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Wartsila Italia, i sindacati chiedono certezze sul futuro dello stabilimento di Genova

Wartsila Italia - I sindacati chiedendo maggiori certezze sugli stabilimenti italiani con particolare riferimento a quello di Genova.

FIOM Cgil in una nota stampa interviene per precisare che nei Piani industriali presentati, negli ultimi giorni, dalla Direzione di Wartsila Italia relativi alle divisioni Italiana e Corporation dello stabilimento triestino, di San Dorligo della Valle, non sono stati mezionati gli stabilimenti italiani: "Neanche una parola spesa sulle sedi di Genova, Napoli e Taranto" - scrive FIOM Cgil -  "Questo atteggiamento è fortemente preoccupante e risulta anche irrispettoso nei confronti di tutte le lavoratrici e i lavoratori del sito. Spesso il silenzio è peggio del non dire. Le organizzazioni sindacali di categoria hanno chiesto un incontro alla Direzione aziendale per confrontarsi sul futuro della base di Genova e sugli investimenti che la Corporation approverà per il futuro di Wartsila.

In mancanza di risposte certe su un piano industriale che deve confermare la strategicità del sito genovese, la Fiom Cgil organizzerà forme di protesta a tutela della base genovese e dei 126 posti di lavoro".

Sulla questione anche FIM Cisl Liguria  sottolinea la propria preoccupazione per la mancanza di certezze su tutti gli stabilimenti italiani compreso quello di Genova "Si è parlato di produzione di motori possibile fino a marzo ‘23 se venisse garantito lo sblocco delle consegne per i motori di Fincantieri da produrre e consegnare. Poi cosa succederà?" - si chiedeono i sindacati cercando di  capire le reali intenzioni dell’azienda per il futuro a garanzia dell'occupazione.

La procedura di chiusura della linea produttiva di grandi motori di Trieste e di delocalizzazione a Vaasa, in Finlandia, avviata dalla multinazionale finlandese il 14 luglio scorso,  con i 451 esuberi, è stata sicuramente più complessa del previsto. Finita al centro dell'attenzione politica ed arrivata al Tribunale del Lavoro di Trieste che, il 23 settembre scorso, ordinava di fermare la procedura. Da quel momento c'è stato un cambio di rotta da parte della multinazionale finlandese che ha nominato il nuovo presidente e amministratore delegato di Wartsila l’Italia, Michele Cafagna e che ha deciso di non presentare appello al Tribunale di Trieste.

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