Spezia, Laghezza: «L’intervento sulla Marina del Canaletto potrebbe liberare la Calata Paita»

Molo crociere

LA SPEZIA – «Ci sono progetti in essere che riguardano il porto, il varco, c’e un’ottima collaborazione con il terminalista. Al momento non si vedono segnali di disimpegno, né di cessione». Queste le parole con cui Alessandro Laghezza, operatore logistico con sede a La Spezia e presidente di Confetra Liguria, sentito da Corriere marittimo,è intervenuto sulla questione degli investimenti e dei progetti di sviluppo del porto di La Spezia, progetti previsti nel piano regolatore portuale e, nell’ambito degli investimenti previsti nella concessione del terminalista La Spezia Container Terminal (LSCT). Opere  attualmente in fase di stallo, tema su cui sono intervenuti agenti marittimi, spedizionieri e doganalisti spezzini in risposta all‘interesse mediatico sulla questione.

«Quelle che sono le operazioni a livello societario non le vediamo, ma il Terminal va avanti con efficienza» – continua  Alessandro Laghezza- «Sugli investimenti programmati siamo stati rassicurati che verranno realizzati. Non ci sono particolari preoccupazioni, ci sono due anime che probabilmente non stanno benissimo insieme ma va al di là di quello che noi possiamo percepire. Noi percepiamo che si va comunque avanti in un percorso di investimento di crescita che ci è stato ribadito».

Gli investimenti di LSCT nel porto di La Spezia prevedono l’ampliamento del Molo Garibaldi lato est, opera che una volta completata garantirà al terminal un accosto lineare da 550 metri con fondali da -15 metri ed equipaggiato con gru in grado di lavorare fino a 25 file di container. Lavori che, una volta completato anche il tombamento della Marina di Canaletto e il prolungamento di Molo Fornelli, permetteranno al Terminal una capacità di movimentazione annua pari a 2,5 milioni di TEU e la possibilità di accogliere navi fino a 23 mila teu.

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Però c’è stato un  cambiamento negli investimenti previsti da parte di LSCT?
«Sono stati spostati, abbiamo attraversato un periodo particolare. Il cambiamento del tipo degli investimento io l’ho appreso dalla stampa, notizia che poi è stata confermata anche dal dott. Di Sarcina. C’è stato un ripensamento da parte del Gruppo nella direzione di investimenti di tipo diverso. Si pensa di realizzare prima l’area del Canaletto, piuttosto che quello del terzo bacino. Sono due interventi alternativi, potrebbero essere effettuati entrambi».

Riguardo alla Marina del Canaletto «si tratta del tombamento dell’area» – spiega Laghezza – «un intervento su cui l’Autorità portuale ha lavorato per 20 anni, espropriando, di fatto, quelli che erano i concessionari che continuavano ad insistere sull’area, nonostante fosse scaduta la concessione, sono stati vinti tutti i ricorsi e adesso è cantierabile.
Il Gruppo sembra orientarsi verso quell’investimento, in questa fase, piuttosto che sull’allargamento del Molo Garibaldi. Questo abbinato al Covid, al periodo particolare, potrebbe aver fatto slittare l’inizio delle Opere».

Il fatto che abbiano riorientato verso un’altra zona dell’investimento non è una cosa banale?

«Può essere letto sia come una politica di rallentamento della crescita, perché di fatto dilaziona l’investimento nel tempo, ma può essere anche letto come una fase di chiarimento e di indirizzo degli investimenti verso un progetto più chiaro e definito».

Il fermo dei lavori di Molo Garibaldi bloccano la realizzazione del terminal crocieristico (terminal che una volta realizzato sarà gestito da MSC, Costa e Royal Caribbean).

«Al momento si, ma dipende dalla sintesi che il terminalista riesce a trovare con l’Autorità Portuale, c’è la possibilità di liberare la Calata Paita in tempi brevi per l’intervento crocieristico, però la sintesi la deve fare il nuovo presidente Sommariva. Il tipo di investimenti è cambiato e, cambiando una tessera del mosaico devi ricomporre anche le altre. Questo non significa non fare la Stazione marittima, potrebbe significare anche farla prima dei tempi previsti, ma ci vuole l’iniziativa importante da parte del nuovo presidente».

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Come si esce da questo stallo?

«L’intervento sulla marina del Canaletto potrebbe essere anche risolutivo per la liberazione della Calata Paita. L’importante è che si esca da questo stallo. Poi che sia dovuto a tensioni che sono state nella proprietà, ritardi tecnici ad attendere i dragaggi da parte dell’Autorità Portuale, oppure al Covid. Di fatto ci sono stati fattori che hanno prodotto questo stallo, se se ne esce nella direzione della marina del Canaletto, va bene, perché potrebbe anche essere un fattore che va sbloccare il mosaico delle varie tessere in cui poi è coinvolta anche la Calata Paita e la Stazione crocieristica».

Lucia Nappi

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