GENOVA – Oltre venti appuntamenti in circa quaranta giorni per mettere a confronto Autorità portuale, istituzioni, imprese e rappresentanze del territorio. Il percorso accompagnerà la definizione del nuovo assetto degli scali liguri verso il passaggio in Comitato di Gestione e l’avvio della VAS.
Entra nella fase del confronto pubblico il percorso che porterà alla definizione del nuovo Piano Regolatore Portuale del sistema del Mar Ligure Occidentale. Da oggi l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale avvia una serie di incontri dedicati alle ipotesi di sviluppo e alla futura organizzazione degli spazi portuali di Genova e Savona-Vado.
Il calendario, che si svilupperà nell’arco di circa quaranta giorni, comprende più di venti incontri. Al tavolo siederanno gli operatori del comparto, le rappresentanze economiche, le istituzioni e gli altri soggetti pubblici e privati che possono essere interessati dalle trasformazioni previste dal nuovo strumento di pianificazione.
La fase di interlocuzione arriva mentre le proposte progettuali sono ancora in corso di elaborazione. L’intenzione dell’Autorità è quindi anticipare il confronto rispetto alla fase formale di adozione, presentando gli orientamenti maturati finora e raccogliendo osservazioni e contributi che possano essere valutati nel prosieguo del lavoro.
Una parte del programma sarà riservata anche al territorio. L’AdSP ha infatti previsto incontri con comitati e associazioni civiche, allargando così il perimetro degli interlocutori oltre il tradizionale sistema portuale e istituzionale. Al centro del confronto ci saranno anche le relazioni tra attività portuali, città e comunità che vivono nelle aree interessate dagli scali.
L’operazione punta inoltre a rendere consultabile il materiale prodotto durante il percorso. Una volta terminati gli incontri, l’Autorità renderà disponibili online, attraverso una piattaforma web dedicata, i documenti e le presentazioni utilizzati nel corso delle interlocuzioni.
Il confronto non comporterà una modifica delle procedure previste dalla legge né delle responsabilità attribuite all’Autorità di Sistema Portuale. La competenza sulla pianificazione delle aree portuali resterà infatti in capo all’AdSP. L’apertura al confronto viene presentata come uno strumento per accompagnare il procedimento con maggiore trasparenza e consentire agli stakeholder di conoscere preventivamente gli indirizzi allo studio.
Il cronoprogramma guarda già ai prossimi passaggi amministrativi. La fase di elaborazione dovrebbe condurre alla presentazione delle proposte al Comitato di Gestione tra la fine del 2026 e gennaio 2027, passaggio propedeutico all’avvio della Valutazione Ambientale Strategica. A quel punto entrerà nel vivo l’iter previsto dall’articolo 5 della legge 84/94, che comprende anche la procedura di VAS.
Per rafforzare la componente di confronto con gli stakeholder e con il territorio, l’Autorità si avvale della collaborazione di Avventura Urbana, società attiva nella progettazione e gestione dei processi partecipativi e di interlocuzione territoriale.
Il presidente dell’AdSP, Matteo Paroli, ha sottolineato la necessità di coniugare sviluppo infrastrutturale, competitività e rapporto con le comunità locali: ««La pianificazione portuale è una delle responsabilità più rilevanti affidate dalla legge alle Autorità di Sistema Portuale perché determina le condizioni di crescita e competitività dei porti e incide sul loro rapporto con le città e con il territorio. Vogliamo esercitare questa responsabilità con trasparenza, illustrando le ipotesi su cui stiamo lavorando prima dei passaggi istituzionali e ascoltando i soggetti interessati. Lo faremo con il cluster portuale, con le istituzioni e le associazioni di categoria, ma abbiamo scelto di aprire l’interlocuzione anche ai comitati e alle associazioni dei cittadini. È il modo con cui intendiamo costruire un rapporto più evoluto tra porto e città, intesa nella sua dimensione più ampia: non soltanto le istituzioni, ma le comunità, i territori e le realtà economiche e sociali che con il porto convivono e si confrontano. Un grande porto deve poter programmare il proprio sviluppo e, allo stesso tempo, essere capace di spiegare le proprie scelte. Questa apertura non mette in discussione ruoli e competenze, ma qualifica il modo in cui intendiamo esercitarli: con capacità di ascolto e piena assunzione della responsabilità delle scelte. I porti di Genova e Savona-Vado hanno l’obbligo di crescere e di generare valore, ma devono farlo in armonia con le città che li ospitano».














