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PNRR, Messina (Assarmatori): «Rinnovo flotte, il contributo a chi investe in Italia»

Messina, presidente Assarmatori: «Il denaro vada a beneficio del Paese e a chi investe nel Paese, che sia cantieristica che siano armatori, per i traghetti che vanno nel Paese, per le navi che vanno nei porti italiani, non in Australia».

Lucia Nappi

VENEZIA - Stefano Messina, presidente di Assarmatori, guarda ai prossimi cinque anni e agli obiettivi di ripresa economica sia del Paese che del settore con un certo ottimismo: «C’è un sistema trasparente che vedo maturato rispetto a dieci anni fa, oggi noi siamo “associazioni di istituzioni”, abbiamo l’umiltà e la competenza di dare un contributo alla politica e alla pubblica amministrazione, assumendocene la responsabilità» - Così l'armatore genovese interviene all'assemblea di Federagenti dal palco dell'Hotel Excelsior del Lido di Venezia, dove si sono dati convegno gli agenti marittimi nazionali - «Responsabilità che ha anche la politica e le istituzioni  di dare risposte su di uno stato di inefficienza diffusa, su cui noi siamo critici omogeneamente».

La politica dei commissariamenti?
«Si deve lavorare con gli strumenti a disposizione, leggi e regolamenti, non si può andare avanti solo tramite commissariamenti, ho la ferma convinzione e la speranza che le cose vanno fatte, anche attraverso le procedure non dobbiamo avere alibi».

Il presidente di Assarmatori si allinea alle richieste dell’assemblea per un programma di riforma radicale di sburocratizzazione del sistema: «Abbiamo 5 anni per semplificazione e un iter regolatorio certo» che vada complessivamente ad incidere sul settore e per condurre alla ripresa e resilienza a cui è guarda il Piano nazionale. «Il PNRR nasce un anno fa, poi ha subito un’evoluzione con il governo Draghi, ed è stato istituito il Fondo complementare che vede la parte relativa al rinnovo delle flotte».

Su questo tema incide: «Il denaro vada a beneficio del Paese, i soldi li dobbiamo dare a chi investe nel Paese, che sia cantieristica che siano armatori, per  i traghetti che vanno nel Paese, per le navi che vanno nei porti italiani, non in Australia».

La questione, spinosa, riguarda i fondi per le flotte e, che pone le due associazioni armatoriali nazionali - Assarmatori e Confitarma - su due posizioni opposte.

Il decreto ministeriale di attuazione, firmato dal ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini a fine settembre, che definisce i criteri di erogazione dei contributo green previsti dal Fondo complementare al PNRR per il rinnovo della flotta navale in senso ecologico e che prevede l’utilizzo di 500 milioni di euro per la costruzione di nuove navi o per interventi di completamento di unità navali già in fase di costruzione. Più in dettaglio, 250 milioni di euro riguardano nuove navi a propulsione caratterizzata da un basso impatto ambientale e 250 milioni per dotare le unità navali in fase di costruzione di impianti che limitino le emissioni inquinanti e riducono i consumi.

Sulla questione  Messina sentito da Corriere marittimo, a margine dell’assemblea, ribatte: «E’ un lavoro coerente con la posizione che stiamo portando avanti negli ultimi anni, si sintetizza con una necessità di semplificazione e una chiarezza di assetto regolatorio. Abbiamo tanto lottato, anche opportunisticamente, nel periodo della pandemia per cui si stanno realizzando opportunità attraverso alcuni strumenti, tra cui il PNRR, per adeguare la flotta tramite un programma di nuove costruzioni o di refitting. Secondo noi il contributo deve essere strettamente connesso a un discorso di permanenza in Italia dell’investimento, sia in fase realizzativa e mi riferisco al mondo dei cantieri, sia in fase di utilizzo del naviglio e mi riferisco all’utenza su porti italiani».

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