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ANCIP-CULP: Il lavoro portuale temporaneo non si tocca, solo ex art. 17

«Appare quanto meno strumentale» chi vorrebbe una pluralità di soggetti esercenti l'attività di prestazione di lavoro portuale temporaneo - La sottolineature arriva da ANCIP e CULP

ROMA - Il lavoro portuale temporaneo può essere fornito solo dalla società autorizzata, ex art. 17 Legge 84/94. La sottolineatura arriva in una nota da ANCIP, Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali e da CULP, Compagnia Unica Lavoratori Portuali di Napoli. «Il lavoro portuale è stato, da sempre, punto qualificante ed elemento essenziale nell’attività dei trasporti marittimi»- Puntualizzano le due associazioni - «La normativa configurata dalla legge 84/94 propone una separazione tra l’azione imprenditoriale, incentrata in capo alle Imprese e terminalisti di cui agli articoli 16 e 18 della medesima legge, e la fornitura di mere prestazioni lavorative, assegnate alla società di cui all’articolo 17» - Tantopiù che si tratta di «separazione marcata ancora di più con il divieto per le società artt. 16 e 18 di detenere in qualsiasi modo partecipazioni nelle società art. 17 e viceversa. E questo perché la necessità di trovare una economia complessiva non può incidere sugli aspetti lavorativi che devono avere, invece, come loro obiettivo la sicurezza e la professionalità, elementi entrambi riconosciuti sia dall'attività consolidata da decenni, che dal riconoscimento che la stessa legge formula. Ancor di più nelle procedure per l'attivazione delle diverse concessioni, si evidenzia questa necessità in quanto l'unica società che riceve la concessione a seguito di gara pubblica è proprio la società art. 17 per la quale elemento qualificante nell'offerta deve essere la professionalità e la competenza nelle operazioni, ancor di più della economicità dei costi».

La pluralità di soggetti? è solo strumentale
Ma la contrarietà da parte di ANCIP e CULP è dichiarata soprattutto sulla possibilità che una pluralità di soggetti abbiano facoltà di esercitare  l'attività di prestazione di lavoro portuale temporaneo , secondo le due associazioni questa è una eventualità che  «appare quanto meno strumentale e rivelatore di una approssimativa conoscenza della legge 84/94». Tanto più che la società art. 17 deve sottostare alle regole dettate dalla stessa Autorità che ne determina la tariffa, ne stabilisce e controlla gli organici operativi commisurandoli alle necessità del porto ed è obbligata a servire indifferentemente tutte le società operanti nel porto e che ne richiedono l'opera a prescindere dai quantitativi e dalle opportunità operative fornite e che, inoltre, dalla legge viene anche sancita l'obbligatorietà a retribuire i lavoratori secondo un contratto collettivo di lavoro, a garantire a questi una retribuzione minima commisurata ai livelli contrattuali ed a garantire agli stessi tutti gli istituti contrattuali, anzi intervenendo in caso di carenza operativa, attraverso l'istituto dell'IMA, l'ANCIP ha sottolineato che alla luce di ciò non è dato comprendere quale potrebbe essere la necessità della compresenza di più società che forniscano lavoro portuale temporaneo, «che - ha rilevato l'associazione - dovrebbero applicare la stessa tariffa retribuendo i propri lavoratori alle medesime condizioni, se non frammentare la risposta operativa con un organico frazionato e certamente non sufficiente o peggio poco preparato a rispondere con immediatezza e preparazione alla domanda di lavoro del porto».

Problemi del porto di Napoli
La sottolineatura di Ancip e Culp entra nel particolare delle vicende del porto di Napoli: «A nostro sommesso avviso i problemi del porto, in particolare del porto di Napoli, sono altri e più precisamente nelle distorsioni che si verificano quotidianamente: scambio di mano d'opera tra le diverse imprese articoli 16 e 18; articoli 16 che forniscono mere prestazioni di lavoro appannaggio degli articoli 17 all'uopo autorizzati; la parcellizzazione delle aree portuali nella quasi totalità oramai asservite in concessione con evidente impossibilità di accesso al porto nei confronti di altri e diversi imprenditori che potrebbero arricchire il porto con ulteriori linee di traffico; lo sfruttamento dei lavoratori attraverso atteggiamenti prevaricatori assimilabili finanche allo stalking; l'arroganza di alcuni interlocutori che, pervicacemente, si arroccano su posizioni ormai superate dai fatti circa i costi del lavoro ed una organizzazione del soggetto autorizzato alla fornitura di lavoro portuale temporaneo che da tempo ha cambiato i suoi parametri adeguandoli alle necessità del porto e dei suoi attori».

«Entrando nel merito della complessa realtà del porto partenopeo -continua la nota delle associazioni - non è revocabile in dubbio come la Compagnia abbia dimostrato nei fatti di essere una società affidabile e attenta alle esigenze degli utenti portuali; solo qualcuno non lo ha ancora capito sebbene ancora recentemente si sia dimostrato con i fatti che l'operatività portuale non può che trovare giovamento dall'utilizzo degli operai della CULP»

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