Logistic & Transport > Le rotte digitali del trasporto – Smart port e riforma doganale

Le rotte digitali del trasporto - Smart port e riforma doganale

"E' un cambiamento epocale anche dal punto di vista del nuovo codice doganale. Non c'è più il controllo sulla singola merce ma sulla tracciabilità del processo", parla l'avvocato Sara Armella esperta di diritto doganale.
 
 di Lucia Nappi
 
GENOVA- Oggi si parla sempre più di "trasformazione digitale", il termine indica l'uso delle tecnologie digitali per incrementare l'efficienza delle operazioni, introducendo un modus operandi più agile e sostenibile. Internet è arrivato rivoluzionando qualsiasi aspetto della vita dell'uomo e del mondo, pertanto è necessario sempre più avere una "Smart Vision". 
 
La parola declinata al mondo dei porti definisce una "Smart Port Vision", ovvero l'identificazione di uno spazio fisico e logistico completamente digitalizzato tale da permettere il dialogo tra i soggetti che ne fanno parte e lo compongono, con un miglioramento dei servizi per quanto attiene alla loro qualità, una notevole riduzione delle tempistiche e pertanto anche dei costi. 
Essere Smart Port significa anche saper dialogare all'esterno tra porti, un esempio tra tutti il concetto della tracciabilità della merce dal momento della partenza da un porto, all'arrivo e lo sbarco nello scalo successivo fino alla destinazione finale. 
Queste le tematiche affrontate a Forum annuale sulla logistica organizzato da "The Meditelegraph" a Genova, palazzo San Giorgio.
 
La digitalizzazione ha reso necessaria pertanto una rivoluzione normativa, il nuovo nuovo codice doganale ha introdotto cambiamenti operativi e nuovi ruoli. Sara Armella, avvocato esperta di diritto doganale, studio Armella & Associati di Genova, è intervenuta sul tema. (VIDEO INTERVISTA)
 
"È un cambiamento epocale anche dal punto di vista del nuovo codice doganale. Non c'è più il controllo sulla singola merce ma sulla tracciabilità del processo, un controllo sulla supply chain e un controllo preventivo sugli operatori che devono essere riconosciuti come AEO, cioè operatori economici autorizzati, soggetti che sono autorizzati dalle dogane, come particolarmente affidabili.
Questo non solo per coloro che operano nella logistica, ma per tutti coloro che influiscono nella catena del valore e che producono merci che sono destinate all'estero, merci che devono essere importate in Italia.
 
 Sempre di più si da rilievo, ai fini di una semplificazione dei controlli, al fatto che il soggetto sia certificato. Il fatto che sia stato preventivamente approvato dalle dogane, consente minori controlli fisici sulla merce, quindi minori costi, risparmi in termini di tempi e anche una sensibile riduzione delle garanzie che sono necessarie per gli sdoganamenti.
In definitiva una maggiore efficienza finanziaria e logistica che deve essere opportunamente utilizzata dagli operatori. C'è un salto di qualità che si deve fare e una specifica competenza in materia doganale che va assicurata, non solo da parte degli operatori logistici, ma da parte di tutti coloro che intervengono nelle operazioni". 
 

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