Porto Canale, il terminalista Grendi sul piede di guerra «Ricorreremo al Tar in caso di proroga della gara» – INTERVISTA

Antonio Musso

SPECIALE PORTO CANALE DI CAGLIARI 3 «Nel Mediterraneo Hapag Lloyd non ha un suo terminal di transhipment, CMA CGM è a Malta ma è in fase di saturazione, ci sono scenari da qui a cinque anni che potrebbero vedere questa banchina occupata».

Lucia Nappi

CAGLIARI – In dirittura d’arrivo la scadenza della gara per la concessione del Porto Canale di Cagliari, ex CICT. Sul futuro di Cagliari, come porto di transhipment del Mediterraneo interviene per Corriere marittimo Antonio Musso, amministratore delegato  gruppo Grendi Trasporti Marittimi, armatore e operatore terminalistico che gestisce nel Porto Canale, i traffici ro-ro per gli approvvigionamenti dell’isola e le linee feeder di MSC in Sardegna. MSC Caglaiari

Musso, il 31 agosto scade la call internazionale se non si dovesse presentare nessuno?
«Noi abbiamo presentato domanda di concessione non abbiamo aderito alla call, non siamo interessati a tutto il P«orto Canale, almeno per ora. Quindi il 1 di settembre la nostra domanda verrà pubblicata, seguendo il normale iter di concessione, se sarà fatta un’altra proroga la impugneremo al Tar.
Siamo l’unica proposta seria in questo momento, certo non risolviamo tutto il problema che sono 1500 metri di banchine e 200 persone. Noi abbiamo 300 persone e potremmo prendere ancora 30-40 unità per gestire le nuove attività». Porto canale

Come vede lo sviluppo del transhipment e quindi quale potrebbe essere il futuro del Porto Canale?
«Non è escluso che ci possa essere una seconda fase di sviluppo del transhipment, ma non può essere che fra qualche anno. Ci sono tanti scali di transhipment nel Mediterraneo, MSC ha investito in Gioia Tauro, poi c’è Tangermed di Apm. Però è facile che si arrivi a saturare anche quelle infrastrutture, ma con il Covid la crescita sarà ancora più lenta. La sensazione è che la crescita dei traffici e delle dimensioni delle navi sia maggiore della crescita degli spazi nei porti in grado ricevere navi da 18-22 mila teu».

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Pertanto il Porto Canale con fondali di -18 metri si candida a ricevere questa tipologia di traffici, in teoria anche le navi da 24 mila teu, per queste però mancano le gru, questo significherebbe investire in attrezzature e in un progetto di transhipment impostato su quegli standard. Un’ipotesi che vedrebbe necessariamente la presenza di un armatore forte, la scelta inevitabilmente si indirizza sui pochi armatori che determinano il traffico globale e investono nelle infrastrutture portuali.

Porto Canale

«Il problema di CICT del Porto Canale è che ha fatto questa attività senza un legame, che non fosse solo commerciale, con l’armatore che se riceve un’offerta migliore va in un altro porto. La trasformazione in atto è nei grandi porti di transhipment. Nel bacino mediterraneo ogni armatore avrà il proprio porto di transhipment, ma oggi non ci sono abbastanza porti quanti armatori».

La trasformazione del transhipment vede porti dedicati ai singoli grandi armatori, il ruolo del terminalista puro sta venendo meno, come commenta?
«Gli armatori hanno il margine di guadagno rispetto al terminalista. La differenza di costo a contenitore è in grado di far spostare da un porto all’altro i traffici, l’armatore va dove gli conviene. Il ruolo del terminalista è giustificato in presenza di una pluralità di armatori. Attualmente a Cagliari MSC fa dei volumi che non giustifica l’acquisizione del terminal e quindi viene da noi. La vicenda di Gioia Tauro dove MSC faceva l’80% dei volumi è esemplificativa di questi cambiamenti».

Hapag Lloyd?
«Le alleanze hanno cambiato i traffici, Hapag Lloyd era in un’alleanza che si è trasferita da Cagliari a TangerMed, perchè le gru a Cagliari non sono cresciute con la dimensione dei traffici e quindi le navi più grandi non potevano essere lavorate».

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Quale futuro per Cagliari?
«Cagliari può essere dedicato ad un armatore di transhipment. nel Mediterraneo Hapag Lloyd non ha un suo terminal di transhipment, CMA CGM è a Malta ma è in fase di saturazione, ci sono scenari da qui a cinque anni che potrebbero vedere questa banchina occupata. Il problema è da qui a cinque anni noi la forza di prendere tutto non l’abbiamo, ma anche nessun altro. La mia idea è prendere una fetta cominciare da lì e, poi se funziona trovare un’altro soggetto e andare avanti».

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