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FOCUS/ Tomei (USCLAC): «Lavoro marittimo, venga riconosciuto come lavoro usurante»

VENEZIA - Le battaglie che i marittimi portano avanti da tempo: il diritto ad esercitare il voto, la richiesta di riconoscere il lavoro marittimo come “lavoro usurante e l'accesso gratuito a Internet". Sono queste le istanze che i lavoratori del comparto marittimo rivolgono da tempo, soprattutto alla politica. Ma della gente di mare si parla poco e quando se ne parla c'è da preoccuparsi perché molto probabilmente c’è stato un sinistro e scatta la criminalizzazione del comandante.

Sono questi i temi lanciati durante il convegno promosso dal Propeller Club Port of Venice a Mestre "Lavoratori marittimi, vita di mare e safe sailing – Sicurezza, formazione e difficoltà". Temi evidenziati in particolare dal comandante Claudio Tomei, presidente di USCLAC, Unione Sindacale Capitani di lungo Corso al Comando, sindacato (fondato nel 1967) che rappresenta circa 700 iscritti, nella quasi totalità figure apicali di bordo (comandanti, direttori di macchina e ufficiali).

Sul tema CORRIERE MARITTIMO, moderatore del convegno, ha voluto aprire dei FOCUS per dare la possibilità a questa categoria di quasi "invisibili", di parlare e di farsi ascoltare dall'opinione pubblica, e quindi dalla politica. 

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Tomei ha ringraziato il Propeller di Venezia, la presidente Anna Carnielli, e in genere i Propeller nazionali per aver dedicato due incontri ai lavoratori marittimi: «E’ un’attenzione, questa, a cui francamente non siamo abituati. Quando si parla di shipping si parla di portualità, di carburanti, di noli, di navi automatiche, ma di marittimi si parla poco e quando se ne parla mi preoccupo, perché molto probabilmente c’è stato un sinistro e scatta la criminalizzazione del comandante».

«Le navi sono la linfa vitale della globalizzazione» - sottolinea il presidente dell'USCLAC - «Guardando il sito Marine Traffic quella interminabile processione di navi che si affastellano l’una sull’altra senza soluzione di continuità, ci si rende conto che se istantaneamente si fermassero le navi, il mondo si spegnerebbe in pochi giorni. D’altra parte un’avvisaglia di cosa succederebbe l’abbiamo avuta quando la Ever Given si è traversata un anno fa nel canale di Suez.

A bordo di ogni nave ci sono 20/30 persone, uomini e donne, che permettono con il loro lavoro di far marciare l’economia mondiale, rappresentando tutte le nazionalità del mondo e, per quanto differenti siano le loro culture, sono accumunate da essere “gente di mare”. Sono una comunità transnazionale per eccellenza che vive per lunghi mesi in spazi ristretti, esposti alle casualità del mare, lontani dai loro affetti. I loro salari non sono adeguati al valore delle navi di cui sono responsabili e ai carichi che trasportano.
Hanno tutti alte professionalità ma in caso di incidenti sono l’anello debole della catena e vengono criminalizzati a prescindere, diventando facili capri espiatori per colpe non loro.

In tempo di Covid i loro periodi contrattuali di imbarco sono saltati a causa delle restrizioni vigenti in molti Stati: ciò ha provocato un allungamento inaccettabile dei loro periodi di imbarco, con grave danno, fra l’altro, alla loro vita di relazione.

Nell’era della connettività e della comunicazione spesso trovano ostacoli ad usare telefono e Internet, l’accesso gratuito a Internet per i marittimi è una battaglia che porteremo avanti con tutte le nostre forze, perché è una battaglia di civiltà.

Così come non ci stancheremo mai di portare avanti la nostra richiesta di considerare il lavoro marittimo come “lavoro usurante”. Sono anni che ci battiamo e smetteremo soltanto quando avremo raggiunto l’obiettivo. L’Italia, spiace dirlo, non è un paese marittimo. Il mare, fatto salvo quello che lambisce le spiagge d’agosto è un grande sconosciuto. Il fatto che l’Italia viva economicamente grazie al mare non entra nella testa degli italiani, è per questo motivo forse, che siamo fra i pochi paesi marittimi a non avere un ministero del Mare.
Anche per questo motivo le istanze della gente di mare finiscono per disperdersi nei corridoi burocratici di un’infinità di ministeri» - conclude il comandante Tomei - «dove troviamo difficoltà perfino ad usare un vocabolario comune.
Noi restiamo a disposizione di chiunque voglia portare un contributo al miglioramento delle condizioni dei marittimi e speriamo di avervi a fianco nelle nostre prossime battaglie».

Lucia Nappi

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