Fedepiloti, Bandiera – Porti nazionali: Valiamo tanto, ma nessuno ci considera /Intervista

Piloti Porto

Parla Francesco Bandiera, presidente di Fedepiloti: “Nessuno ci considera, valiamo tanto, sappiamo fare il nostro mestiere”. Il settore dei porti è fondamentale per l’economia nazionale, ma la politica e l’opinione pubblica non lo sa.

di Lucia Nappi

LIVORNO – Se si fermasse l’attività dei porti in Italia dopo una settimana mancherebbe la benzina ai distributori, dopo tre settimane non ci sarebbe più merce negli scaffali nei supermercati e dopo un solo mese si fermerebbe il Paese.

Questo è il tema che rimbalza da una parte all’altra della Penisola, apre le Assemblee, i Convegno, i Workshop ovunque si parli di portualità, shipping e logistica. La portualità motore centrale e funzionale all’economia del Paese che sembra tuttavia non accorgersene. Manca la consapevolezza della politica che raramente affronta le problematiche innescate dalla portualità, dell’opinione pubblica che sente parlare di porti solo riguardo ai fenomeni dei migranti.

Allora che fare? Il Cluster marittimo si chiede come uscire dall’isolamento dell’autoreferenzialità per essere ascoltato, interroga la stampa non di settore, per ampliare la cassa di risonanza al messaggio, come nella recente Assemblea Nazionale di Federagenti ad Ancona.

Classe politica, opinione pubblica cieche e sorde nei confronti dei temi della portualità. Perchè questo si verifica? Risponde Francesco Bandiera, presidente di Fedepiloti (Federazione Italiana Piloti dei Porti) Francesco Bandiera fedepiloti Fedepiloti, Bandiera - Porti nazionali: Valiamo tanto, ma nessuno ci considera /Intervistala categoria, insieme agli ormeggiatori, fornisce i servizi tecnico nautici ai porti nazionali. Ruoli operativi che assicurano la sicurezza della navigazione e l’approdo delle navi negli scali, anelli strategici del più ampio Cluster marittimo.

«Il settore marittimo, che è fatto da gente di mare in prevalenza, risponde a logiche di gerachia, educazione e rispetto» – spiega Bandiera –  « di chi lavora in silenzio e porta a casa il risultato, questi sono gli uomini di mare, se togliamo i business man e i manager. Probabilmente questa buona cultura in Italia non paga perchè non è fatta di show off. In un mondo dove vince chi comunica e strilla e, dove anche la classe dirigente ha subito questa mutazione, noi non facendoci pubblicità siamo penalizzati.
Da pochi anni la Federazione cerca di esporsi pubblicamente, poichè l’opinione pubblica non si rende conto dell’eccellenza italiana del settore e dell’incredibile potere del Paese in mano al Cluster marittimo. Nessuno ci considera, valiamo tanto, sappiamo fare il nostro mestiere. La nostra storia vanta i migliori armatori mondiali: il comandante Aponde, oppure Romeo» – il riferimento del presidente va al colosso armatoriale il Gruppo partenopeo-ginevrino MSC di Gian Luigi Aponte e Romeo & Co, società partenopea leader nel segmento delle rinfusiere di piccola taglia, mini bulkers – «come nel settore ro-ro il Gruppo Grimaldi. Sono armatori privati che hanno creato una multinazionale a gestione familiare. Solo un italiano poteva fare questo».

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«Il pilotaggio italiano è in seria e profonda difficoltà, come la portualità in genere», è la sua apertura all’Assemblea Nazionale della categoria ad aprile a Roma – Quali sono gli elementi di crisi?
«Ormeggiatori di livello altissimo con qualità altissima di servizio. Noi piloti che con numeri esigui, dovremmo essere il doppio della forza al quadruplo dei costi, portiamo avanti il servizio in porti di 200 anni fa. Singapore è un’isola artificiali con banchine dritte, dove è facile entrare e uscire per le navi, è meraviglioso. Metterei a manovrare un qualsiasi pilota al mondo a Livorno, Venezia, Genova e Gioia Tauro».

Sicurezza del lavoro nei porti se ne sente parlare dopo che si è verificato un incidente, purtroppo mortale, come ad Ancona alcuni giorni fa, oppure a Livorno ad aprile. Perchè?
«La sicurezza nei luoghi di lavoro è una priorità e non accetta compromessi, è un concetto portato avanti dall’ammiraglio Pettorino» – comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto- «La sicurezza valore imprescindibile, senza sicurezza non c’è sviluppo e civiltà. Parola magica che torna di moda quando muore qualcuno o quando c’è un incidente spettacolarizzato come a Venezia. In quel caso peraltro c’è stata una manovra evasiva eccellente fatta dal comandante della nave, sono in corso le indagini vedremo.
La sicurezza deve essere 365 giorni l’anno, in Italia troppi morti, dobbiamo affrontare il problema: addestrare gli equipaggi, incrementarli, ma purtroppo il limite è quello dei costi, attorno alle navi ruotano grandi interessi economici».

Come si integrano questi fattori: costi sicurezza e competitività?
«E’ una grande battaglia. I costi dei servizi tecnico nautici rientrano in un quadro meramente di sicurezza e di interesse pubblico, a tutela dell’interesse dello Stato, per il quale deve essere pagato il giusto per il mantenimento del servizio stess, non facciamo utile a fine anno. In Italia paga i servizi chi utilizza il porto, il nostro sistema è uno dei migliori al mondo non dobbiamo vergognarci di dirlo all’estero».

 

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