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Ram / Relazioni Italia-Cina: Necessari collegamenti tra porti e reti Ten-T

Cascetta (Ram), per Via della Seta serve politica infrastrutturale ed industriale - Le “giornate di studio”, confronto su relazioni Italia-Cina.

ROMA -  Un confronto sulla Via della Seta e sulle relazioni Italia - Cina durante le giornate di studio proposte da RAM (Rete Autostrade Mediterranee) società in house del MIT.

La Cina pur rappresentando un importante partner commerciale nazionale, - spiega Ram in una nota a margine delle giornate di studio- sul quale peraltro soffriamo un cronico deficit della bilancia commerciale attestatosi a circa 11 miliardi di euro nel 2018,  tuttavia il mercato di riferimento per l’Italia è rappresentato dall'Europa e dai paesi dell'area mediterranea, mentre si muove tra Italia e Cina solo il 5,7% del totale dell’import/export italiano in valore ed il 2,1%.  Degli attuali traffici Italia-Cina, la quasi totalità della merce viaggia via mare, una buona fetta di traffici avviene via cargo aereo: oltre il 22% delle importazioni e circa il 50% delle esportazioni.

L’analisi svolta da RAM sull’offerta di servizi marittimi container di linea tra Europa e Far East ha evidenziato, tra l’altro, che il 60% della capacità offerta è relativo a compagnie armatoriali europee e che la capacità container nel periodo 2018/2010 è cresciuta solo del +4%, rispetto al +10% del collegamento Far East – Nord Atlantico ed al +16% di quello intra far East. Elementi ai quali si aggiungono i dati presentati dal prof. Cascetta che hanno mostrato come le meganavi portacontainer (da 15 mila TEU in su) sulle rotte Far East - Europa siano prevalentemente impiegate verso il Northern Range, mentre nel Mediterraneo arrivano prevalentemente  (al 94%) navi al di sotto dei 15 mila  TEU.

Tali analisi hanno posto elementi di discussione:Ennio Cascettaamministratore unico di RAM - ed altri illustri partecipanti hanno infatti sottolineato che non sono necessari nuovi grandi progetti portuali infrastrutturali per i traffici di container. E' invece necessaria  la conquista di quote di traffici che attualmente passano per il Nord Europa, questo è possibile incrementando l’accessibilità terrestre dei nostri scali e con lo sviluppo di una piena integrazione intermodale ai corridoi Transeuropei (Reti Ten-T) che corrono verso i mercati europei centro-settentrionali.

Inoltre si delinea l’opportunità di orientare gli eventuali investimenti cinesi, e quindi le conseguenti movimentazioni di traffici, in attività che richiedano lavorazioni industriali, logistiche e manipolazioni da effettuare in Italia permettendo ricadute territoriali, anche in termini occupazionali, sul territorio nazionale.

Nonostante i tanti interrogativi ancora aperti, è indubbio che la Cina rappresenti un’opportunità per il nostro paese: è il principale partner commerciale dell’Italia con il Far East (31,6% in volume e 47,5% in valore), ha ancora buone prospettive di crescita, ed il crescente flusso di investimenti produttivi cinesi in Africa, in particolare nei paesi nord-africani, potrebbe far sì che tali paesi diventino nuovi esportatori di beni favorendo la nascita di nuove relazioni marittime di corto raggio tra Nord Africa ed Europa via Italia.
Per queste ragioni, l’orientamento italiano sulla questione cinese, che include ma non si esaurisce nella risposta alla Via della Seta, sembrerebbe doversi concentrare da un lato nel completamento della strategia infrastrutturale in atto, vale a dire nell’integrazione ai corridoi europei, e dall’altro lato in un approfondito ragionamento sulle modalità di effettiva massimizzazione delle ricadute economiche e sociali di tali traffici, e una più ampia policy industriale del paese.

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