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Delrio: Napoli non è Rotterdam, segua il proprio modello intermodale

di Giovanni Grande
 
NAPOLI - "L'iter di approvazione per il recente escavo dei fondali del porto di Southampton è durato circa trenta giorni. In Italia ne servono più o meno altrettanti per ognuna della dozzina di autorizzazioni necessarie per la stessa operazione”.
 
Le parole di Pietro Spirito, presidente dell’AdSP del Mar Tirreno Centrale, fotografano il gap burocratico che normalmente si riversa sulla competitività complessiva del sistema. Se a questo si aggiungono ulteriori ostacoli, come un commissariamento durato più di mille giorni che ha contribuito all’ulteriore allungamento dei tempi previsti, si capisce come la visita di stamane del ministro Delrio all’inaugurazione del cantiere per i lavori di dragaggio del porto di Napoli metta fine ad un vero e proprio incubo per la comunità portuale partenopea.

Con l’avvio dei cantieri parte infatti un intervento considerato imprescindibile per il rilancio dei traffici. Oltre 1 milione e 300mila metri quadri di materiale sarà depositato nella cassa di colmata della Darsena di Levante raddoppiando di fatto il numero di contenitori che potrà essere movimentato sotto l’ombra del Vesuvio. Un’accelerazione per l’economia della città che, secondo Delrio, non deve inseguire altri modelli ma guardare al pieno sfruttamento delle proprie potenzialità. “Napoli non va confusa con Rotterdam – ha sottolineato il ministro nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella sede dell’AdSP – deve seguire un progetto intermodale credibile: solo così potranno crescere i traffici”.

Con un cronoprogramma che prevede dopo le fasi preliminari l’inizio dell’attività di escavo vero e proprio a novembre e la fine dei lavori entro 14 mesi, l’opera doterà le banchine del porto di fondali fino a 16,5 metri, rispondendo alle esigenze dell’incipiente gigantismo navale. Una sfida che il presidente Spirito intende comunque affrontare nel rispetto degli indirizzi indicati dalla recente riforma portuale. “Sta cominciando una integrazione spontanea tra i sistemi portuali della penisola. Il recente accordo che abbiamo firmato con l’AdSP dell’Adriatico Meridionale ne è un esempio. L’obiettivo è evitare di spostare contenitori da un porto all’altro ma servire al meglio i nostri mercati di riferimento”. Anche guardando al di là del traffico container o passeggeri. “Con un bacino d’utenza di 14 milioni di consumatori – ha proseguito – il porto è anche un polo energetico fondamentale. Anche su questo tema dovremo essere un fattore di competitività”.

Nel corso della conferenza stampa Delrio ha affrontato anche il tema della nuova organizzazione del lavoro portuale e delle ZES. Sul primo: “Il via libera su quella che è la seconda parte della riforma arriverà nei prossimi giorni. L’impostazione che abbiamo seguito è quella di garantire un lavoro più flessibile per rispondere ai picchi in un contesto di garanzie sul lavoro”.
Sull’altro ha invitato a non guardare alle zone economiche speciale come soluzione a tutti i problemi. “Bisognerà integrarle con connessioni, aree logistiche, infrastrutture adeguate: solo così diventeranno occasione di sviluppo territoriale”.

Presente anche il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha ribadito l’impegno dell’ente per i 150 milioni del Por 2014-20 del Grande Progetto porto di Napoli di cui una parte andranno a coprire le opere di dragaggio.
 
Nell’occasione si è parlato anche del destino di Castellammare di Stabia, porto che rientra nella costellazione dell’AdSP, e del futuro dello stabilimento Fincantieri. “Tutte le ipotesi di specializzazione del sito su un determinato segmento di produzione sono al momento evaporate”, ha spiegato De Luca chiedendo l’apertura di un tavolo di confronto ministeriale.
Infine, la riorganizzazione dello spazio portuale con la possibilità di insediare nell’area di Porto Fiorito (destinata ad uno scalo diportistico mai realizzato) un nuovo collegamento ferroviario con stazione, più conveniente rispetto al ripristino delle vecchie infrastrutture. 
 
"Si tratta di circa il 7% dell’area demaniale dell’ente,” ha affermato Spirito. “L’idea è quella di andare ad una revoca della concessione e ad una composizione amichevole con la società. Con RFI stiamo cercando la soluzione meno impattante con soluzioni modulari e investimenti calibrati sulle necessità reali”.

 

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