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Riforma nautica da diporto, alcune criticità nella prassi

SALERNO - Nonostante il settore della nautica da diporto sia ormai riconosciuto come volano di sviluppo dei territori nazionali, vista la presenza dei numerosi scali turistici, tuttavia  "la ‘tipizzazione’ dei contratti di utilizzo delle unità da diporto ormai vengono adattati alle esigenze degli operatori e non sono ancora disciplinati, creando imbarazzo agli organi deputati al controllo"  lo ha sottolineato il presidente Propeller Club Port of Salerno, Alfonso Mignone intervenuto al ConvegnoSpunti sulla recente riforma della nautica da diporto” svolto ad Agropoli e promosso da: Università di Salerno dipartimento Scienze Giuridiche, Comune di Agropoli, Capitaneria di Porto/Guardia Costiera di Salerno, Lega Navale Agropoli e Ordine degli Avvocati di Vallo della Lucania. 

Secondo Michele Comenale Pinto, ordinario di diritto della navigazione, Università degli Studi di Sassari, l’utilizzo commerciale delle unità da diporto, avendo superato quello delle imbarcazioni per uso sportivo-ricreativo, crea  notevoli criticità legate all’applicazione nella prassi degli operatori. Sono intervenuti tra gli altri: Mauro Menicucci, professore aggregato di diritto della navigazione Università degli Studi di Salerno che ha trattato l’istituto della limitazione del debito armatoriale applicabile al diporto e i suoi aspetti problematici, e Giovanni Pruneddu, assegnista di ricerca di diritto della navigazione, Università degli Studi di Sassari che si è soffermato sulla normativa applicabile ai porti turistici che non è stata toccata dalla riforma codicistica e che avrebbe bisogno di un “Piano Nazionale dei Porti Turistici”. Chiusura dei lavori con il Capo del Circondario Marittimo di Agropoli, Giovanni Cimmino, il quale ha passato in rassegna tutte le novità recentemente introdotte dalla riforma, con particolare attenzione al regime dei controlli e delle sanzioni.

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