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Tassazione porti- Corsini: «Il ricorso è per affermare la nostra identità in Europa»

LIVORNO – Tassazione porti e governance portuale -  Sul ricorso alla Corte di Giustizia Europea la posizione unitaria dei porti italiani, presa in seno all'Assemblea di Assoporti, rafforza l’azione della ministra alle Infrastrutture De Micheli in cui il Governo ha ritenuto di difendere il modello italiano di gestione dei porti che si basa sullo Stato. Assoporti in assemblea ha pertanto deciso di procede con i ricorsi sia da parte di ogni singola Autorità di Sistema Portuale che, da Assoporti stessa. Il presidente dell'Autorità di Sistema del Mar Tirreno Settentrionale, Stefano Corsini, sentito da Corriere marittimo entra nel merito della discussione.

«Non si può venir meno alla posizione che avevamo preso da tempo di difendere il nostro sistema di gestione, con la Comunità Europea non si può prescindere dal fatto che ci sono sistemi di Paesi differenti, riportare ad un unicum è velleitario. Un ricorso di Assoporti alla fine è lo stesso tecnicismo consigliato dagli esperti di settore, Massimo Deiana e Ugo Patroni Griffi. Ricorrere per sostenere le nostre tesi dal contraddittorio vedremo che cosa emerge. Nel frattempo ritengo che il dibattito sulla governace debba andare avanti  e analizzare le questioni in relazione anche a modelli esterni, non si può trascurare il fatto che il mondo cambi.  Nei nostri porti abbiamo interlocutori possenti, cartelli di navigazione, fondi internazionali, il modello di governace non può essere quello delle monadi che agiscono separatamente e devono avere una potenza di fuoco per essere interlocutori di soggetti rilevanti».

Corsini, lo Stato Italiano deve essere pronto a qualsiasi sentenza da parte della Corte dei Conti?
«Pensiamo che la sentenza debba essere a favore, però bisogna approfondire il dibattito sul modello di governace, non è detto che questo modello italiano, non possa avere vantaggi con delle evoluzioni».

Come procederete con Assoporti?
«Individueremo uno studio legale specializzato, sono pochi, che farà il lavoro per tutte le Autorità di Sistema Portuale, con il coordinamento dei nostri esperti di settore: Massimo Deiana e Ugo Patroni Griffi».

Il ministero come procederà?
«In primis farà riferimento all’avvocatura di Stato che difenderà il ministero in sede europea, questo è lo schema».

Cosa è emerso durante l’Assemblea di Assoporti?
«Comincia un percorso, avrà una certa lunghezza e i termini per l'inizio sono a febbraio. La nota della Comunità Europea dice che dal 1 gennaio 2022 dovremmo prendere le misure. Abbiamo deciso tutti insieme di seguire questa la strada, al momento bisogna difendere la nostra posizione da una visione che non può essere condivisa tout court, perchè è una visione che metterebbe in crisi una struttura pluridecennale dell’economia portuale e alla quale non possiamo aderire senza avere un riconoscimento di questa diversità».

I modelli portuali italiani come si assimilano ai modelli europei?
«Noi siamo una piattaforma con 15 Autorità di Sistema portuale e 54 porti, una distribuzione territoriale capillare dei porti. Ci scontriamo con una visione di porti-nazione e con diversi modelli economici nazionali. Bisogna che sia riconosciuta la nostra diversità, evitare che tutti siano trattati allo stesso modo».

In caso di inadempienza si potrebbe incorrere in una procedura di infrazione con la potenziale ripercussione sulle risorse destinate ai porti del Recovery fund?
«Sarebbe una prassi scorretta, sono due cose diverse. Va capito il principio di come contemperare le differenze storiche, geografiche, economiche di paesi diversi che fanno parte dell’Europa. Non si può pensare di ridurre tutto a uno schema elementare».

In Assemblea avete affrontato il tema di un nuovo modello di governance?
«E’ un dibattito in corso da anni, al momento non c’è un punto di incontro. Sebbene questo dibattito al momento vada lasciato da parte e difesa la posizione del nostro sistema economico portuale. Tutti insieme: ministero, Autorità di Sistema e tutti coloro che tengono a sostenere la nostra storia e il nostro sistema economico nazionale. Poi affronteremo il dibattito sul modello di governace, che è dietro le quinte e deve essere ancora sviluppato. Non credo debba essere individuato in questo momento, tra il ricorso e il dibattito. Noi difendiamo il nostro sistema a Bruxelles, poi se il dibattito sulla governance andrà avanti, sarà un fatto del nostro Paese. Dobbiamo affermare la nostra identità rispetto a ridurre tutto ad uno schema elementare».

Lucia Nappi

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