Il porto di Livorno nella bufera giudiziaria – La vicenda – Parte I°

Porto Livorno

Parte I°- La vicenda in sintesi, i protagonisti e gli sviluppi attuali. Nella Parte II° – a seguire una lungo colloquio di Corriere marittimo con Costantino Baldissara, top manager del Gruppo Grimaldi e conivolto nella complessa vicenda: amministrativa, penale e burocratica.

Lucia Nappi

ROMA – «Una legge complessa quella del porto che ha funzionato dal ‘94, esportata all’estero e vista da emblema dagli altri porti. Certo ci sono state delle interpretazioni del tribunale penale, come è successo a Genova, però poi alla fine ha dato ragione agli operatori». Inizia con queste parole la conversazione con Costantino Baldissara, top manager del Gruppo Grimaldi. L’incontro con Baldissara avviene a Roma nella hall del Rome Marriott Grand Hotel Flora di via Vittorio Veneto, dove si è appena conclusa la conferenza stampa di Alis per la presentazione di Let Expo, ed il manager si appresta a salire al piano superiore dell’albergo dove è imminente l’inizio dell’assemblea nazionale dell’associazione.

Baldissara non si ritrae alla nostra richiesta, anzi dice: «certo è importante che la stampa parli di questa vicenda». L’argomento che andiamo a trattare è quello noto a tutti: l’inchiesta condotta sul porto di Livorno dalla Procura della Repubblica nella persona del procuratore capo Ettore Squillace Greco, una  complessa vicenda amministrativa, penale e burocratica che ha posto il porto di Livorno sotto i riflettori della magistratura. Nella fase attuale, pochi giorni fa, la sentenza di rinvio a giudizio, udienza fissata il prossimo 9 giugno, per le 9 persone coinvolte. E l’accoglimento della società Porto di Livorno 2000 che si costituisce come parte civile.

La vicenda
Ha inizio alla fine dell’agosto 2018, quando la Capitaneria di porto pone sotto sequestro una tensostruttura creata alla radice della Darsena Toscana. La tensostruttura è stata realizzata a servizio del traffico di traghetti ro-ro e ro-pax per le navi del Gruppo Grimaldi, utilizzata soprattutto come terminal passeggeri. Ad operare sulla banchina, su cui si trova la tensostruttura, è Sdt, società nella cui compagine sociale siedono: Sintermar (Gruppo Grimaldi e F.lli Neri) e Terminal Darsena Toscana (Gip).
Dopo qualche mese, a fine dicembre 2018, la Guardia di Finanza si presenta negli uffici dell’Authority per acquisire i documenti relativi alla tensostruttura. A quel punto però nell’occhio del ciclone entra, non solo la tensostruttura, ma soprattutto l’assegnazione dello spazio di banchina. Diversi operatori portuali a partire dal 2012 avevano presentato esposti in Procura denunciando l’assegnazione da parte dell’Authority di quello spazio (circa 800 metri quadri) alla radice della Darsena Toscana. Banchina che inizialmente era stata assegnata come “occupazione temporanea” poi come “anticipata assegnazione”. Soluzioni provvisorie che nel pensiero dei ricorrenti, rischiavano di diventare sempre meno “provvisorie”.
Inizia così una storia di ricorsi, di carte da bollo e di avvocati. In cui entra in prima fila contro l’Autorità portuale e le sue “concessioni temporanee” l’armatore Vincenzo Onorato che dal 2018 ha vinto la gara pubblica bandita dall’Authority per la privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società che nello scalo livornese gestisce il traffico passeggeri. E in sostanza Onorato dice che mentre lui si è impegnato per un investimento di 100 milioni di euro per la realizzazione di una nuova stazione passeggeri, l’Authority consente ad un altro operatore (Sintermar-Grimaldi) di costruire una sua stazione di accoglienza per i passeggeri (la tensostruttura) su una banchina. Si tratta di una battaglia nella guerra fra i due importanti armatori? Assolutamente no, Grimaldi fa il suo mestiere, dice Onorato. Il problema è l’Authority.

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La vicenda penale
Così ecco intervenire i finanzieri coordinati dal Procuratore della Repubblica Squillace Greco. Nel marzo 2019 il tribunale decide per la misura interdittiva dai pubblici uffici del presidente dell’Autorità di Sistema, Stefano Corsini e del suo vice Massimo Provinciali, per la durata di un anno così come dei quattro manager legati a società che effettavano i servizi di banchina per gli armatori. Si tratta di Costantino Badissara Gruppo Grimaldi, Massimiliano Ercoli – Seatrag Autostrade del mare e i cugini omonimi Corrado Neri. Inscritti nel registro degli indagati anche Giuliano Gallanti ex presidente dell’Authority di Livorno e Matteo Paroli ex responsabile del settore del Demanio Autorità portuale Livorno e dal 2015 segretario generale dell’Autorità portuale di Ancona. Per questi ultimi due lo stesso giudice ha rigettato la richiesta di interdizione.
Gli amministratori pubblici, secondo l’accusa, dovranno rispondere di avere concesso, nell’arco di 7-8 anni, la concessione temporanea, troppe volte rinnovata ad ogni scadenza trimestrale, dei tre accosti lungo la sponda ovest del porto a tre società: prima alla Seatrag, poi alla Sintermar e quindi alla SDT. Tre terminalisti che di volta in volta, ecco il punto dolente, hanno avuto lo stesso cliente: Grimaldi.

Intanto il porto di Livorno decapitato del suo vertice saluta nei primi di marzo 2019 l’arrivo del commissario straordinario, l’ammiraglio Giuseppe Verna che siede a capo dell’Authority del Tirreno Settentrionale per 6 mesi, perchè a fine agosto il presidente Corsini e successivamente il suo vice, vengono reintegrati e la sospensione dall’incarico decisa dal giudice viene dimezzata dal Tribunale del Riesame, per poi essere cancellata dalla Cassazione. Corsini, ha sempre rivendicato di essersi mosso correttamente ha più volte dichiarato alla stampa: «sono consapevole di aver operato sino ad oggi con imparzialità e nell’esclusivo interesse pubblico».

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La vicenda amministrativa
Intanto se da un lato pende ancora sulla testa degli amministratori e manager la vicenda penale, dall’altro lato va avanti la vicenda amministrativa dei ricorsi al TAR che saranno discussi il 10 marzo prossimo.
• Un ricorso al Tar presentato da SDT contro l’AdSp e il MIT per il no alla proroga all’utilizzo della banchina. La vicenda ha visto prima l’ente portuale respingere la richiesta di proroga, ma successivamente il Tar accogliere l’istanza di sospensiva, per effetto della quale Grimaldi continua ad operare sulla banchina in virtù dell’autorizzazione del giudice del Tar (giudice amministrativo) che al momento ha messo in stand by la decisione dell’Authority.
• La Porto di Livorno 2000 ricorre al Tar contro l’Authority e il MIT per l’autorizzazione concessa a Sdt per la realizzazione della tensostruttura (poichè che questa assolve alla funzione di Terminal passeggeri). Il Gruppo Onorato pertanto ricorre al Tar perchè l’eventuale autorizzazione a Sdt alla gestione della banchina per il traffico ro-pax eliminerebbe la condizione di esclusiva gestione del traffico passeggeri per Porto di Livorno 2000. Questo è peraltro l’elemento che sta bloccando la definitiva assegnazione della Porto 2000, in fase di congelamento da circa un anno.
• Tre ricorsi al Tar presentati da LTM contro l’Authority. Ltm è il Terminal delle autostrade del mare, da dove Onorato gestisce il traffico ro-ro e ro-pax per le navi di Moby. I ricorsi venivano presentati nel 2014 quando il terminal era ancora di proprietà della famiglia livornese Conti. Oggi nella compagine sociale di Ltm è socio di maggioranza l’armatore Onorato, la famiglia Conti gestisce una parte di minoranza delle quote societarie.

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