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Livorno maxi truffa in porto, 40 indagati e 33 società coinvolte

I dettagli dell’inchiesta - Sequestrati 3 mln di euro ai fini cautelativi, bloccati beni patrimoniali, sequestro di quote societarie.  
 
 di G. F. 
LIVORNO - A seguito dell’operazione della Guardia di Finanza denominata Olympus, sono scattati gli arresti domiciliari per l’imprenditore dei trasporti Paolo Beltramini e altre sette persone. Questi i dettagli dell’inchiesta, così come sono stati resi noti dalla Guardia di Finanza.
 
Gli indagati sono complessivamente 40, mentre le società coinvolte sono 33. Si stima una fatturazione falsa per oltre 40 milioni di euro. A fini cautelativi, la Magistratura ha chiesto un sequestro, a fini di futura confisca, pari a 3 milioni. Mentre le disponibilità finanziarie sono in corso di quantificazione, sono stati bloccati due immobili per il valore di 170mila euro, 9 autoveicoli, 5 motoveicoli e due trattori stradali per un valore complessivo di 19mila euro; le quote societarie sequestrate ammontano a 143mila euro.
 
I finanzieri vedono in Beltramini il vero e proprio dominus dell’operazione; una regia unica che vedeva da una parte una società reale con struttura operativa, personale dipendente e una fatturazione per operazioni inesistenti che generava crediti IVA poi scalati. Dall’altra parte, sempre con la stessa regia e prestanome, tre società (definite “cartiere”) di fatto scatole vuote: prive di personale e strutture operative non versavano mai imposte e dopo pochi anni cessavano l’attività.
Il meccanismo criminoso è stato così spiegato.
 
Maxi Truffa porto Livorno Paolo Beltramini
Le investigazioni, iniziate sul finire del 2016, hanno permesso di svelare un articolato sistema di frode all’IVA, attuato attraverso la seguente triangolazione:
- le società beneficiarie della frode commissionavano a piccoli imprenditori (i c.d. “padroncini”, aventi sede in varie regioni italiane, quali la Toscana, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna) l’esecuzione per loro conto di trasporti internazionali (non imponibili IVA ai sensi dell’art. 9 del D.P.R. 633/72) di prodotti (principalmente manufatti in pelle, carta, carne e prodotti alimentari) destinati a Paesi esteri (Centro e Nord America, America del Sud, Africa settentrionale e centrale, Cina, ecc.) e consegnati per l’imbarco presso i porti di Livorno e Civitavecchia, dando disposizioni affinché le relative fatture (che non recavano IVA esposta) dovessero essere emesse a favore di tre imprese “cartiere” (una ditta individuale e due società di capitali), appositamente costituite per “filtrare” tali transazioni commerciali;
 
- le tre “cartiere”, ricevute le fatture dai padroncini, emettevano, a loro volta, per le stesse operazioni, nuove fatture (soggettivamente e in parte oggettivamente fittizie) a favore delle ditte beneficiarie della frode, indicando un imponibile gonfiato e l’addebito di IVA;
         
- l’IVA così indicata sulle fatture emesse dalle cartiere veniva detratta dalle società beneficiarie della frode ma non veniva versata all’Erario dalle “cartiere”, sistematicamente inadempienti agli obblighi fiscali;
 
-  il meccanismo così architettato garantiva alle imprese di Beltramini un elevato profitto, rappresentato da un fittizio credito IVA, che veniva usato per compensare i debiti tributari, oltre che la deduzione di costi gonfiati.
 
L’attività ha consentito anche di quantificare, per il momento, in oltre 3 milioni di euro il profitto illecito percepito dai membri del sodalizio: da qui il sequestro ordinato dal Tribunale di Livorno.
 
Le indagini tratteggiano un’organizzazione, finalizzata ad evadere l’Erario, riconducibile al dominus livornese Paolo Beltramini (amministratore di fatto delle società beneficiarie del meccanismo di false fatturazioni), destinatario del provvedimento di custodia cautelare degli arresti domiciliari insieme a Luca Di Giambattista, suo “braccio destro” (nonché legale rappresentante delle società beneficiarie della frode). Analoga misura anche per Paolo Tanozzi (rappresentante legale di una delle società di comodo, nonché amministratore di fatto di altre due società cartiere). Arresti domiciliari, poi, a carico di ulteriori 4 persone (Susanna Sbarra, Chiara Ronzino, Luigi Pennella e R.S.) che, quali dipendenti con ruoli di primo piano nella gestione dei rapporti con i clienti ed i fornitori delle imprese beneficiarie della frode fiscale, avrebbero garantito all’organizzazione il conseguimento degli illeciti profitti (dal momento che curavano i contatti con le “cartiere” e fornivano loro puntuali indicazioni circa l’emissione del fatturato fittizio).
E’ bene qui chiarire che col termine “cartiere” la GdF intende le società che facevano falsa fatturazione e non le aziende che producono carta, già destinatarie dei prodotti forestali trasportati dalle aziende di Beltramini.

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