Logistica e made in Italy- Abatello (Circle): «Trasformare le criticità in opportunità»

Luca Abatello

Regole competitive in forte accelerazione, cambiamento dei processi all’interno della catena logistica e sviluppo di innovazione tecnologica – Sono questi tre elementi che, negli ultimi 10 anni, hanno fortemente mutato e stravolto le vecchie regole del gioco per le imprese nell’ambito del mercato e della competizione globale.

Come affrontare i nuovi modelli della logistica per le imprese, sfruttandone a pieno le opportunità? Il tema è affrontao da Luca Abatello amministratore delegato di Circle S.p.A. Gruppo quotato in borsa, azienda specializzata nell’analisi dei processi e nello sviluppo di soluzioni di automazione e per la digitalizzazione dei settori portuale e della logistica intermodale, intervenuto alla tavola rotonda “Import-Export marittimo di merci containerizzate: un futuro da schiavi?” sul futuro della logistica per il nostro Paese.

«La nostra visione è di mettere insieme queste tre componenti» – spiega Abatello – per  supportare sia le aziende della supplay chain, sia gli operatori che gli importatori ed esportatori nella logica di trasformare le criticità a livello di evoluzione di quello che è il mercato, in opportunità. Anticipando le evoluzioni del mercato, trasformando le evoluzioni normative e doganalidi sicurezza, legislative in opportunità. Mettendo a disposizione due tipologie di strumenti
I primi sono strumenti tecnologici calati in processi innovativi, che noi chiamiamo servizi federativi, e sono semplici e smart applicabili, pagabili solo all’utilizzo e che risolvono tematiche aperte in modalità innovativa.
L’altro aspetto sono strumenti che contribuiscano al finanziamento di queste innovazioni tramite le strumentazioni disponibili (fondi comunitari, transizione 4.0 etc..) in un meccanismo virtuoso dove l’innovazione viene coofinanziata e il cofinanziamento genera ulteriore innovazione».

Secondo uno studio condotta da SRM, e presentato durante l’incontro, il 73% delle esportazioni italiane, avviene attraverso vendite “ex Works”: modello che delega all’acquirente estero la fase logistica e del trasporto. Le imprese intervistate, nell’ambito dello studio, hanno dichiarato di preferire questa modalità perchè valutata più economica, di minore rischio e in alcuni casi le imprese non ritengono di essere in grado di affrontare il processo logistico. Come sopperire al gap logistico e passare ad un modello che veda le imprese nazionali protagoniste della logistica?

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Sul tema Abatello porta un contributo concreto: «E’ in corso un Progetto Europeo importante su cui l’Agenzia delle Dogane è stakeholder, al quale stanno partecipando molti porti, catene logistiche e che entrerà nel vivo dall’inizio dell’anno prossimo. Mette insieme: ultimo miglio, corridoio internazionale dove si sta affrontando con strumenti concreti la digitalizzazione e la possibilità di anticipare lo scambio documentale e i processi correlati, ai fini della sicurezza portuale, in quelli che sono i corridoi internazionali».
Il riferimento va a progetti sperimentali già in corso d’opera: «con il Marocco,  l’Egitto e  la Turchia, contesti concreti per poter mettere a disposizione delle aziende  strumenti idonei, la possibilità di una catena logistica più trasparente, ma profilata, con la tranquillità che le informazioni delicate rimangono all’interno dell’azienda, più controllata. Inoltre strumenti di digitalizzazione e sfruttamento di componenti di intermodalità, mare-ferro-gomma, che permettono di dare risposte concrete a costi compatibili con quelli degli attuali fornitori internazionali, ma con un sistema Italia che ha una soluzione di insieme e, che permette di toccare con mano una alternativa.»

Lucia Nappi

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