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Assarmatori, Messina «Transizione energetica si, ma graduale» - Giovannini: «Investire sul Refitting»

Il tema delle tempistiche nella transizione energetica è quello che maggiormente preoccupa gli armatori - Stefano Messina, presidente Assarmatori, all'Annual Meeting di Roma, traccia la rotta  - In un botta e risposta con il ministro Giovannini (MIMS) che sostiene la necessità di investire nel refitting.

Lucia Nappi

ROMA - Le sfide dello shipping sostenibile, questo il tema con cui Assarmatori ha affrontato l’Annual Meeting, nuovamente in presenza, dal 2019, e nuovamente nella location romana nel cuore di Parioli, Grand hotel Parco dei Principi dove Stefano Messina, presidente di Assarmatori, l’Associazione degli Armatori nazionali ed europei che operano in Italia, in apertura ha tracciato la rotta ponendo al centro, come era inevitabile, le questioni energetiche declinata sul tema europeo  e della logistica del GNL

Transizione energetica, tempistiche

Gli armatori «sono pronti» dice Messina lo hanno dimostrato con i fatti, ad adeguare le flotte per conseguire gli obiettivi dell’IMO e dall’Unione Europea» - sebbene le grandi incertezze nella scelta dei carburanti alternativi, le mancanze delle tecnologie delle navi, dell'industria di produzione e delle reti per la distribuzione nei porti.

Il tema delle tempistiche di applicazione delle misure rispetto all'attuazione delle tecnologie nei porti e la disponibilità dei carburanti alternativi, è quello che maggiormente preoccupa gli armatori. L'adeguamento si, «ma con una gradualità che oggi non vediamo» - «Non possiamo vivere il paradosso di investire un giorno per costruire una nave con un motore ad idrogeno senza avere ancora la tecnologia necessaria per la sua produzione e la rete di distribuzione e stoccaggio nei porti nazionali». 

Lo stesso discorso vale per Fuel UE Maritime che renderà obbligatorio per gli armatori allacciarsi alle reti elettriche dei porti, rischiando di estromettere dal mercato quei porti che arriveranno in ritardo al cold ironing, oppure di sottoporre al rischio di sanzioni le navi.

L'Europa

Sul tema energetico esplodono tutte le critiche nei confronti delle politiche europee: «L’Europa in questi ambiti ha compiuto scelte assurde il combinato delle nuove regole IMO e del pacchetto Fit for 55» - sottolinea Messina- «prima di una consultazione relativa agli impatti conseguenti queste scelte» -  E' il pressing degli armatori – Assarmatori e Confitarma – in corso da mesi verso il governo e nello specifico al ministero (MIMS) e al ministro Giovannini, seduto in prima fila a testimoniare il proprio impegno per il settore soprattutto sul tema.

La risposta di Giovannini dal palco romano non tarda ad arrivare: «Il governo nella ultima fase dei negoziazione dei regolamenti, cercherà di tenere una posizione equilibrata in termini di tempistica, abbiamo bisogno di postporre alcune decisioni»- «Quindi è necessario investire molto più sul refitting per ridurre l'inquinamento».

Pertanto il fondo di 500 milioni del Piano complementare al Pnrr per favorire il refitting della flotta italiana dei traghetti, è fondamentale, ma non basta serve «un incremento di disponibilità» dice Messina.

Concorda il ministro che individua tali risorse «per continuare anche dopo il 2027» nel fondo pluriennale sulla mobilità sostenibile, in discussione di questi giorni che, tuttavia, specifica: «dovrà essere potenziato dal governo per accelerare in attesa delle soluzioni tecnologiche».

Messina a margine dell'Assemblea si è detto soddisfatto dalle risposte date da Giovannini sui tempi della transizione energetica: «Credo che abbia colto, ben supportato dai collaboratori» -  «poi c'è stato un grande lavoro del parlamento che hanno capito quanto sia rischioso per il Paese».

STEFANO MESSINA, VAI ALLA VIDEO INTERVISTA 

Critiche all'Europa anche da buona parte degli interlocutori nella tavola rotonda che ha seguito l’intervento di apertura. A cui partecipano i rappresentanti della supply chain logistica-industriale-armatoriale:

Fabrizio Palenzona, vice presidente Confcommercio e presidente onorario Conftrasporto - Antonio Gozzi, presidente Federacciai - Luigi Ferraris, a.d. Ferrovie dello Stato Italiane - Achille Onorato, a.d. Moby S.p.A. - Francesco Isola, presidente e ceo Kalypso Compagnia di Navigazione S.p.A.

Mariangela Pira

Tavola rotonda

Moderati dalla giornalista di SkyTG24, Mariangela Pira, astro indiscusso dell’economia e della finanza spiegata in maniera facile, ed approdata allo shipping, sul palco di Assarmatori, con competenza e grande professionalità.

Nello specifico il presidente di Federacciai, Gozzi, ravvisa un’Europa che da un lato manca di una politica unitaria sul tema energetico soprattutto, dall’altro lato produce una politica contraddittoria, di cui sono espressione la produzione di normative Fit for 55, ETS.

Su questo Messina rimarca: «Purtroppo abbiamo assistito a scelte europee assurde, prima ancora di una consultazione» con il rischio di un «effetto boomerang» perché queste potrebbero innescare «il trasferimento modale inverso dal mare alla strada».

Bomba pronta ad esplodere, se non si interviene e se non interviene con forza il governo: «maggiori costi del trasporto nei comparti dei collegamenti con le isole e nelle Autostrade del Mare» «La perdita di competitività dei porti ove vi sarà mancanza di queste infrastrutture».

Deflagrazione, quindi, che si abbatterebbe anche, a valle, su tutta la filiera: servizi merci, trasporto passeggeri, turismo insulare e, che lascierebbe sul campo i pionieri di questa rivoluzione industriale.

Per questo il tema è ormai presente, da mesi, sulle pagine dei media, nell’attesa che venga presa una posizione forte, da ministro e esecutivo. Così come sul tema delle Autostrade del Mare, Assarmatori chiede di «continuare a promuovere le Autostrade del Mare» anche attraverso quella che sarà la ristrutturata RAM, guidata da Ivano Russo.

E ancora Messina ravvisa «un’Europa un po’ deludente» - dice a margine dell’incontro sollecitato da CORRIERE MARITTIMO - «una non buona gestione dei problemi legati alla guerra» - «un’inflazione che oggi dipende sostanzialmente dalla guerra non ci sono altre ragioni».

 

 

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