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Dibattito pubblico Grandi Opere: Delrio licenzia il testo

Roma - Il ministro Delrio, ha licenziato, da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, lo schema di decreto per il Dibattito pubblico sulle Grandi Opere, previsto dal Codice dei Contratti pubblici.
 
Lo ha annunciato all'evento “Connettere l’Italia”, svolto questa a Roma a la Sapienza sulle strategie e i risultati del Mit. Adeso il testo dal Mit passa agli altri Ministeri per le osservazioni, alle Camere per parere e al Consiglio di Stato.
Le opere devono essere utili e condivise. – ha dichiarato il ministro Delrio a margine del convegno “Connettere l’Italia -  I territori debbono comprendere che attraverso le connessioni si sviluppano l’economia e opportunità di lavoro. Quindi infrastrutturare un aeroporto, portare una linea ferroviaria significa creare sviluppo. Ovviamente queste opere vanno discusse con i territori, vanno accettate dalle comunità, perché sono al servizio delle comunità. Regolare il dibattito pubblico in Italia sembrava impossibile oggi è realtà perché il decreto è stato firmato. E’ la dimostrazione che non abbiamo paura delle nostre comunità, dei nostri cittadini. Loro hanno una intelligenza che ci può aiutare a migliorare le opere. Lo abbiamo fatto sbloccando il passante di Bologna, lo faremo in tutte le opere che hanno una rilevanza strategica”.
Questi in sintesi i contenuti del testo.
QUANDO SI APRE IL DIBATTITO PUBBLICO: Il decreto prevede che il dibattito pubblico si apra nella fase di elaborazione del progetto di fattibilità quando le alternative progettuali sono ancora aperte e il proponente può ancora modificare il progetto.  In particolare si apre sul Documento delle alternative progettuali e i risultati del Dibattito pubblico concorrono all’elaborazione del Progetti di fattibilità.
SU QUALI OPERE: il dibattito pubblico è obbligatorio per opere di una certa consistenza, tra i 200 e 500 milioni di euro a secondo della tipologia di intervento. Il dibattito pubblico è obbligatorio anche su richiesta delle amministrazioni centrali (Presidenza del Consiglio e Ministeri),  degli enti locali (un consiglio regionale, una provincia, una città metropolitana, un numero di consigli comunali rappresentativi di almeno 100.000 abitanti) o dei cittadini (almeno 50.000 elettori). Il proponente è sempre libero di aprire un dibattito pubblico quando lo ritiene necessario.
QUANTO DURA: 4 mesi (prorogabili di ulteriori due mesi nel caso di comprovata necessità). Il dibattito pubblico è preceduto da una fase dedicata alla progettazione del processo decisionale della durata massima di 3 mesi.
COME SI SVOLGE: il dibattito pubblico, organizzato e gestito in relazione alle caratteristiche dell’intervento e alle peculiarità del contesto sociale e territoriale di riferimento,  consiste in incontri di informazione, approfondimento, discussione e gestione dei conflitti, in particolare nei territori direttamente interessati dall’opera e nella raccolta di proposte e posizioni da parte di cittadini, associazioni, istituzioni.
CHI LO GESTISCE: il dibattito pubblico è gestito da una figura indipendente che svolge il proprio compito in autonomia e coordina le proprie attività con il proponente dell’opera e il Comitato di monitoraggio (formato dagli enti locali su cui insiste l’opera).
COME VIENE SELEZIONATO IL RESPONSABILE DEL DIBATTITO PUBBLICO: il responsabile è selezionato dal proponente dell’opera attraverso procedure di evidenza pubblica che invita alla gara i soggetti idonei ricompresi nell’elenco dei fornitori elaborato dalla  Commissione nazionale per il dibattito pubblico (soggetti di comprovata esperienza e competenza nella gestione di processi partecipativi, ovvero di gestione ed esecuzione di attività di progettazione e pianificazione in materia infrastrutturale, urbanistica e territoriale).
 
COME SI CONCLUDE: il proponente, terminato il dibattito pubblico, ha tre mesi di tempo per presentare un proprio dossier conclusivo in cui evidenzia: la volontà o meno di realizzare  l’intervento, le eventuali modifiche apportate al progetto e le ragioni  che hanno condotto a non accogliere eventuali proposte.
 
IL COMITATO DI MONITORAGGIO: il proponente non è lasciato solo durante il dibattito ma è assistito da un comitato di monitoraggio (composto dagli enti locali direttamente coinvolti dall’intervento) che ha il compito di: a) contribuire alla definizione delle modalità di svolgimento del dibattito pubblico; b) collaborare alla realizzazione e alla supervisione del dibattito;  c) concorrere alla soluzione dei problemi e delle criticità che eventualmente si manifestino durante il dibattito; d) contribuire alla discussione e alla valutazione delle proposte emerse nel corso del dibattito pubblico.
LA COMMISSIONE NAZIONALE PER IL DIBATTITO PUBBLICO: la Commissione è istituita presso il Ministero delle infrastrutture ed è formata da 13 componenti (2 per il Ministero delle Infrastrutture; 1 rappresentante per i Ministeri dell’Ambiente, Beni culturali, Sviluppo economico, Salute, Giustizia; 1 rappresentante per la Conferenza Stato Regioni, 1 per l’Unione delle Province Italiane e 1 per l’ANCI) + 3 esperti (nominati dal Ministro delle Infrastrutture su proposta della Commissione). La Commissione ha il compito di: monitorare il corretto svolgimento dei dibattiti pubblici; esprimere raccomandazioni e elaborare linee guida; gestire un proprio sito internet con tutta la documentazione relativa ai vari dibattiti; presentare alle camere, ogni 2 anni, una relazione sull’andamento dei dibattiti e proporre correttivi.
 
MODALITÀ DI APPROVAZIONE DEL DECRETO: raccolte le osservazioni del Ministero dei Beni culturali e del Ministero dell’Ambiente il decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti viene inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che una volta valutato, viene inviato alle Camere per la raccolta delle osservazioni. Il decreto è inviato anche al Consiglio di Stato.

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