Entro il 4 febbraio l’Italia abolisca l’esenzione per i porti – Ecco la richiesta di Bruxelles

Parlamento UE

Conto alla rovescia per le Autorità di Sistema Portuale italiane, che entro il 4 febbraio dovranno adeguarsi alla decisione di Bruxelles sulla tassazione dei porti, DECISIONE DELLA COMMISSIONE Europea del 4.12.2020 RELATIVA AL REGIME DI AIUTI-  Tassazione dei porti in Italia -documento classificato “sensitive” -che va a scardinare l’impianto normativo degli enti portuali, mettendo in discussione la loro natura giuridica.

Le novità di oggi, rispetto al 4 dicembre scorso, é che circolato il documento, si é appreso che non c’é piú tempo per affrontare il dibattito su quale sia il migliore modello di Governance, perché il count down é giá iniziato, Se Assoporti e i presidenti delle Autoritá portuali ritenevano di avere a disposizione il 2021 per discuterne, niente di piú sbagliato perché la misura dovrà entrare il vigore il 4 febbraio prossimo, sebbene poi la sua applicazione sará ad inizio 2022. 

Si legge nella decisione della Commissione;L’esenzione dall’imposta sul reddito delle società a favore delle AdSP italiane costituisce un regime di aiuti di Stato esistente che è incompatibile con il mercato interno. (200) È pertanto opportuno che le autorità italiane pongano fine al regime di aiuti abolendo l’esenzione dall’imposta sul reddito delle società di cui godono le AdSP. È opportuno che tale misura venga adottata entro due mesi dalla data di notifica della presente decisione e che essa si applichi al più tardi ai redditi generati da attività economiche a partire dall’inizio dell’esercizio fiscale successivo a quello dell’adozione della misura e al più tardi nel 2022″.

Le conseguenze, in caso di inadempienza? Si profilerebbe la possibilità di incorrere in una procedura di infrazione con la potenziale ripercussione sulle risorse destinate ai porti del Recovery fund.

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Cosa chiede Bruxelles alle Autoritá portuali? di pagare tutte le tasse esattamente come un normale soggetto privato, porre fine immediatamente a qualsiasi regime di agevolazione fiscale, considerata alla stregua di un aiuto di Stato. 

Dal ministero delle Infrastfutture e  Trasporti si prende tempo facendo sapere che la comunicazione da parte di Bruxelles ancora non è arrivata: “Stiamo valutando le diverse opzioni in campo ma aspettiamo ancora l’ufficialità”.

La reazione dal mondo dei porti non si é fatta attendere. Le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti  hanno commentato: “É evidente la volontà della Commissione europea di voler stravolgere l’assetto giuridico delle nostre Autorità di sistema portuale, indirizzandolo verso la configurazione di impresa pubblica oppure di Ente pubblico economico”. – proseguono le sigle sindacali – “la Direzione Generale per le concorrenza va ben oltre le contestazioni riguardanti l’esenzione del pagamento dell’imposta sui canoni demaniali da parte delle AdSP, contestando ora anche la tassa di ancoraggio e sulle merci sbarcate ed imbarcate, definendole attività economiche”.

“La Commissione – sottolineano ancora i sindacati – insinua che il nostro mercato portuale sia in concorrenza con quelli della logistica ferroviaria o aeroportuale e lo fa senza tenere conto che in Italia c’è la legge 84/94 sui porti a controllare e regolare il mercato. Con questa decisione, in maniera maldestra, si cerca di azzerare la legge speciale sulla portualità e si rischia di radere al suolo l’intera struttura normativa e legislativa esistente, annientando decenni di lavoro e di lotte per la salvaguardia dei lavoratori portuali e la regolamentazione di un mercato particolare quale quello dei porti”.
Secondo Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti “è sbagliato paragonare il nostro sistema a quello degli altri paesi dell’Unione dove i porti sono delle vere e proprie imprese perché offrono servizi. Ancora oggi è evidente la sottovalutazione con cui i nostri governi hanno dal 2012 affrontato tale criticità e, conseguentemente, non sono stati per niente convincenti sulle sostanziali diversità tra noi e l’Europa”.

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“Ora più di prima – chiedono infine le organizzazioni confederarli dei trasporti – è necessario ed urgente un incontro con il Mit per capire quali sono le azioni programmate a difesa dei nostri porti e del bene pubblico. È tempo di agire e di farlo in fretta, anche perché l’ultimo pronunciamento dell’Ue prevede l’adozione dal 2022, termine entro il quale l’Italia dovrà adeguarsi”.

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