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Alla "Non Assemblea" di Federagenti, Rixi: "Venezia deve rimanere un porto"

di Lucia Nappi

ROMA - Mattinata calda ieri a Roma, nella sede trasteverina di Confcommercio, alla “Non Assemblea di Federagenti”, fuori il sole e in sala animi surriscaldati. Circa un centinaio di persone fra autorità, operatori e imprenditori e associazioni in rappresentanza di interessi anche contrapposti: Confindustria, Confcommercio, Confetra, le due associazioni dell’armamento Assarmatori e Confitarma, Assoporti, ma anche le principali organizzazioni sindacali del trasporto. Tutti convocati dal presidente degli agenti marittimi nazionali Gian Enzo Duci, per la consueta riunione pre-natalizia di Federagenti, quest’anno provocatoriamente intitolata “Non Assemblea”.

A fare da sfondo è l’affaire “No grande navi a Venezia” con i comitati del “No” e i simulati abbordaggi alle navi da crociera nella Laguna, i fumogeni, il lancio di uova e l’intervento delle forze dell’ordine. Lo stop alle navi ribadito per il canale della Giudecca, per l’opzione Marghera o per il canale Vittorio Emanuele. Un “No”, come ribadisce l'Assemblea, che mette in discussione il ruolo di Venezia come porto, ma che si inserisce anche sulle politiche in tema di modello di sviluppo e grandi opere. Sul fronte opposto il “Si” con gli studi, le statistiche del Comitatone, le ricerche su tecnologie ed impatto ambientale. La volontà di coniugare progresso e ambiente, sostenibilità ed economia. Ai primi di settembre il ministro della cultura Bonisoli annunciava l’iter per il riconoscimento del vincolo storico-artistico al Canale della Giudecca e ai canali e di accesso portuali. Proposta accolta dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Ieri a Roma, Federagenti è intervenuta aprendo “un confronto non una contrapposizione con il governo”, come sottolineato più volte da Duci - “con Venezia è a rischio il sistema portuale italiano”, questo il senso dell’incontro.

La domanda che aleggia sull’Assemblea è “Venezia rimarrà un porto?”- Pino Musolino presidente dell’Authority lagunare,sbotta che  l’attesa fa male, perchè sulla rampa di lancio ci sono quei finanziamenti che servono al porto per crescere, produrre posti di lavoro, arrivo e partenza di passeggeri e merci. Musolino si lamenta: “sono l’unico presidente di Autorità di sistema in Italia che deve dire a bassa voce che il suo porto è in salute e cresce”. Lo scalo lagunare gode di ottima salute, con crescite percentuali in tutti settori: merci, container e crociere, al servizio di un indotto industriale che è quello del nord est italiano, tra i più produttivi del paese.

Dopo un’oretta di discussioni in cui gli animi si sono surriscaldati, al consesso pre-natalizio arriva il “Verbo” portato dalla telefonata del vice ministro Edoardo Rixi. La diretta telefonica, che sostituisce l’annunciata presenza di Rixi alla riunione, viene perdonata perché porta buone notizie. Il vice ministro dice ufficialmente che “Venezia deve rimanere un porto”. Bene, è fatta. Era la risposta attesa da tutti i presenti. “Non è neanche lontanamente concepibile l’ipotesi di chiudere questo porto” taglia corto Rixi, “anche con le spinte di chi vorrebbe Venezia snaturata della sua funzione storica, ma anche economicamente essenziale.

E’ il momento della tavola rotonda, tocca al vice presidente di Federagenti e presidente degli agenti marittimi veneti, Alessandro Santi, che sulla base di ricerche e studi decompone, una ad una, le 7 principali “fakenews” che viaggiano in rete e diffondono notizie fuorvianti a favore dei Comitati del “No”. Dal presidente di Confitarma, Mario Mattioli, arriva la forte preoccupazione per un Paese che rischia di rinviare di 20 anni le scelte strategiche necessarie allo sviluppo e per il futuro. Stefano Messina, presidente di Assarmatori lancia l’idea di un percorso politico del mondo dell’impresa che sia in grado di influenzare scelte che rischiano di penalizzare in modo determinante shipping, porti e trasporti. Durissimo il parere del presidente di Confindustria Venezia, Vincenzo Marinese, che lancia un vero e proprio j’accuse al governo sul caso Venezia. “Ai NO grandi navi dico vogliamo bene”, ma dobbiamo cambiare il modo di comunicare il SÌ e su questo costruire reali alleanze.

(foto © copyright antonia cesareo )

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