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Evitare la crisi umanitaria per i marittimi del mondo, la responsabilità degli Stati

La crisi del settore marittimo sta avendo riflessi emergenziali per il personale marittimo che si trova ancora a bordo delle navi in tutto il mondo. E' il grido d'allarme lanciato in una lettera congiunta dalle associazioni internazionali del settore  leader dell’ICS (International Chamber of Shipping), dell’ITUC (International Trade Union Confederation) e dell’ITF (International Transport Workers’ Federation)Ci sono oltre 200.000 marittimi a bordo di navi in ​​tutto il mondo che hanno completato il loro turno contrattuale a bodo, ma ai quali viene impedito di tornare a casa»   si legge nella lettera delle associazioni - «Molti di questi marittimi manifestano effetti negativi sulla loro salute mentale e ciò comporterà l’incapacità a svolgere in modo sicuro i loro ruoli di fronte alla crescente stanchezza. Inoltre, le severe restrizioni imposte da molti paesi, tra le quali la negazione del congedo a terra e dell'accesso all'assistenza medica essenziale, stanno contribuendo alla fatica e all'esaurimento».

Le organizzazioni marittime temono casi di suicidio e autolesionismo tra i lavoratori vulnerabili di questa categoria. L'appello è diretto al  Segretario generale dell’ONU, António Guterres, ed ha come obiettivo a sollecitare i 193 stati ONU ad adottino urgentemente la serie di 12 di protocolli emessi dall'IMO, Agenzia marittima delle Nazioni Unite, per evitare una “crisi umanitaria” per oltre 200.000 marittimi.

Le responsabilità degli Stati
La lettera evidenzia che i governi hanno la responsabilità di aderire ai principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, e che gli Stati hanno il dovere di proteggere i diritti umani sia in circostanze normali che in periodi di crisi.
Alcuni governi nazionali si sono già attivati adottando misure positive, ad esempio designando i marittimi “lavoratori essenziali”. Le altre nazioni possono seguire questo modello per adottare misure volte a risolvere questo problema.
“Mentre migliaia di marittimi affrontano l'esaurimento lavorando su rotte di approvvigionamento fondamentali, il tempo passa per i governi”.

L'industria aveva precedentemente concordato con i rappresentanti dei lavoratori due estensioni del contratto oltre il normale periodo regolato per il tempo a bordo a causa di Covid-19, i leader affermano che questa "non è più una soluzione sostenibile. "Il tempo sta finendo. Chiediamo di agire immediatamente, prima del 16 giugno 2020 - la scadenza finale concordata per attuare i cambi dell'equipaggio per i nostri marittimi ".

Stephen Cotton, segretario generale dell’ITF ha dichiarato: “Ci sono 200.000 marittimi là fuori in questo momento che tentano disperatamente di tornare a casa nei loro letti, vedere le loro famiglie e abbracciare i loro figli. Sono stati bloccati su queste navi, ma hanno continuato a garantire il funzionamento del commercio globale da quando è scoppiata questa pandemia. Quando è troppo è troppo : si sono guadagnati il ​​biglietto per casa. Ora i governi devono fare in modo che accada. “È tempo che i governi aprano i loro cuori e aprano i loro confini ai marittimi del mondo. L'alternativa è equipaggi esausti e la chiusura del commercio globale. Il mondo non può permetterselo. "
Guy Platten, segretario generale dell’ICS, ha dichiarato:Abbiamo inviato la lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, per segnalare la gravità di questa situazione. I marittimi hanno lavorato intensamente per mantenere i paesi forniti. Ora abbiamo bisogno che i governi riconoscano questo impegno facilitando il cambio dell'equipaggio per questi lavoratori chiave. Dall'inizio della crisi, il benessere e la sicurezza dei nostri marittimi è stata la nostra priorità numero uno. Sebbene siano stati compiuti progressi e si siano verificati un numero limitato di cambi di equipaggio, vi è un urgente bisogno di aumentare la velocità e la portata con cui i governi nazionali adottano i protocolli di cambio di equipaggio. Ogni giorno in più che passa senza che si riesca ad adottare questi protocolli e consentire i cambi dell'equipaggio, dimostra che i governi evitano di riconoscere il sacrificio fatto dai marittimi per conto delle loro popolazioni ". ICS ha prodotto due cortometraggi quale riconoscimento a 1,6 milioni di lavoratori che sono in mare e mantengono le catene di approvvigionamento globali.

Cambi equipaggio: man mano che le restrizioni sui viaggi attraversavano le economie globali, il commercio è continuato grazie a 1,2 milioni di marittimi a bordo delle navi in ​​tutto il mondo. Questo impegno nel mantenere le forniture di cibo, carburante e merci, comprese le forniture mediche di vitale importanza, ha permesso ai governi di concentrarsi sulla pandemia di COVID-19 nei loro paesi. Ciò che si è fermato, tuttavia, è stata la capacità degli Stati nazionali di consentire agli equipaggi di ruotare in sicurezza sulle navi nei porti e di tornare a casa nei loro paesi di origine.

Avendo identificato il cambio di equipaggio come la minaccia più significativa per le catene di approvvigionamento all'inizio della crisi, l'industria marittima mondiale si è unita per produrre una serie di protocolli applicabili a livello globale per i governi nazionali.

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