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"La sicurezza dal rischio infortuni è una presa di coscienza" / Intervista a Ervino Harej

di Lucia Nappi
 
TRIESTE - Il trasporto delle merci su strada, rispetto alla ferrovia, al mare e all’aria, mantiene ancora un ruolo predominante nel settore grazie ai suoi vantaggi, perché molto personalizzabile e flessibile. Il treno e l’aereo sono tipologie di trasporto molto più rigide, legate ad orari e tabelle di marcia, difficilmente adattabili alle esigenze di ciascun cliente.L’Italia, in Europa, ha da sempre un primato nei trasporti delle merci su strada.
 
Continuando il nostro viaggio nei terminal portuali, analizzati sotto il profilo della sicurezza del lavoro, iniziato a TDT Livorno e Sech Genova, è inevitabile andare a trattare dell’autotrasporto. Perché è su camion che le merci entrano ed escono maggiormente dai porti, qui la presenza di molti mezzi congestiona il traffico creando potenziali rischi di infortuni per i lavoratori.
Di questi e di altri aspetti parla Ervino Harej, direttore generale di Autamarocchi SpA, azienda leader in Italia per l'autotrasporto di container.
 
All’interno dei terminal come vi adeguate alle regole di sicurezza?
“La gestione è demandata a ciascun terminalista che crea delle regole che sono norme di comportamento: percorsi, viabilità, pianificazioni operative per esempio come posizionare il camion, il divieto di scendere dalla cabina di guida ecc..
Le regole vengono inviate dai principali terminal, alle aziende di trasporto, alle associazioni di categoria. Noi facciamo nostre queste istruzioni e le utilizziamo per darle ai nostri autisti”.
Inoltre i terminal hanno una verifica orizzontale e verticale che segue le istruzioni.
I percorsi sono tracciati a terra con le direttrici, talvolta con i colori, poi ci sono le segnalazioni verticali: la cartellonistica che ripete le norme salienti della sicurezza”.
 
L’incidente quando può verificarsi?
Spesso queste norme sono applicate a situazioni dove c’è un po’ di congestione, come succede in certe giornate e in alcune fasce orarie, per cui non è sempre facilissimo rispettarle. Talvolta quindi l’incidente, purtroppo, può accadere.
Però su questa materia è stato fatto molto, siamo molto attenti, Si posso verificare due o tre incidenti all’anno nei porti, è un dato modesto a fronte dei nostri traffici quotidiani”.
 
Quale settore di traffico è maggiormente pericoloso?
“E’ il mondo container ad essere il più pericoloso, i contenitori sono accatastati, magari in una curva possono essere urtati e cadere.
A Trieste che è un porto che ha servizi rilevanti di traffico ro-ro, quelli con la Turchia, non abbiamo mai avuto un infortunio. L’autista al gate riceve il posizionamento, dove andare a ritirare il semirimorchio, dentro al terminal durante il movimento non scende mai dal camion, se non in fase di aggancio del semirimorchio.
 
Cosa può provocare l’infortunio?
“E’ nella fase di congestione che si trova la situazione di maggiore pericolo, ma non capita mai per mancanza di spazio. Siamo un’azienda certificata e i rari incidenti avvenuti sono frutto dell’errore umano: del carrellista o dell’autista. Per esempio un incidente è capitato perché il camion ha perso il contenitore che, non era bloccato sui twister, si è rovesciato facendo solo danni”.
 
Nei terminal quanti incidenti avete avuto?
“Nell’ultimo anno due incidenti. Nell’autotrasporto l’elemento di pericolosità è rappresentato dalla strada, gli incidenti avvengono per congestione stradale. Teniamo molto alla sicurezza dei lavoratori che è frutto di molte azioni di formazione: la guida previdente e sicura è alla base, come la posizione del carico, la gestione e la manutenzione dei mezzi”.
 
Quale differenza c’è, a livello di formazione, tra le aziende di autotrasporto?
“Tutte le aziende si adeguano sulla sicurezza, per gli autisti c’è la formazione obbligatoria. Le aziende grandi, come la nostra, fanno qualcosa in più, noi facciamo formazione integrativa. Abbiamo dei responsabili interni della sicurezza, persone particolarmente formate, poi dei responsabili della sicurezza dei lavoratori che vanno nelle zone critiche.
La sicurezza dal rischio infortuni è una presa di coscienza ed è il risultato di azioni di più soggetti. Bisogna sempre migliorare è intollerabile che un lavoratore si faccia male”.

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