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Confetra al governo: «Una politica industriale per una logistica 4.0 - Non basta costruire dighe foranee»

Da Agorà Confetra 2021, Nicolini: «Hai voglia a costruire dighe foranee e continuare Corridoi TEN- T! Ma senza fluidità e tempi certi le merci continueranno a preferire Rotterdam a Genova e per il cargo aereo, Francoforte a Malpensa». 

Lucia Nappi

ROMA - «Serve una politica industriale per una logistica 4.0. su un modello di Industria 4.0. che si ponga l’obiettivo di fare evolvere il settore, non una politica di sussidi, non ci interessa sopravvivere. Una politica che sia fatta di incentivi ed investimenti finalizzati al salto dimensionale, formativo, tecnologico, green. Anche perché stiamo assistendo ad una impennata dei costi, non solo dei noli, che metterà sempre più a dura prova la capacità competitiva delle nostre imprese nel rapporto tra la clientela e la committenza».

E’ questa la richiesta che Confetra, per voce del proprio presidente, Guido Nicolini, ha rivolto al ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini, dal palco di Agorà 2021. Richieste precise che hanno come obiettivo restituire competitività al Paese, a partire proprio da una politica a supporto della logistica nazionale.

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Perchè spiega Nicolini «la funzione logistica sarebbe in grado di per sé di far aumentare la competitività delle imprese produttrici commerciali, soprattutto quelle di piccola e media dimensione che tramite i servizi logistici possono estendere la loro gittata commerciale».

Export e gap logistico nazionale

Perchè l’Italia è divorata dal quel gap logistico, ormai tristemente noto, e pari al 73% che è la «media delle vendite in export franco fabbrica» dove è «prevalentemente il compratore estero a venirsi a prendere la merce» - sottolinea il presidente di Confetra - «la nostra logistica continuerà a essere in posizione di sudditanza rispetto a competitor stranieri che continuano a governare i flussi internazionali». L’Italia si trova a competere in un contesto europeo dove il gap logistico è assai inferiore - dice Nicolini: «la media europea delle vendite in export franco fabbrica è del 23%: ciò significa che le imprese produttrici estere che esportano lo fanno costruendo anche le proprie filiere logistiche, controllando quindi non solo l’intero processo di produzione, ma anche quello di distribuzione, generando quindi un valore maggiore e più diffuso».

Pandemia

La pandemia ha aggiunto, inoltre, ulteriore stress ad un tessuto lavorativo già provato– quello del comparto logistico: magazzini, autotrasporto, trasporto, corrieri operatori ecc- il presidente di Confetra ha ricordato: «il senso di responsabilità delle imprese della logistica che nonostante il periodo buio hanno stretto i denti e hanno continuato a lavorare». Riferendosi poi alla Circolare emanata il 13 ottobre dal MIMS e dal ministero della Salute sulla normativa del green pass riferita all’autotrasporto, ha sottolineato «Tutto poteva essere affrontato prima e meglio, senza far gravare alla nostre imprese il costi aggiuntivi, come i tamponi, e rallentamenti organizzativi che hanno arrecato ulteriore stress ad un settore già provato da quasi due anni di lavoro in condizioni proibitive».

Transizione digitale per le PMI imprese

Ma è sulla transizione digitale che si giocherà il salto dell'economia nazionale. In Italia l’85% delle imprese ha meno di 9 addetti e fatturati da micro impresa o piccola impresa e «con un tessuto imprenditoriale che ha questo profilo la transizione digitale rischia di essere un miraggio» – ribadisce con forza il presidente Nicolini «il rischio è che innovi in blockchain IoT, intelligenza artificiale, stampa 3D, connettività 5G e gestione di smart cities e big data, l’impresa che è già ben posizionata sui mercati che ha sedi o reti di corrispondenti stabili all’estero che ha numero di addetti e fatturati adeguati ed opera nell’unico grande mercato che è il mondo intero».
In questa ottica serve una politica industriale per la logistica, una Logistica che sia 4.0. su un modello di industria 4.0.
Le piccole e medie industrie che mediante la digitalizzazione dei processi potrebbero avere vantaggi sul mercato, oggi in Italia presentano un livello inferiore di adeguamento alla digitalizzazione rispetto alla media europea, anche perché l’offerta di soluzioni digitali non è sempre adatta alle richieste delle imprese meno dimensionate.

In Italia serve una transizione burocratica prima ancora di quella digitale e ambientale, è la denuncia di Confetra per voce del suo presidente:

«L’Italia è l’unico Paese in Europa con oltre 400 procedimenti amministrativi e di verifica che oggi gravano sulla merce e sui vettori posti in capo a 19 diverse pubbliche amministrazioni e che ha pertanto l’assoluta necessità di introdurre uno Sportello Unico dei Controlli, non solo Doganali» - denunciando con forza - «Siamo l’unico Paese dell’Unione Europea che ancora non si è dato una regola sostenibile in termini di verifiche radiometriche. Siamo l’unico Paese dell’Unione Europea che non ha diritto alle Convenzioni internazionali per l’adozione della lettera di vettura elettronica. Sianmo l’unico Paese dell’Unione Europea che ha un’Agenzia di Regolazione dei Trasporti, ART, che quindi deve essere finanziata dall’intero settore logistico nonostante sia liberalizzato in larghissima misura».
«In Italia alle competenze del ministero delle Infrastrutture, MIMS, sono state sovrapposte quelle di altre autorità che stanno, via via proliferando, dalla citata ART, all’Autorità Garante della Comunicazione relativamente ai trasporti postali, all’Autorità di Vigilanza sui Contratti pubblici, all’autorità Garante del Mercato».
Lo Stato italiano a differenza degli altri Stati europei è un cattivo pagatore anche «a fronte degli operatori che vanno a credito delle imposte e devono attendere anche oltre un anno per i rimborsi».

«La logistica è il trionfo del “Just in Time” e qui pare si voglia perdere la partita della competitività internazionale, anziché per vincerla» - Nicolini ricorda che «più la logistica va in affanno a fronte di extra costi e perdita di competitività, più le merci vanno altrove. Le imprese produttrici perdono a loro volta competitività e ne risente l’export e l’import, si squilibra la bilancia commerciale, aumentano i costi per il consumatore finale.

Conclude il presidente Nicolini: «Hai voglia a costruire dighe foranee e continuare Corridoi TEN- T! Ma senza fluidità e tempi certi le merci continueranno a preferire Rotterdam a Genova e per il cargo aereo, Francoforte a Malpensa»

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