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Ammiraglio De Felice: «Inappropriate dichiarazioni di Carola Rackete» in Tv da Fazio

Pubblichiamo il parere dell’ammiraglio Nicola De Felice - per quattro anni fino al dicembre 2018 comandante di Marisicilia, ovvero del Comando Marittimo Sicilia - in merito alle dichiarazioni della capitana della Sea Wach 3, Carola Rackete, durante l'intervista Tv di Fabio Fazio su Rai2.

«Non sono un esperto di scelte editoriali» - scrive l'ammiraglio De Felicema reputo che quando si fanno delle interviste in programmi di intrattenimento (e non di approfondimento) sulla tv pubblica con chi è oggetto di indagini giudiziarie su temi di sensibilità diffusa che hanno a che fare con le leggi dello Stato a tutela di interessi nazionali, con le norme internazionali ratificate dal Parlamento riguardanti la sovranità dello Stato ovvero le competenze di un corpo militare quale la Guardia di Finanza, occorre muoversi con cautela, non per altro per le conseguenze sociali, civili, politiche, diplomatiche ed istituzionali che ne derivano.

Domenica sera ho visto su Rai2 nella trasmissione di Fabio Fazio, la signora Carola Rackete, conduttrice della nave Sea Watch 3 battente bandiera olandese di una ONG tedesca pronunciare un cumulo di inappropriate dichiarazioni, in assenza di un oggettivo contraddittorio, palesemente indirizzato ad una platea evidentemente in buona fede, ma non preparata sulla materia.

I riferimenti internazionali citati per giustificare l’operato sono riferiti alla Convenzione di Ginevra che fino a prova contraria tratta di “profughi” e non di migranti clandestini che – a pagamento – entrano illegalmente nel territorio di un altro Stato. Persone che si trasformano volontariamente in naufraghi alla deriva come se fossero degli individui che stazionano intenzionalmente in mezzo all’autostrada aspettando che passi un’auto per richiedere l’autostop e farsi portare alla destinazione voluta: un comportamento certamente da sanzionare.

La Convenzione di Ginevra relativa allo statuto dei rifugiati– citata dalla signora Rackete – è un trattato che definisce chi è un rifugiato e quali sono le responsabilità delle nazioni che garantiscono l’asilo medesimo. Ora, nessun cenno è stato fatto sulle responsabilità dell’Olanda e della Germania, rispettivamente Stato di bandiera della nave (responsabile dell’ordinamento giuridico a bordo in quanto territorio olandese) e responsabile della missione.

Inoltre, il Regolamento di Dublino che stabilisce i criteri di determinazione dello Stato competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale parla chiaro: …Se il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda di protezione internazionale…”. Quindi l’Olanda è il membro UE che si deve assumere la responsabilità dell’asilo politico.

La Sea Watch 3 in tutti i 15 giorni di mare poteva benissimo andare a sbarcare i clandestini in nord Europa. Ma come funziona in mezzo al mare? Il Mediterraneo Centrale prevede 4 aree di Ricerca e Soccorso definite tra Italia, Malta, Tunisia e Libia, regolarmente registrate dall’Onu attraverso l’Imo, l’Organizzazione marittima internazionale.

La convenzione dell’IMO adottata dai paesi membri prevede anche gli standard riguardanti la sopravvivenza ed il salvataggio (Solas). In sostanza esistono responsabilità e coordinamento che devono far capo ad ogni singola Nazione detentrice della area nella quale avviene il soccorso. Le norme prevedono lo sbarco dei soccorsi nel porto più vicino, onde evitare di porre a rischio con una lunga navigazione le persone soccorse: nel caso della Sea Watch il porto assegnato dall’autorità competente, chiamata a dare indicazioni, è stato Tripoli, ma ciò non è stato recepito.

Va ricordato che la Libia ha notificato all’Onu la sua area Sar nel giugno del 2018 secondo i dettami delle norme previste dalla Convenzione di Amburgo del 1979. La Libia ha assunto la responsabilità di coordinatore nella sua area Sar e lo ha comunicato all’Imo che ne ha preso ben nota. In Libia opera personale dell’Organizzazione internazionale per i migranti, attiva nei punti di sbarco, fornisce la prima assistenza così come prevede la convenzione di Amburgo. Ma volendo sospendere precauzionalmente l’analisi sulla Libia, i porti più vicini e sicuri erano Malta o quelli della Tunisia quali Gabés, Sfax, Port El Kentaoui o La Goulette, porti sicurissimi – molto meglio, ahimè, di quelli siciliani, molto più lontani – visto che attraccano settimanalmente navi da crociera con migliaia di turisti occidentali. E poi gli artt. 19, 25 della Legge del Mare dell’Onu e l’art. 83 del Codice di Navigazione richiamano il diritto dello Stato a negare il passaggio nelle proprie acque territoriali a quelle navi che non si attengono all’ordinamento giuridico nazionale, anche in caso di immigrazione clandestina.

Nella trasmissione Rai non c’è stato alcun rimpianto per aver speronato la motovedetta della Guardia di Finanza (nave da guerra riconosciuta dalla Cassazione) e per aver messo in pericolo la vita di 5 dei nostri militari. Questa è la nostra tv pubblica che i cittadini contribuiscono a sostenere con i pagamenti forzati nelle nostre bollette?»

Nicola De Felice, ammiraglio di Divisione in ausiliaria.

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