Porto Canale Cagliari, imminente il licenziamento dei 210 lavoratori

Porto Canale Cagliari

di Lucia Nappi

CAGLIARI – Sono 210 i lavoratori di CICT (Cagliari International Container Terminal) società del Gruppo Contship Italia, maggiore terminalista del settore container del Porto Canale di Cagliari, in stato di impellenza che rischiano il licenziamento alla data del 2 settembre.

Sulla delicata questione si è svolto stamani un incontro in Regione Sardegna presso l’assessorato del Lavoro. Presenti gli assessori a Lavoro, Industria e Trasporti, Alessandra Zedda e Anita Pili, il vicesindaco di Cagliari Giorgio Todde, il presidente dell’Autorità di Sistema portuale Massimo Deiana e i sindacati. I lavoratori unitamente alle forze sindacali,  si sono detti pronti il 29 agosto ad un sit in a Roma con sede da stabilire e, disposti a rivolgersi al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel caso in cui, per effetto della crisi di governo, non ci dovessero essere interlocutori nei ministeri potenzialmente in grado di dare una mano per la soluzione della vertenza. Linea comune è stata la richiesta di un incontro urgente a Roma in sede ministeriale: MISE e MIT e la salvaguardia dei posti di lavoro.

«Gli scenari che si aprono con il 1 settembre sono essenzialmente due: l’azienda potrebbe il 2 settembre decidere il licenziamento dei dipendenti, oppure cessare l’attività e quindi accettare gli strumenti di cassa integrazione o altre forme di istituti di vantaggio del lavoro”. Questo quanto specificato dai dipendenti del Terminal la scorsa settimana durante un colloquio con l’assessore Zedda, presso la sede del Terminal, al quale erano presenti oltre i  sindacati anche  il presidente Deiana.

Nel corso del colloquio è stata ribadita da parte di tutti la volontà di prevenire alla «salvaguardia dell’occupazione, come obiettivo primario» – «non attraverso di forme di precariato» – hanno specificato i dipendenti- «ma attraverso il rilancio del Porto Canale di Cagliari attraverso una seria politica industriale» atta ad attrarre navi nelle banchine pervenendo ad una call pubblica.

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«A Cagliari rimane solo chi porta i contenitori, chi produce reddito e porta lavoro»-«Non favoriamo un’azienda piuttosto che un’altra» – ha ribadito con forza l’assessore durante il colloquio, linea condivisa da Deiana e in altre sedi dal presidente regionale Solinas.

Il presidente dell’Autorità di Sistema ha pertanto spiegato: «L’azienda ha attivato un procedimento che ha delle scansioni previste dalla legge. Si è consumato il periodo dei 45 giorni per il mancato accordo in sede locale. L’azienda ha già messo in conto di pagare circa 9 mila euro a lavoratore per il mancato accordo, dopo di chè scattano 30 giorni come previsto dalla legge».

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