Shipping Cities, tra storia e nuovi modelli di sviluppo / Naples Shipping Week

Naples Shipping Week. Il dialogo tra porti e città marittime al Convegno Internazionale organizzato da CNR Iriss e RETE

di Giovanni Grande

NAPOLI – Da sistema chiuso a elemento di coordinamento del tessuto urbano. L’incessante dialettica tra porti e città marittime configura una stagione di nuove opportunità, la sperimentazione di inediti modelli di sviluppo. Gli scali storici come terreno di prova per nuove pratiche. Punto di partenza di processi di rigenerazione territoriale.

La terza giornata della Naples Shipping Week ha chiuso la fitta serie di appuntamenti dedicati alla cultura del mare con il Convegno internazionale “Il Futuro delle Shipping Cities. Prospettive marittime per le sfide urbane nelle città portuali”. Appuntamento, organizzato da CNR Iriss e associazione RETE, in cui è emerso lo stretto intreccio tra storia urbana e storia marittima, punto di partenza per la sfida dei prossimi anni: coniugare crescita, competitività e qualità della vita.

Lungo l’arco di analisi illustrato a proposito del porto di Napoli, scelto come case history dell’evoluzione del rapporto scalo-città: dalla sua funzione di hub al servizio di una più ampia area metropolitana, nel cuore dell’economia medievale del Mediterraneo, all’occasione perduta (rispetto a Genova) della prima rivoluzione industriale, snodo che comprometterà la sua funzione come volano di sviluppo verso la modernizzazione dei modelli economici. Fino alla più recente stagione di “chiusura” e isolamento rispetto all’esperienza cittadina e all’occasione rappresentata oggi di ricoprire la funzione di cerniera per il recupero dei cosiddetti “spazi di scarto”.

La valorizzazione del patrimonio culturale marittimo può favorire lo sviluppo economico e turistico delle città,” avverte Barbara Bonciani dell’Ufficio Studi dell’AdSP Mar Tirreno Settentrionale, illustrando il caso specifico di Livorno. Un’esperienza virtuosa di rifunzionalizzazione infrastrutturale che potrebbe favorire l’introduzione di nuovi principi. Per Michelangelo Russo, Università degli Studi di Napoli Federico II, “il ruolo dei porti, insieme agli strumenti di programmazione, va ripensato”. “Ogni territorio è soggetto a determinati cicli di vita. È giunto il modello di sovvertire il modello di crescita economica illimitata facendo uso di indicatori di qualità”. Un nuovo paradigma di sviluppo in cui i porti potrebbero rappresentare il pivot per rileggere la destinazione del tessuto urbano limitrofo rinnovando un rapporto di osmosi con la città.

È proprio su questo versante che sono arrivati anche gli spunti più interessanti dal punto di vista “operativo” per l’economia portuale. Tra questi, l’inadeguatezza dei piani portuali ad accogliere le nuove esigenze della pianificazione, alla luce delle nuove realtà amministrative delle aree metropolitane, e lo “scollamento” in termini di conoscenza delle esigenze dell’attività marittima. “La vera merce di un portoricorda Gianni Andrea De Domenico, consigliere Confitarmaè la merce. Le catene logistiche diventano sempre più stringenti, gli investimenti hanno tempi dilatati. Diventa sempre più importante il dialogo a tutti i livelli per ottimizzare attività portuali da una parte e convivenza con la città dall’altra”. Elemento che Pietro Spirito declina nella necessità di garantire il giusto livello di connettività con il sistema di trasporti in generale. “Non esistono solo i container: la natura dei traffici, il traffico passeggeri a Napoli ne è un esempio, è dettato dalle esigenze specifiche dei territori. Il porto non può più essere visto come un elemento di disturbo. Anzi, specie nella ricostruzione di un rinnovato rapporto con le periferie, potrebbe fungere da attrattore di risorse per la lo loro rigenerazione”.

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