Intervista /Laghezza: «Spezia, il transito di 2 mln di teus non basta, il porto non è solo banchine»

Alessandro Laghezza

Porto e Logistica, interviene Alessandro Laghezza, presidente Gruppo Laghezza spa: «Il porto deve creare valore aggiunto» – «Fare 2 milioni di teus che transitano e basta non è sufficiente. il grosso della ricchezza della portualità sta in quello che c’è intorno, nel valore aggiunto che viene creato dalle varie categorie».

Lucia Nappi

LA SPEZIA – «Il porto di La Spezia è parte integrante della città è stato in questi anni il motore di sviluppo, ma lo può essere ancora di più. Ci devono credere le istituzioni, le imprese e cittadini, i tanti ragazzi che possono trovare occupazione in questo settore che è veramente la porta verso il mondo».

A parlare della fase attuale ma anche della visione futura del porto di La Spezia e della sua città è Alessandro Laghezza, operatore logistico, presidente Gruppo Laghezza spa e presidente di Confindustria Liguria, intervenuto per CORRIERE MARITTIMO in una VIDEO INTERVISTA a margine del Convegno “La Spezia e il suo Porto”, organizzato dalle locali Confindustria e dalle associazioni di spedizionieri,  agenti marittimi e spedizionieri doganali nazionali.

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«Crediamo che richiamare l’importanza del nostro porto in questa fase storica sia estremamente importante» –ha sottolineato Laghezza – «Tutti vedono che la logistica è cruciale nelle sfide di questo periodo storico, e il fatto di avere a La Spezia un porto così importante e aziende logistiche così importanti, va messo in evidenza, nei confronti delle istituzioni ma anche dei ragazzi. Io punto molto ai ragazzi, devono capire che qui possono trovare accoglienza ed un impiego veramente stimolante».

Il ruolo di Santo Stefano di Magra è strategico in questa ottica?

«Santo Stefano di Magra è fondamentale in termini di valore aggiunto che può portare alla merce. Fare 2 milioni di teus che transitano e basta non è sufficiente. Faccio lo spedizioniere, il logistico, voglio dare anche valore aggiunto alla merce, con magazzinaggio, lavorazioni, distribuzioni, Santo Stefano di Magra attribuisce questo tipo di risorsa che altri porti non anno».

Laghezza era intervenuto anche durante il convegno su questo tema, sottolineando: «Bisogna vedere quanto di questo valore resta sul territorio. La movimentazione dei contenitori sicuramente è un valore che resta sul territorio, ma non basta. Il grosso della ricchezza della portualità sta in quello che c’è intorno, nel valore aggiunto che viene creato dalle varie categorie: spedizionieri, agenti marittimi, doganalisti, trasportatori, magazzinieri retroportuali. Da tutto un indotto che fa sì che gli occupati diventino 3-4 volte rispetto a quelli che si occupano semplicemente del carico e scarico dei contenitori. Il porto non si limita alle banchine, ma c’è tutto un mondo alle spalle fatto di uffici, magazzini, retroporto».

Sono necessarie nuove aree?

«Aree buffer, di stoccaggio per i vuoti, un polmone per il porto, ma non solo. Fino ad oggi è stato solo polmone e poco altro, invece io credo che la logistica sia fondamentale.»

Si guarda alle aree ex Enel, come annunciato durante la conferenza stampa di presentazione del convegno?

«In un’ottica di Zona Logistica Semplificata e quindi di ampliare quello che fino ad oggi sono state le aree portuali e retroportuali, quela è un’area immensa e sicuramente, una parte di questa potrebbe essere riconvertita ad uso logistico, io ci credo».

L’intermodale e la Pontremolese, sono due temi importanti per i traffici

«La Pontremolese è il futuro per connetterci con l’Europa in maniera più efficace, però già oggi il porto di La Spezia fa il 35% dei traffici in intermodale. Credo che si debba continuare, anche ad infrastruttura esistente, ad incentivare questa modalità»

Riguardo al tema degli investimenti, su cui si erge il processo di Integrazione verticale, da parte dei pochi grandi liner marittimi, Laghezza era intervenuto durante il convegno concordando con il presidente di Assarmatori, Messina: «Gli armatori hanno risorse importanti e possono investire in settori dove, soprattutto in Italia, sono tradizionalmente presenti gruppi familiari e soggetti che probabilmente non hanno i capitali per poter reggere questo tipo di competizione. Credo che in parte sono fenomeni inevitabili, perchè l’evoluzione va dalla parte degli investimenti» – Specificando tuttavia – «L’importante è che si abbiano tutti le stesse regole del gioco, che non si abbiano benefici a discapito degli altri. Il mercato decide, ma a parità di regole».

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Concludendo quindi: «La piccola media azienda, come la mia, che fa logistica deve investire fortemente, in risorse umane, inseguire del valore aggiunto, in consulenza doganale, inseguire i bisogni del mercato in termine di logistica. Le aziende come la nostra possono offrire servizi di nicchia che i grandi operatori non potrano offrire. Quindi, secondo me, lo spazio c’è».

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