Fedespedi – Tajoli: Commercio internazionale, la pandemia non è l’unico elemento di instabilità

Lucia Tajoli

Il trend di crescita della globalizzazione è in fase di rallentamento già da diversi anni, ovvero dal 2008-2009. La fase attuale vede delle turbolenze nei mercati, fattori che sono nati prima dell’ondata pandemica.

Lucia Nappi

LIVORNO – “Dogana e commercio internazionale – La crisi, le sfide, le prospettive” – E’ il titolo il convegno annuale di Fedespedi in materia doganale, che si è svolto oggi pomeriggio in modalità digitale.

Molti gli spunti di riflessione: il convegno si presenta come un momento di confronto tra esperti del settore e partner istituzionali sull’attuale scenario, quest’anno reso ancora più complesso dall’esplosione della pandemia di Covid-19, la quale si è sommata ad alcuni grandi fattori di turbolenza del commercio internazionale: guerra dei dazi, spinte neo-protezionistiche e Brexit, responsabili di una contrazione dei traffici di merce a livello globale. La sinergia tra mondo produttivo e industria logistica e un dialogo costruttivo tra imprese di spedizioni e Dogane possono e devono giocare un ruolo cruciale a supporto degli scambi internazionali.

Lucia Tajoli, componente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Export Digitale, del Politecnico di Milano, è intervenuta tracciando un quadro dei mercati  commerciali internazionali. Il 2020 ha registrato un record negativo per gli scambi mondiali, ha spiegato Tajoli, caratterizzati da una elevata incertezza. “Il tema è come sia  possibile gestire l’incertezza ancora prima del rallentamento del mercato“.

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Effetti della pandemia:
Nell’analisi offerta dalla professoressa Tajoli il trend di crescita della globalizzazione è in fase di rallentamento già da qualche anno, ovvero dal 2008-2009. Parlare di fine della globalizzazione è prematuro, è corretto parlare di un cambiamento, come di un ritorno ad una maggiore normalizzazione del percorso. Siamo in una fase diversa da quella di una decina di anni fa, che era caratterizzata da una crescita velocissima della globalizzazione e dei commerci globali, la fase attuale vede le turbolenze nei mercati, fattori che sono nati prima dell’ondata pandemica. I temi che hanno aumentato incertezza sui mercati internazionali sono soprattutto: l’uscita dall’UE, la Brexit, ma anche l’inizio della presidenza di Trump, che dato origine alla guerra dei dazi (su acciaio e alluminio). Pertanto, rispetto ad una decina di anni fa, ci troviamo davanti ad uno scenario diverso, non solo a causa della pandemia, che potrebbe essere considerato solo come “uno shock passeggero” nell’ambito del sistema economico, piuttosto sono maggiormente problematiche le politiche introdotte nei diversi Paesi, che vanno a segnare gli elementi di incertezza.

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Riguardo alla Brexit quali scenari si apriranno nel 2021 non è ancora prevedibile, – spiega Tajoli-  sicuramente si tratterà di un rallentamento degli scambi  da entrambi le parti. La Brexit infatti segna un cambio di regime perché venedo da decenni di facilitazione degli scambi e ci troviamo a fronteggiare impreparati la nuova negoziazione e la reintroduzione delle barriere. “Non c’eravamo più abituati”.

Nella fase pandemica l’Europa è al centro dei problemi congiunturali, in altre aree del mondo gli effetti della pandemia sono stati minori. Pertanto effetti non uniformi a livello globale elemento che permesso alle imprese di grandi dimensioni di poter puntare verso diverse aree di sbocco dei mercati. Per l’Italia questo è stato più difficile.

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Gli effetti della crisi nel settore degli scambi internazionali dei servizi:
Il trasporto aereo, sia passeggeri che merci – Mantenere aperti gli scambi in questo periodo di crisi è stato un aspetto molto importante. In particolare per l’Italia l’accesso ai mercato esteri è fondamentale poichè il Paese ha una forte vocazione all’export, che, da alcuni anni, è il traino fondamentale per la nostra economia. Pertanto avere un sistema mondiale di scambi funzionanti è molto importante. Nella secondo trimestre del 2020, la pandemia ha causato una caduta sia dell’export che dell’import, anch’esso importante perchè permette l’approvvigionamento delle materie prime per l’industria. Ma questa tendenza si è andata ad invertire già nel terzo trimestre del 2020 durante il quale si è verificato un rimbalzo accelerato, che ha dato la misura della resilienza del nostro sistema. Tuttavia la nuova ondata, crea una nuova incertezza.

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Mercati digitali
il cui sviluppo interessa il commercio internazionale e il sistema degli scambi. A metà 2020 il commercio on line ha conosciuto un picco molto forte  durante le fasi del lockdown, a metà dell’anno. Questo fenomeno è apparso ancora più accelerato nei mercati asiatici, per i quali le vendite digitali sono più forti rspetto a quelle dell’Europa e italiane. Per le vendite on line l’effetto della pandemia è stato positivo alla loro crescita, da ciò è deducibile che questo è un mercato destinato a crescere. Da questo si ne deriva che le imprese italiane e il sistema degli scambi deve essere preparato ai mercati digitali, che richiedono una riorganizzazione degli scambi rispetto a quella del mercato tradizioinale.

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