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Il primo Master Plan del porto di Napoli - La riorganizzazione delle banchine

Master plan del porto di Napoli: strumento di attuazione delle linee programmatiche offre una fotografia della situazione attuale e della futura riorganizzazione degli spazi.  Pubblicato dall'Autorità di Sistema del Mar Tirreno Centrale.
 
 
di E.L.
NAPOLI -Il master plan del porto di Napoli è stato approvato dal Comitato di Gestione. Esso costituisce un allegato al Piano operativo Triennale 2017-2019. Il nuovo strumento di indirizzo per la riorganizzazione degli spazi e per una razionalizzazione delle infrastrutture presenti, nei circa 4 km di estensione dello scalo, è stato varato a conclusione di una serie di incontri con gli operatori e dopo una serie di aggiustamenti. La sua proiezione è al 2030.
 
Si tratta di uno strumento di pianificazione che svolge diverse funzioni: la prima è quella di fotografare l’attuale situazione dello scalo, delle sue banchine e delle sue attività, la seconda di definire la riorganizzazione degli spazi. Una terza funzione è quella di essere strumento operativo di attuazione delle linee programmatiche “delineate nei documenti di programmazione adottati, individuando operativamente le azioni da adottare per una corretta e coerente attuazione degli obbiettivi.”
Il master plan è stato redatto dall’ufficio programmazione dell’AdSP e ha , come elemento caratterizzante, quello di disegnare un sistema portuale integrato e aperto, in linea con quanto previsto dalla legge di riforma dei porti n.169 del 4 agosto 2016, con la successiva modifica del correttivo porti.
 
Le novità presenti nel master plan, per quanto riguarda la parte “ assetto degli spazi portuali linee di indirizzo al 2030”, sono diverse e legate alla necessità di specializzare le aree per funzioni . L’obiettivo è mettere ordine in uno scalo multipurpose, mantenendo tale caratteristica, ma delimitando in ambiti omogenei funzioni omogenee.
Secondo questo scenario, l’area turistico-passeggeri parte dal molo San Vincenzo e si chiude all’area del Pisacane. Le novità, dunque, riguarderanno il molo San Vincenzo destinato al traffico da diporto, il molo Beverello al traffico veloce da e per le isole, le aree destinate all’accoglienza e alla gestione dei croceristi comprenderanno anche l’”Immacolatella Vecchia” lato ponente.
 
Il traffico di cabotaggio e quello delle autostrade del mare sarà concentrato, a levante, tra il molo Bausan e Calata Pollena a ridosso dello svincolo con l’autostrada. Sempre a levante il master plan prevede l’allungamento del nuovo Terminal di Levante e la destinazione dell’area adiacente ( zona ex Corradini) a polo della logistica. A ridosso del nuovo terminal contenitori si svilupperà il fascio di binari di 750 metri di lunghezza per far in modo che l’intermodalità nel trasporto sia una realtà per lo scalo partenopeo, attualmente caratterizzato dall’assenza di trasporto su ferro per il trasferimento della merce.
 
L’area della cantieristica sarà compresa tra il molo Carmine, pontile Vittorio Emanuele e Calata Villa del Popolo e consentirà di organizzare le attività legate alle riparazioni navali, alle trasformazioni di navi in uno spazio attrezzato e funzionale.
 
“La strategia proposta- precisa il presidente Pietro Spirito- è focalizzata sull’efficienza e sulla razionalizzazione degli asset a disposizione e sulla ricerca e consolidamento di spazi selettivi di sviluppo per i diversi mercati. La riorganizzazione degli assetti portuali si colloca in uno scenario complesso nel quale l’evidenza dei vincoli e delle opportunità presenti comporta l’esercizio di un’analisi accurata, in grado di coniugare la visione di medio e lungo periodo con una gradualità attuativa realistica, coerente con la tempistica degli interventi e con le criticità presenti.”

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