PNRR, Mattioli (Confitarma): «Fondi flotte, un aiuto di Stato mascherato, illegittimo»

Mario Mattioli

Mattioli, presidente di Confitarma: «Sul finanziamento per le nuove costruzioni il fatto di mettere un importo pari alla commessa della nave è di fatto un aiuto di Stato mascherato, e per noi è illegittimo».

Lucia Nappi

VENEZIADiritto di replica per Confitarma sul tema del rinnovo flotte in termini green – Il presidente della Confederazione degli armatori italiani, Mario Matttioli, interviene per Corriere marittimo a margine dell’assemblea di Federagenti a Venezia.

Il tema lanciato dal presidente di Assarmatori,  Stefano Messina, dal palco dell’assemblea, riguarda la questione più spinosa in questo momento per l’armamento nazionale. Firmato dal ministro Giovannini a fine settembre, il Decreto ministeriale di attuazione  dei criteri di erogazione dei contributo green previsti dal Fondo complementare al PNRR  per l’adattamento delle flotte, vede le due associazioni armatoriali in posizioni di contrapposizione, come espressione della compagine associativa e della tipologia di traffici che le due realtà associative rappresentano.

«Intanto siamo seccati del fatto ufficialmente che il Decreto non lo abbiamo ancora ricevuto” – chiosa Mattioli –« pur avendo partecipato ai Tavoli, naturalmente per le vie traverse ce l’hanno tutti».

Per favorire la transizione ecologica, una delle missioni del PNRR, il decreto per il rinnovo della flotta navale in senso ecologico prevede l’utilizzo di 500 milioni di euro per la costruzione di nuove navi o per interventi di completamento di unità navali già in fase di costruzione. Più in dettaglio 250 milioni per nuove navi a propulsione caratterizzate da un basso impatto ambientale, mentre 250 milioni diretti a dotare le navi in fase di costruzione di impianti che limitino le emissioni inquinanti e riducano i consumi.

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Presidente le navi, diceva, sono fatte per navigare e non per stare nei porti?

«Riguardo al finanziamento per le nuove costruzioni il fatto di mettere un importo pari alla commessa della nave è di fatto un aiuto di Stato mascherato, e per noi è illegittimo.
E’ corretto nella seconda parte in cui si parla di navi esistenti e di retrofitting perché sono evidenziati i 20-21 interventi che sono impattanti positivamente sull’ambiente.
Pertanto anche la prima parte per le nuove costruzioni, dovrebbe andare a finanziare solo quegli interventi che sono impattanti positivamente per l’ambiente».

Qui Mattioli parte in un affondo diretto ad Assarmatori: «A volte siamo in Europa, però poi quando vogliamo, siamo più italiani degli italiani. Questa è una cosa che non va assolutamente bene.
Il concetto Mediterraneo è un allargamento a una prima idea che era di istituire i finanziamenti solo per le navi che toccano i porti italiani, secondo noi è una restrizione assolutamente ingiustificata».

Spieghi meglio

«Il problema delle emissioni è un problema mondiale, non preoccupa solo la flotta italiana. Molti Paesi illuminati utilizzeranno sovvenzioni e finanziamenti per finanziare quelle navi che partecipano a livello internazionale nelle tratte in cui noi siamo competitor».
«Per cui se le nostre società e le nostre navi di bandiera italiana, pur facendo traffici internazionali, partecipano al PIL italiano e quindi costruiscono la parte importante dell’economia italiana.
Non si capisce per quale motivo non debbano essere sovvenzionati, se si possono addirittura trovare ad avere una concorrenza sleale fatta da navi che invece hanno avuto, dai loro governi illuminati, dei finanziamenti che si trovano a competere con dei costi relativamente più bassi».

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Dal palco dell’assemblea Mattioli è intervenuto più ampiamente sui temi della ripresa nazionale alla luce del PNRR.

Uno dei problemi di questi anni è stata la discontinuità istituzionale, cambiamenti di governi e di interlocutori. Ci sono in questo momento le condizioni necessarie per investire e per attuare le complesse normative per la realizzazione del PNRR?

«Vogliamo rimanere nel nostro Paese, facciamo del nostro meglio per migliorare le condizioni di fare impresa in Italia. Indipendentemente da chi ci guida abbiamo un apparato regolamentare drammatico. Noi chiediamo una riforma strutturale e culturale dello Stato Italiano. Bisogna fare la semplificazione degli atti amministrativi, mentre in Italia siamo capaci di fare delle norme in deroga. Riformare strutturalmente il nostro sistema e incidere dal punto di vista della sburocratizzazione anche per essere attrattiviti nei confronti dei Paesi esteri».

Anche la parte associativa è espressione di troppi punti di vista diversi

«E’ necessario cercare di essere coerenti nei confronti della politica e dell’amministrazione alla quale si può chiedere di essere coerente e dare semplificazione quando quaranta associazioni diverse chiedono la stessa cosa declinata in maniera diversa. Così facendo diamo un alibi a non fare le cose e alla fine siamo sempre perdenti».

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