di abbandonare la Russia è sempre più lunga. Nike, Ikea, Apple, Mercedes non venderanno più i propri prodotti nella Federazione.

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Ma il vero terremoto è causato dai giganti del settore petrolifero, da Shell a BP che stanno vendendo le loro attività. Un esodo che riguarda anche le aziende italiane: Eni ha annunciato la cessione della sua quota nel gasdotto Blue Stream che trasporta il gas naturale dalla Russia alla Turchia, attraverso il Mar Nero, che deteneva insieme a Gazprom.

Generali ha deciso di chiudere la sede a Mosca ed ha ritirato i suoi rappresentanti nel board di una assicurazione in cui ha una partecipazione.

Più delicata la situazione delle Banche: UniCredit e Intesa Sanpaolo che hanno già pagato un prezzo pesante in Borsa, non hanno ancora preso decisioni. UniCredit con 70 sportelli e 4000 dipendenti ha fatto sapere di monitorare con attenzione gli sviluppi, mentre Intesa, presenza ancora più ridotta ha avviato valutazioni strategiche sulla sua permanenza in Russia

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