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Livorno, guerra in porto per la gestione del servizio idrico

Livorno – Negli ambienti portuali se ne parlava da qualche mese. Si diceva che il problema del rifornimento dell’acqua potabile sulle banchine e alle navi in porto ( e a quelle in rada in attesa di entrare ) sarebbe esploso quanto prima. E infatti lo scoppio c’è stato contemporaneamente ai botti per il nuovo anno. Così adesso siamo alla guerra dell’acqua per un servizio che dal 2001 fino al 31 dicembre scorso è stato svolto dalla società Acquedotto Portuale Srl e che l’Autorità portuale, con atto del commissario Giuliano Gallanti, ha affidato ad Asa Spa, la società che gestisce il servizio idrico in provincia di Livorno.

Il problema principale – dice Gabriele Fava, legale rappresentante della società Acquedotto Portuale – “e che non riesco proprio a mandare giù è il fatto che mi è stato tolto il servizio in malo modo. Perciò chiedo che le cose siano fatte regolarmente cioè affidando il servizio a chi vince una regolare gara a livello europeo. Se io perdo pazienza, mi faccio da parte. Ma in questo modo no anche perché sono in gioco i posti di 7/8 lavoratori.”

La vicenda è iniziata il 14 marzo 2016 quando l’Autorità portuale con una lettera alla società Acquedotto Portuale la informava che stava per scadere la concessione quindicennale e che pertanto il servizio di erogazione dell’acqua potabile sarebbe stato affidato alla società Asa. Nel frattempo l’incarico alla società privata veniva prorogato fino a giugno. Proroga che veniva poi allungata al 31 dicembre 2016. Nel frattempo Gabriele Fava si rivolgeva agli avvocati Giovanni Alari e Giancarlo Altavilla i quali in una lettera all’Autorità portuale dicono che “il servizio doveva essere assegnato con una gara europea come recita la normativa in materia di appalti. L’affidamento diretto – proseguono i due legali – può avvenire soltanto quando la società subentrante è pubblica al cento per cento, una situazione che non corrisponde al caso in oggetto perché nell’azionariato di Asa c il 40% della società privata Iren”. A queste contestazioni l’Autorità portuale replica citando il parere favorevole espresso in proposito dal Ministero delle infrastrutture. Comunque da parte di Acquedotto portuale partono esposti all’Autorità anticorruzione e alla Corte dei Conti, anche perché c'é un problema che fa da miccia all’esplosione di questa guerra: si tratta di un subappalto. Infatti Asa è in grado di assicurare il servizio del rifornimento idrico alle navi in porto, ai terminal e agli operatori portuali in genere. Ma non ha bettoline per svolgere il servizio alle unità alla fonda in rada. Pertanto questo servizio è stato affidato, con l’assenso dell’Autorità portuale, alla società Labromare il cui socio di maggioranza è l’armatore Piero Neri (flotta rimorchiatori e imprenditore molto attivo in varie attività portuali) che dal primo gennaio ha iniziato a rifornire le unità in rada con la nave Alcide.

Gli avvocati di Gabriele Fava a questo punto denunciano che stando al decreto ministeriale 474/88 “per trasportare acqua potabile è necessario un natante che non abbia svolto nessun altro servizio oppure che sia stato varato da meno di 10 anni e venga prima riconvertito; l’ Alcide” - dicono gli avvocati – è una vecchia nave e ha sempre trasportato ben altro”.

Insomma siamo al primo tempo di uno scontro che si preannuncia molto duro. Infatti l’Authority attraverso il segretario generale, Massimo Provinciali, ribatte seccamente le accuse di Acquedotto Portuale e ricorda, in una intervista a Il Tirreno, che “la gestione di Asa non è un affidamento diretto ma un passaggio obbligato. In sostanza l’Autorità portuale non ha direttamente affidato ad Asa alcuna concessione di servizi ma, in base alla normativa vigente in materia, ha semplicemente riconosciuto il principio di gestione unica anche nell’ambito portuale.“ E per quanto riguarda l’uso della motocisterna Alcide? “L’Authority” – replica Provinciali – “non ha alcun motivo di dubitare che la stessa Asa sia in possesso di tutte le necessarie autorizzazioni per il trasporto di acqua potabile”. Insomma siamo al primo tempo di uno scontro molto duro. Si tratta di una grana che il prossimo presidente dell’Authority di Livorno e di Piombino, l’ingegner Stefano Corsini, troverà sulla scrivania fra una mese circa quando dovrebbe prendere possesso della carica che il ministro Delrio (con l’assenso, dicono non entusiasta, del presidente della Regione Toscana) gli ha assegnato. Nel mondo dello shipping livornese c'é vivo interesse per vedere come se la caverà Corsini che al ministero è considerato un diplomatico. Qui, a Livorno, avrà bisogno di mettere in campo tutta la sua diplomazia. Insieme a tanta pazienza.

Robero Nappi

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