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Riforme e investimenti entro il 2026, ecco il PNRR del governo Draghi - Oggi il voto a Camera e Senato

ROMA - Il premier Draghi ieri alla Camera ha presentato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) meglio conosciuto come Recovery Plan, stamani ci sarà il voto alla Camera, nel pomeriggio il passaggio in Senato e, entro venerdì l’esecutivo dovrà inviare il documento a Bruxelles per l’approvazione. Un iter voluto dal precedente governo Conte, che ne ha previsto il passaggio parlamentare, mentre in alcuni paesi europei il Piano non passa l’approvazione del Parlamento ma viene presentato esclusivamente dai governi.

Sono 248 miliardi che compongono il PNRR che contiene le priorità per gli aiuti europei e in cui il primo obiettivo è quello di riparare i danni creati dalla pandemia, “in ballo c’è il destino del Paese” – ha sottolineato il premier Draghi – “sia chiaro che ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte, anteposte al bene comune, peseranno direttamente sulle nosttre vite”.

I giovani saranno,  ha specificato Draghi, i principali beneficiari del Piano, l’intento è consegnare alle nuove generazioni un Paese più moderno attraverso un Piano che si snoda in tre obiettivi:
Il primo obiettivo del Piano è “riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica
Secondo: Il Piano guarda ad un arco temporale più lungo, affrontando alcune debolezze che affliggono l’economia e la società italiane da decenni: divari territoriali, disparità di genere, debole crescita della produttività e basso investimento in capitale umano e fisico. A fronte del PIL nazionale sceso dell’8,7%  dove, principalmente, a fare le spese della difficoltà dell’occupazione sono stati i giovani e le donne.
Terzo:  Le risorse del Piano vogliono contribuire a dare impulso a una compiuta transizione ecologica.

Porre l’accento sulle Riforme è fondamentale, vengono stanziati 50 miliardi per innovazione digitalizzazione, competitività e cultura. “La quota dei progetti verdi è pari al 40% del totale, quella del progetti digitali pari al 27%”.

Il massiccio investimento per le infrastrutture del Mezzogiorno “Non è una questione di campanili- ha detto – se cresce il Sud cresce l’Italia”Sud.

Il Piano affronta le due grandi sfide del secolo: la transizione ecologica e la digitalizzazione, assi portanti che insieme alle riforme dovrebbero permettere al Paese di iniziare un percorso virtuoso di crescita nei prossimi anni.

RIFORME E INVESTIMENTI
Il Piano di Ripresa e Resilienza presentato dal Governo va oltre i numeri perché non è solo un piano di investimenti, ma anche di riforme. Articolato su riforme e investimenti poiché nel Recovery fund europeo le due parti sono inscindibili, dove le riforme abiliteranno gli investimenti che aiuteranno ad implementare le riforme.
L’Italia dovrà affrontare riforme strutturali, ovvero che andranno a incidere sulla capacità di crescita del Paese esplicando i loro effetti sul lungo termine. La funzione delle riforme strutturali sarà pertanto di risollevare la linea di crescita del Paese, in questi anni  molto bassa proprio perché non sono stati affrontati dei colli di bottiglia, ovvero  alcune delle riforme strutturali, che hanno impedito la nostra crescita.
Madre di tutte le riforme quella della Pubblica Amministrazione che deve essere resa più efficiente, efficace e digitalizzata perché è quella che abilita gli investimenti. Questa sulle semplificazioni sarà pertanto la più importante delle riforme - che sarà varata dal Governo entro il mese di maggio -e  che servirà ad accelerare questi processi decisionali, perché le risorse europee arriveranno soltanto sulla base dei progetti realizzati.

Entro il 2026
I progetti contenuti nel PNRR dovranno essere realizzati entro il 2026. Cinque anni di tempo, quindi,  limite entro il quale i progetti dovranno essere operativi per essere finanziati, un target che impone molto impegno da parte del nostro Paese che paga fortemente il prezzo di un sistema burocratico lento e con difficoltà ad utilizzare le risorse. Poichè, come sappiamo, l’Italia è in Europa tra i Paesi peggiori in quanto a capacità di utilizzare i fondi messi a disposizione da Bruxelles.

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