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L'ANALISI / Covid - 357.000 teu incastrati nella crisi del porto di Yantian

La fila delle navi che aspettano fuori dal porto di Yantian sta crescendo rapidamente - "Gli spedizionieri non dovrebbero sottovalutare l'entità dei prossimi effetti a catena" - La crisi dei porti della Cina meridionale, hasuperato per il "volume dei container non lavorati" il blocco del Canale di Suez di marzo.

SHENZHEN - In continuo peggioramento la situazione di contagio da Covid-19 nella provincia cinese del Guangdong che ha portato a controlli più severi e test di massa nella capitale regionale Guangzhou dove sono emersi  casi della variante Delta. Le restrizioni messe in atto dalle autorità per delimitare la diffusiuone del virus sta causando un forte impatto sulle operazioni portuali nel Yantian International Container Terminal (YICT), con ritardi e congestioni ormai da 14 giorni. Le navi che aspettano fuori Yantian sta crescendo rapidamente e il fenomeno si è esteso anche ai porti di Shekou e Nansha.

I VETTORI

Maersk ha specificato che la situazione è in continuo peggioramento poiché aumentano i casi di positività al Covid a Shenzhen, dove si trovano il porto di Yantian e il porto di Shekou, e a Guangzhou, dove si trova il porto di Nansha

Le maggiori compagnie hanno pubblicato sui siti gli elenchi delle navi che hanno omesso il porto di Yantian: Maersk ha elencato 40 navi che omettono iYantian e merci che sono state spostate su altre partenze o che devono aspettare. "In una escalation significativa rispetto agli ultimi tre giorni" -  ha specificato la compagnia

Tra le compagnie: Ocean Network Express (ONE) ha elencato 29 chiamate nel sud della Cina da parte di THE Alliance che state omesse e OOCL ha elencato 29 navi che hanno omesso le chiamate a Shekou e Yantian. Ai ritardi nel sud della Cina si aggiungono i problemi di programmazione delle linee che continuano a fare i conti con la congestione dei porti della costa occidentale degli Stati Uniti e la carenza di equipment.

INCIDENTI E IMPATTO

Alan Murphy, CEO e fondatore di Sea-Intelligence, ha osservato che negli ultimi mesi gli incidenti nel settore dello shipping sono stati tali il cui impatto a livello globale non può essere assorbito dall’attuale carenza di equipment.

"Le alte tariffe di trasporto sono anche causate dalla carenza di equipment e carenza di capacità, dovute  da una confluenza di domanda senza precedenti negli Stati Uniti (dovuta ai cambiamenti pandemici dai servizi alle merci) e interruzioni dal lato dell'offerta"-  elencando inoltre tutte le cause che vanno dalla  congestione dei porti, i contagi da Covid e le quarantene in porti come Yantian, navi che vengono messe a terra a causa di quarantene, a queste si aggiungono altre vicende che vedono sempre protagoniste le portacontainer che prendono fuoco, perdono container in mare oltre naturalmente al blocco nel Canale di Suez del mese di marzo.

Leggi anche La crisi dei porti cinesi gonfia i noli di 1495 dollari in un solo giorno sulla rotta Asia-US East Cost

La crisi Covid nei porti cinesi ha superato il blocco del Canale di Suez di marzo:
Secondo la valutazione del danese Lars Jensen, esperto di shipping, il numero di container rimasti bloccati nel sud della Cina intorno al porto di Yantian, ha già superato il volume dei container che rimase bloccato nel mese di marzo nel Canale di Suez a causa dell’incidente alla nave Ever Given.

L’esperto ha analizzato i numeri: Yantian ha movimentato 13,3 milioni di teu nel 2020, pari a 36.400 teu al giorno. ConsiderandO che questo porto ha lavorato con un'efficienza operativa del 30% circa, da quando è stata rilevata l'epidemia di Covid-19, ciò significherebbe che 25.500 teu al giorno non sono stati movimentati, per un totale di circa 357.000 teu in 14 giorni. Quando il Canale di Suez fu bloccato dalla Ever Given ebbe un impatto su un flusso giornaliero di 55.000 teu, per una durata di solo sei giorni. Questo va a sottolineare la gravità di questa ultima crisi che ha colpito il trasporto marittimo globale e che inevitabilmente si riflette sulla catena logistica globale.
"Gli spedizionieri non dovrebbero sottovalutare l'entità dei prossimi effetti a catena", ha avvertito Jensen in un post su LinkedIn. 

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