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Come la rivoluzione energetica sta cambiando l’industria italiana ed europea

Un convegno promosso da GEI per riflettere sulle “sfide epocali” che attendono l'Europa e il nostro Paese nei settori industriali - elettrico, automotive e tecnologico - per non mancare all’appuntamento fissato al 2030 dal Green Deal europeo.

Lucia Nappi

LIVORNO - "Come la rivoluzione energetica sta cambiando l’industria italiana ed europea" è il titolo dell’incontro digitale svolto oggi in occasione della XXX Tavola Rotonda in ricordo di Franco Momigliano e organizzato il GEI(Associazione Italiana Economisti d'Impresa) .
Un ricco panel di relatori, introdotti da Massimo Deandreis, presidente GEI e direttore SRM, chiamati ad affrontare il tema della transizione energetica, le fonti alternative: l'elettrico,  l'idrogeno e il gas come elemento di transizione, nella sfida europea del Green Deal. Un incontro che ha aperto un focus sulle “sfide epocali”che i settori elettrico, automotive e della tecnologia dovranno affrotare nei prossimi anni per non venire meno all’appuntamento del 2030.

L’Europa guarda al futuro Comune
Sul tema delle politiche europee è intervenuta l’on. Patrizia Toia - vicepresidente della Commissione per l'industria, la ricerca e l'energia del Parlamento Europeo – “Il tema dell'energia è centrale nelle politiche europee e la crisi innescata dalla pandemia ha fatto ripensare una politica europea che fosse caratterizzata da una visione di futuro comune. La crisi ha fatto capire all’Europa che la sua economia è fortemente interconnessa” - ha detto Toia - “Il lavoro di questa Commissione pertanto è stato diretto a costruire una politica europea che per la prima volta guarda al suo futuro comune, nell’obiettivo di trovare le risorse per costruire un’economia più resiliente. Il Green Deal e la Transizione Digitale sono gli assi principali degli strumenti attuativi, Next Generatio EU e Recovery Plan nazionali, attraverso i quali l’Europa per la prima volta si ripensa come continente con caratteristiche comuni e che guarda ad una sua sovranità nel mondo per esprimere la propria potenza economica. La nuova visione sta nel ruolo politico industriale dell’Europa e l’inserimento dell’economia europea nell’economia mondiale, con una maggiore sovranità industriale e tecnologica europea”.

Produzione di energia elettrica, fonti rinnovabili
La realizzazione degli obiettivi del Green Deal, solo nel settore elettrico, attiverà 100 miliardi di nuovi investimenti, 90 mila nuovi posti di lavoro, però è necessario che il PNRR del nostro Paese sia assolutamente coerente rispetto agli obiettivi del Green Deal” - Ha spiegato Agostino Re Rebaudengo, imprenditore e presidente Elettricità Futura (associazione che riunisce oltre il 70% del Imprese elettriche Italiane) “Gli obiettivi al 2030 che l’Europa si è data impongono che ogni settore dovrà fare il proprio sforzo di decarbonizzazione e raggiungere complessivamente la riduzione del 55% di emissioni rispetto al 1990”.
Il trend di sviluppo della domanda elettrica al 2030
Per raggiungere il target del Green Deal in Italia il 70% dei consumi di energia elettrica dovrà essere soddisfatto da energie rinnovabili, da considerare che nel 2020 il dato è del 38%. Per raggiungere gli obiettivi del Green Deal sulla decarbonizzazione quindi il nostro Paese dovrebbe produrre 6,5 GW annui di nuova potenza, mentre l’attuale trend di sviluppo di nuova potenza vede circa 1 GW all’anno. Questo significa che se andiamo avanti con il trend degli ultimi due anni, raggiungeremo gli obiettivi del 2030 al 2085.

Automotive
"Mai come in questo momento, al quale si aggiungono le difficoltà pandemiche, l’Italia è chiamata ad uno sforzo epocale, una partita da giocare in modo coeso da: Istituzioni, imprese, innovazione nelle professioni e della ricerca. Una partita in cui l’Europa dovrà essere compatta “ - Paolo Scudieri - presidente ANFIA, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica individua nell’idrogeno il fattore di bilanciamento della democrazia industriale globale.
“Per assicurarci una democrazia industriale dovremo trovare una alternativa alle batterie, alternativa che si chiama assolutamente idrogeno, nel quale l’Europa deve specializzarsi velocemente con prodotti: autoveicoli, automobili, track, mezzi pubblici” - conclude Scudieri - “Necessario trovare un equilibrio globale tra chi è già affermato nelle tecnologie, come l’Asia, e chi invece come l’Europa deve essere alternativo e deve trovare una fonte di bilanciamento.
L’Automotive è un precursore, “dobbiamo osservare molto bene ciò che succede nel settore perché esso è di riverbero nell’evoluzione della società” pertanto la rivoluzione dell’idrogeno non solo nel settore della trazione, ma anche nel quotidiano, l’uso domestico che generando emissioni di CO2 necessita maggiore virtuosismo.

Secondo Stefano Serra, presidente AMMA, Associazione Aziende Meccaniche Meccatroniche Associate sono tante le forme di generazione alternativa, tecnologie oggi ancora non mature rispetto all’energia solare, ma più favorevoli per il nostro Paese: “Se devo consumare del territorio per fare energia solare, probabilmente è meglio un'area desertica (in altri Paesi)  che non una bella campagna di una regione italiana” - sottolinea Serra - “L’offshore è un mondo completamente da esplorare: il moto ondoso, l’eolico, le correnti marine. Così in Europa, come in Italia, siamo avanti in questi ambiti perché abbiamo brevetti e tecnologie di sviluppo. Per le nostre imprese vedo la possibilità di fare impianti di stoccaggi e l’idrogeno ha una complessità, ma non è così lontana”.

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