Intervista / Conforti, Psa Italy: «Prepararsi ai cambiamenti, senza essere sicuri degli scenari»

Marco Conforti, presidente Psa Italy: «Il mondo cambia, bisogna essere pronti ad un cambiamento che non è del tutto conosciuto. Bisogna ragionare in decine di anni, anche perché una gru si ammortizza in 25 anni».
Marco Conforti

GENOVA – «Psa Genova Pra’ è il piu grande terminal italiano, come traffico numerico e come traffico completamente diverso perchè di transhipment» – Spiega il  presidente di PSA Italy, Marco Conforti, intervenuto per Corriere marittimo a margine dei festeggiamenti per i 30 anni del terminal genovese Sech, oggi Psa Sech – «Questo è un bene per l’economia genovese e, in generale, perché è un terminal pubblico, chiunque può venire a parità di condizioni più grandi sono le offerte terminalistiche di servizi più riescono ad essere in dimensionamento e in accordo alla domanda che è sempre più grande. Questa è la caratteristica di Psa nel mondo e a Singapore: servizi di banchina pubblica, con degli accordi particolari con i più grandi player e questa è la nostra carta su cui punteremo ancora».

Conforti parla dell’attività e dei progetti di sviluppo del gruppo in Italia, come parte del network globale di PSA International di Singapore, operatore leader nella gestione dei terminal container attraverso oltre 60 sedi in 26 Paesi in tutto il mondo.
Tre i terminal gestiti da Psa Italy: a Genova, Psa Genoa Pra’ e Psa Sech e a Marghera: Psa Venice Vecon, per una movimentazione annua complessiva, secondo i dati 2022, pari a  2,065,727 teu, rispettivamente 1,530,000 teu (Pra’),  231,000 teu (Sech) e 304,727 teu (Vecon).

Il genovese Marco Conforti, chiamato alla presidenza di Psa Italy nel febbraio scorso, è un uomo chiave del terminalismo italiano, già past president di Assiterminal, Associazione Italiana Terminalisti Portuali, vice presidente di Confetra, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, e componente del board di Feport, Associazione europea dei terminalisti.

Il manager aveva avuto un ruolo centrale nell’ingresso della Fiat come terminalista portuale attraverso la holding Sinport, nell’allora terminal Vte Genova, oggi Psa di Genova Pra’. Gestione Fiat che durò cinque anni, fino al 1999, quando Vte Genova entrò a far parte della galassia globale di Psa International, il primo caso in Italia di un importante terminal portuale comprato da una società estera. La trasformazione che ne seguì fu radicale tale da rendere l’infrastruttura il primo terminal container nazionale, passato da una movimentazione iniziale di circa 500 mila teu, agli attuali 1,530,000 teu dello scorso anno. Conforti dopo l’acquisizione da parte di Psa Singapore ha ricoperto diversi ruoli nelle società del gruppo (Vte, Vecon e Pde) ed è stato nominato executive director e general manager di Sinport e senior advisor Psa Region Mediterranean Europe, Middle East and South Asia.

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Presidente, state trasformando il gruppo da terminal operator a operatore logistico, quali sono i vostri principali investimenti?

«Sech ha acquistato due gru di ferrovia e acquisterà due gru di banchina.  Pra’ ha un progetto di completamento del suo terminal che prevede successivi passi di investimenti, e nel piano di impresa di Vecon ci sono 80 milioni di investimenti. Quindi gli investimenti per buona causa sono possibili in questo gruppo. E’ dura farseli approvare, ma se ci sono le condizioni lo scopo del gruppo è essere sempre di qualità straordinaria».

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In questi ultimi anni i porti hanno affrontato e stanno affrontando cambiamenti repentini e molto impattanti: pandemia, guerra, caro energia, adesso la riduzione della merce e dei traffici, il vostro punto di vista?

«Gli indicatori delle grandi linee di traffico sono in calo, anche se abbiamo la sensazione di ripresa, ma non è questo. David Yang – (ndr amministratore delegato per Europa, Mediterraneo, Nord e Sud America del gruppo Psa International) – ha detto che il mondo cambia, bisogna essere pronti a seguire i cambiamenti. E vero anche che la concessione è a 25 anni, quindi bisogna essere pronti ad un cambiamento che non è del tutto conosciuto. Bisogna ragionare in decine di anni, anche perché una gru si ammortizza in 25 anni, senza essere sicuri degli scenari, ma devi essere pronto ad adattarti.
Guerra e pandemia, i grandi fenomeni c’erano anche prima, per esempio la regionalizzazione, un decoupling della Cina, queste cose le studiamo, le aspettiamo e siamo pronti a servirle».

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«I giornali si occupano di diverse cose, noi abbiamo una concessione la stiamo rispettando a volumi, investimenti e occupazione, il Piano regolatore prevede certe cose, noi seguiamo le linee direttive di questo quadro generale».

Sostenibilità ambientale e gli  investimenti in mezzi elettrici,  il caro energia non aiuta perchè incide molto sulle bollette energetiche, quali soluzioni?

«Il problema del costo dell’elettricità non è un problema del terminalista, dobbiamo risolverlo come Stato ma anche come Europa, di sicuro quella è la strada. La sensibilità che abbiamo in campo ambientale è un dovere perché è impegnativo per il territorio. Un oggetto come il terminal Pra’ ed il Sech è molto pesante, allora l’ambiente è uno dei modi di essere attenti al territorio, ma anche uno dei modi per fare business perché i nostri clienti e i clienti dei nostri clienti, chiederanno anche nelle infrastrutture portuali ed intermodali dei certificati di minimo consumo di Co2».

Dal punto di vista degli investimenti Roberto Ferrari ha parlato di intermodalità e questo è il primo, noi stiamo avviando la nostra logistica come in tutto il mondo abbiamo delle società specializzate, lo faremo anche in Italia e integreremo sempre di più questi servizi ausiliari alle nostre società di terminal».

Nuova diga foranea, per i vostri terminal cambierà qualcosa?

«E’ una soluzione di ingegneria degli accessi delle navi, alcune di queste sono sempre più grandi. E’ un problema essenzialmente nautico siamo molto interessati al lay-out successivo e alle linee in land di ferrovia e di autostrada se sono capaci di servire le nuove capacità».

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