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Mediterraneo in crescita, mentre le imprese italiane soffrono di "nanismo"

V edizione Rapporto SRM sull’economia marittima: il mare nostrum ancora più centrale grazie agli investimenti della Cina nei porti e nelle infrastrutture logistiche. Fioccano le opportunità ma la penisola soffre la mancanza di grandi imprese.

di Giovanni Grande

NAPOLI - Superare il “nanismo” del sistema produttivo italiano. Allinearsi alle scale, sempre crescenti, dei mercati internazionali. Dotarsi di una strategia coerente per ritagliarsi un ruolo nel Mediterraneo. Dopo l’allargamento di Suez. Guardando alle potenzialità di un continente, l’Africa, dove la Cina ha soppiantato in pochi anni la presenza americana ed europea. Il convegno “Cina, corridoi energetici, porti e nuove rotte: geomappe di un Mediterraneo che cambia” ha accompagnato la presentazione della quinta edizione del Rapporto “Italian Maritime Economy” dell’Osservatorio di SRM sull’Economia dei trasporti e della Logistica, discutendo un ampio ventaglio di questioni.
Filo conduttore la contestazione alla filosofia del “piccolo è bello” in un panorama come quello dello shipping dominato dalle economie di scala e dall’esuberanza infrastrutturale del Far East. “Il sistema Italia deve concentrarsi sui propri settori d’eccellenza,” ha spiegato Emanuele Grimaldi, a.d. Grimaldi Group. “Le risorse non mancano, piuttosto per crescere ulteriormente serve l’aiuto delle istituzioni. Soprattutto dove le politiche nazionali diventano un ostacolo alla concentrazione delle rotte”.

Discorso ripreso anche da Francesco Guido, direttore Generale Banco di Napoli, che ha invitato a guardare al recupero dei gap territoriali. “In un Paese specializzato nella trasformazione di beni intermedi lo squilibrio tra le aziende concentrate al Nord, il 30%, e quelle al Sud, il 14%, va affrontato, insieme all’esigenza dell’internazionalizzazione delle imprese”. Necessità che potrebbe a breve essere colmata dall’istituzione delle ZES, “soprattutto per quanto attiene ai regimi di semplificazione amministrativa”. E da una rinnovata attenzione alla valorizzazione delle competenze, “fattore abilitante della crescita”, che il presidente di Confitarma, Mario Mattioli, vorrebbe esteso anche agli organismi che dettano le regole. “Chiediamo un intervento di sistema, orientando la formazione in un dialogo continuo con i decisori”.

Pietro Spirito ha posto l’accento sull’occasione rappresentata dall’Africa. “C’è bisogno di una strategia euro mediterranea da contrapporre alle iniziative cinesi. L’Ue deve parlare con l’Oriente: la storia con l’iniziativa della Nuova via della Seta ha cambiato verso”. In questa situazione l’Italia è chiamata a fare una scelta, riprendendo il filo interrotto con la “sciagurata scelta di smantellare la grande impresa pubblica e privata”. “Per essere protagonisti in OBOR l’export della penisola deve adeguarsi alla massa critica richiesta da quel tipo di mercato”.
Sullo sfondo i dati del rapporto SRM articolato per quest’edizione sulla BRI (Belt & Road Initiative), i corridoi marittimi energetici, i modelli portuali, con Singapore in evidenza. “Il Mediterraneo – ha sintetizzato Maurizio Barracco, presidente Banco di Napolimantiene la sua centralità. I porti del Mezzogiorno rappresentano circa il 40-50% del traffico marittimo di merci. Per il futuro, la portualità italiana dovrà concentrarsi su alcuni punti: collegamenti ferroviari, piattaforme digitali, capacità di fare innovazione”.
La presentazione del rapporto è stata preceduta dal seminario internazionale della “Global Shipping Think Tank Alliance”: accordo di cui fanno parte 14 centri studi di Asia, USA, Europa (SRM è l’unica realtà italiana presente) per l’elaborazione di studi ed analisi congiunti sul settore della logistica, della portualità e dello shipping.
Quest’anno abbiamo ulteriormente arricchito il rapporto proseguendo con la nostra metodologia di geo-rilevazione elaborando oltre un milione di dati i posizioni navali negli ultimi 5 anni,” ha sottolineato Massimo De Andreis, direttore generale SRM. “Ci siamo inoltre soffermati sul traffico Ro-ro che è un’eccellenza italiana che ha avuto un’impennata del 40% nella’rco adriatico e del 15% nell’arco tirrenico”.

Messaggi Strategici del Rapporto SRM
• Il Mediterraneo conferma, anzi aumenta il suo ruolo di pivot dei traffici commerciali marittimi mondiali; gli investimenti della Cina, il ritrovato slancio del Canale di Suez, le strategie molto aggressive della portualità anche grazie alla presenza di Free Zone strutturate, stanno concentrandoancora di più l’attenzione sul mare nostrum da parte degli operatori marittimi sia imprenditoriali che infrastrutturali.
• Gli investimenti cinesi, in portualità e logistica, a valere sulla Belt & Road Initiative continuano a caratterizzare l’area Mediterranea; dopo il Pireo per l’East med e Istanbul per il Mar Nero viene eletto Valencia come hub per il West Med; le Zone Economiche Speciali possono rappresentare per l’Italia un nuovo volano per la ripresa di una nuova competitività in termini di attrazione di investimenti.
• Il settore energetico inteso sia come oil & gas che nuovi propellenti per le navi sono uno dei comparti su cui continuare puntare ancora per il futuro vista la grande dipendenza energetica del nostro Paese. In questo contesto, un ruolo di rilievo è rivestito dai corridoi marittimi (“open-sea”), ossia le rotte per l’approvvigionamento di commodity energetiche via mare. Fra queste, giocano un ruolo rilevante il gas naturale liquefatto (LNG, Liquefied Natural Gas) e il petrolio. In particolare, il 9.5% del gas naturale importato in Italia e il 100% del petrolio sono stati addotti mediante corridoi marittimi.
• I porti italiani iniziano a mostrare, in alcuni settori merceologici, performance molto interessanti; il settore container non ha ancora quello shock in grado di rappresentare una svolta per i nostri scali; le rinfuse ed il Ro-Ro marciano a buoni ritmi.
• Inizia una nuova fase della portualità, un nuovo paradigma 5.0 in cui lo scalo deve saper attuare strategie non solo votate all’attrazione di traffico ma all’innovazione ed all’internazionalizzazione del territorio, al sostegno ed alla collaborazione con la ricerca e con la formazione, all’intermodalità ed alla connessione Logistica- industria manifatturiera con il supporto delle ZES-Zone economiche speciali.

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