Intervista / Luigi Negri: «Gli armatori lasciavano Genova, per disperazione facemmo noi»

Nel 1993 la prima concessione a dei privati a Genova per un Terminal container, era il terminal di Calata Sanita, Sech. Luigi Negri parla degli inizi: «Ci presero per degli incoscienti, eravamo delle mosche in confronto alla Fiat che stava per prendere la concessione del Vte». Quindi i cambiamenti del terminalismo globale e il passaggio di mano: «contro colossi come Msc non si può combattere, oppure hai i denti per farlo, noi avevamo i denti ma di latte».
Sech 30esimo

GENOVA – Luigi Negri, terminalista e patron del gruppo Finsea, per CORRIERE MARITTIMO a margine dei festeggiamenti per il 30esimo compleanno del terminal container Sech al Museo Galata, racconta  della nascita e dell’evoluzione del terminal genovese di Calata Sanità nei trent’anni. Ne parla con affetto, come se parlasse di un figlio, sorride e gli si illuminano gli occhi,  descrive la portualità genovese del tempo e i cambiamenti di oggi. Racconta il terminalismo globale, l’arrivo  degli armatori e il passaggio di mano dei terminalisti in senso puro: «contro colossi come Msc non si può combattere, oppure hai i denti per farlo, noi avevamo i denti ma di latte».

«A Genova nel 1993 fu la prima concessione per un terminal container rilasciata ad un gruppo di privati» –  era il 1 giugno 1993, è quella la partenza del Sech – Southern European Container Hub – Terminal container del bacino di Sampierdarena, Calata Sanità, oggi Psa Sech – «Fu la prima a Genova perchè a La Spezia l’avevano già data» specifica.

La legge di riforma portuale ( 84/’94) che regolerà l’ingresso dei privati nei porti doveva ancora venire.

Cosa è cambiato dopo 30 anni?

«E’ cambiato tutto, i problemi di una volta non ci sono più. Oggi le navi arrivano, ormeggiano, lavorano e vanno via. Si parla di carico, di tariffe, le famose guerre tra portuali e consortili che distruggevano i traffici del porto non ci sono più» – «Gli armatori stavano scegliendo di non venire più a Genova, noi per disperazione dicemmo: “Ora dobbiamo fare noi”, bene o male c’é andata bene. Ci hanno preso per degli incoscienti, eravamo delle mosche in confronto alla Fiat che stava per prendere la concessione del Vte»  – La cordata di imprenditori era composta oltre che da Luigi Negri dalle famiglie genovesi Schenone, Magillo e Cerruti: «Una cordata di incoscienti» commenta il terminalita.

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L’amore per il porto, quello c’è ancora?

«Innamorato del porto, non c’è ombra di dubbio, abbiamo ceduto il controllo di Calata Sanità sei anni fa, abbiamo ceduto le quote che avevamo a Genova e a Livorno».

Nel febbraio 2017 Gip (Gruppo investimenti portuali SpA) società composta da Lugi Negri, Mario Magillo e Nanni Cerruti, che controllava il 60% del terminal Sech, l’80% di quello livornese TDT (Terminal Darsena Toscana), il 40% di Vte (Voltri Terminal Europa SpA) e una partecipazione nel Venice Container Terminal, viene ceduta per il 95% ai fondi anglo-francesi Infracapital e Infravia. L’accordo vede uscire dalla compagine societaria  Negri, Magillo e Cerruti, mentre Giulio Schenone mantiene una partecipazione del 5% in Gip diventandone l’amministratore delegato.

«Nonostante ciò» – continua il racconto Luigi Negri – «tutte le volte che faccio la sopraelevata per andare dove vivo un po’ più spesso, in campagna, guardo le gru e se ne vedo una giù con una nave che non lavora comincio a farmi tante domande: ma perché, cosa sta facendo?».

Dal confronto tra terminalisti e armatori si arriva ai grandi cambiamenti di oggi, come commenta?

«Sono soprattutto questi i cambiamenti, noi siamo andati via per quel motivo, eravamo circondati dalla volontà degli armatori di fare anche questo settore. Contro colossi come Msc non si può combattere, oppure hai i denti per farlo, noi avevamo i denti ma di latte, quindi c’è capitata una bella occasione e siamo andati via. Uno di noi è rimasto, ha venduto metà della sua quota e l’altra metà l’ha tenuta (5%). Ha fatto il manager di questa società e di questa azienda, lo ha fatto molto bene e siamo arrivati ai risultati importanti come quello di oggi».

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