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INTERVISTA/ De Rosa, SMET: "Carico e scarico merci, non è competenza dell'autotrasportatore"

Il divieto in Spagna per gli autisti di Tir di svolgere mansioni di carico e scarico merci. De Rosa, Ceo SMET: «Misura necessaria ma tardiva» - «Invito gli autotrasportatori a sottrarsi a quella che non è una loro competenza». Tempi di attesa, caro carburante, mancanza di autisti: «Noi passiamo da una emergenza ad un’altra».

Lucia Nappi

LIVORNO - I primi di settembre in Spagna entrerà in vigore una normativa che introdurrà il divieto per autisti di camion, mezzi pesanti di oltre 7,5 tonnellate di massa massima, di effettuare operazioni di carico e scarico della merce sia all'origine che a destino del servizio di trasporto.

La notizia, ripresa da CORRIERE MARITTIMO nei giorni scorsi, ha avuuto un forte interesse tra i lettori, tale che sul tema abbiamo sentito Domenico De Rosa, Ceo del Gruppo SMET, operatore logistico leader nazionale nel settore dell'autotrasporto. Società con un fatturato aggregato di 450 milioni di euro nel 2021, un parco veicolare di 5.500 unità,  2.000 persone tra dipendenti diretti e indiretti e oltre 30 sedi operative in Italia e in Europa.

«La misura che entrerà in vigore in Spagna è assolutamente necessaria ma anche tardiva» - precisa De Rosa - «I Gruppi come SMET, non hanno mai aderito alle richieste della committenza di snaturare il ruolo professionale dell’autista in facchino.
Le attività che il nostro personale esegue per la propria attività non possono e non sono mai state storicamente svilite al facchinaggio. Troppe volte in Italia e all’estero si è cercato di riversare oneri che non sono di competenza dell'autotrasportatore.
«Auspichiamo che tale normativa venga rispettata, è una conferma della differenza che deve esserci tra l’autista professionale, che ha l’onere e la responsabilità di condurre il Tir da un punto di carico ad un punto di scarico, e il caricatore. Sono professionalmente due funzioni differenti.
Troppe volte si è sovrapposto un ruolo differente a quello dell’autista professionale. Comprendiamo anche perchè, probabilmente, si è persa tanta attrattività verso la professione dell’autista, che a nostro avviso deve essere rivaluta, questo è uno dei modi per farlo».

In Italia come è la situazione, è un fenomeno diffuso?
«Si verifica ogni volta che la committenza cerca di attribuire delle proprie competenze e dei propri costi all’autotrasportatore. Quindi si affida all’autotrasportatore la responsabilità anche di questo segmento di attività, che è diverso dall’autotrasporto.
Il mio invito rivolto agli autotrasportatori è di sottrarsi a quella che non è una competenza dell’autotrasportatore. Questo è l’unico vero modo per fare sì che ci sia da parte dei committenti una presa di consapevolezza rispetto a questo fenomeno e di attrezzarsi autonomamente».

Ci sono merci maggiormente soggette a richieste di carico/scarico da parte dell'autista?
«Tutta la merce che può essere movimentata con un transpallet».

I grandi operatori logistici si stanno attrezzando in merito a questa normativa, significa che  ad oggi non c'è chiarezza di ruoli?

«Noi auspichiamo che la legge spagnola sia un momento chiarificatore rispetto ad una commistione di funzioni che, a nostro avviso, non ha ragione di essere».

E’ auspicabile anche in Italia una normativa di questo genere?

«Assolutamente si, ma è anche necessario un più incisivo rispetto delle soste al carico e allo scarico. Noi auspichiamo che siano aumentate in maniera significativa i costi di fermo macchina per il carico/scarico. Anche questo rende alienante il lavoro dell’autista professionale e non aiuta l’incremento di coloro che si affacciano a questo mestiere. La mancanza di autisti è un problema concreto.
Il camion dovrebbe avere delle corsie preferenziali al carico e scarico e non come avviene oggi che il camion attende che il committente ha l’utilità di utilizzare un carrellista per scaricare e caricare.

C’è una differenza di costi nei tempi di attesa, tra un carrellista e un convoglio costituito da camion con rimorchio e un autista. Attenzione ai tempi di attesa di carico e scarico, questo va penalizzato per i committenti che non rispettano questo tipo di franchigia oraria».

I tempi di attesa nei porti, per la digitalizzazione ai varchi a che punto siamo?

«L’auspicio è che l’informatizzazione nei porti riesca, si tende a digitalizzare gli ingressi nei check point, ma ancora non l'abbiamo.
I tempi di attesa nei porti è un tema attualissimo, e iper sensibile, vediamo quante volte ci sono forti lamentazioni per attese barbare, ad oggi non mi risulta sia stato risolto niente».

Tempi di attesa, il tema riempiva le colonne dei giornali un po' di tempo fa, adesso è passato in secondo piano?

«Noi passiamo da una emergenza ad un’altra, purtroppo l’autotrasporto vive di emergenza in emergenza, queste non sono problematiche risolte, ma sono state surclassate da altre misure emergenziali, come appunto il costo del carburante (salito a 2,30 euro) e la mancanza di autisti».

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