Confetra su Decreto Credito: «Le risorse entro due tre settimane, rischio ecatombe economico sociale»

Guido Nicolini

Il commento del presidente di Confetra al Decreto Credito: Luci ed ombre del provvedimento Buono per le risorse _ Gli strumenti

Roma – La maxi manovra finanziaria, annunciata il 6 aprile dal premier  Giuseppe Conte, contenuta nel nuovo “Decreto Credito” che porta 400 miliardi di prestiti alle imprese, di cui 200 miliardi per il mercato interno e altri 200 per potenziare il mercato dell’export commentata da Confetra, Confederazione che rappresenta le imprese della Logistica.
«Sulle modalità attuative relative all’accesso alla liquidità, si gioca tutta la sfida di questo Provvedimento, e con esso del Paese» – Questo il commento del presidente di Confetra, Guido Nicolini, sul decreto Credito- «Le cifre –aggiunge -sono poderose: 400 miliardi di euro tra garanzie pubbliche suiprestiti, sostegno alle esportazioni ed ulteriore differimento dei pagamenti di imposte e contributi.Sommati agli altri 350 miliardi del Cura Italia, ammortizzatori sociali compresi, determina il piùimportante intervento europeo contro la crisi economica provocata dal Covid-19. 750 miliardi dieuro equivalgono alla metà del PIL italiano, per dare un ordine di grandezza». Fin qui le luci.

Le ombre derivano invece dai tempi operativi e dalla concreta erogazione deiprestiti bancari garantiti dallo Stato. «Noi che facciamo impresa, sappiamo che un prestito bancario anche di pochi milioni, ingenera una istruttoria che può durare anche due o tre mesi. Al sistema produttivo italiano le risorse servono, invece, entro le prossime due tre settimane, altrimenti si rischia una ecatombe economico sociale. Abbiamo sottoscritto già la scorsa settimanail Protocollo con ABI per l’anticipazione della CIG, abbiamo in corso un Tavolo di confronto con CDP sul tema dei ritardati pagamenti, e abbiamo sottoscritto anche una intesa con MCC. Il fattoretempo è tutto. E poi segnalo la necessità di ragionare su qualche intervento che impatti anche sulconto economico delle imprese, a partire dalle defiscalizzazioni sul costo del lavoro. Abbiamo fattoal Governo una proposta semplice: consentiteci fino a fine 2021 la riduzione del 40% degli onerifiscali e contributivi sul costo del lavoro, e noi ci impegniamo a mantenere la piena occupazione,pena la restituzione delle risorse. Per il nostro Settore, labour intensive per eccellenza, una similenorma necessiterebbe di una copertura di circa 7 miliardi di euro: l’1% di quanto complessivamentestanziato dal Governo. E sarebbe addirittura più utile di un prestito bancario. Lo abbiamo messoper iscritto: con una contrazione media prevista del 20% dei volumi su base annua, vanno in fumo 18 miliardi di fatturato nel nostro Settore, l’equivalente di 300 mila posti di lavoro. Concentriamoci su questo».

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