Civitavecchia: L’Italia banchina d’Europa? VIDEO

CIVITAVECCHIA– “L’Italia banchina d’Europa?” È il titolo del convegno che si è tenuto oggi a Civitavecchia promosso dalla Compagnia portuale con in prima linea il presidente Enrico Luciani. L’iniziativa ha avuto una grandissima affluenza di pubblico e relatori di primo piano: il consigliere del Ministro Delrio, Ivano Russo, Guido Grimaldi del gruppo armatoriale leader internazionale nel trasporto ro-ro e delle autostrade del mare, Pasqualino Monti, presidente Assoporti, il commissario della Autorità portuale di Civitavecchia, ammiraglio Ilarione dell’Anna. Tra le imprese terminaliste la società Roma Terminal Cruise, John Portelli, per la Civitavecchia Fruit & Forest Terminal il direttore generale Steven Clerckx per le storiche imprese portuali il presidente di Cilp Massimo Soppelsa e per la Traiana il presidente Ugo La Rosa.

E’ un tema davvero di grandissima attualità e di grande importanza”, ha affermato Luciani in apertura del convegnosiamo nel bel mezzo di una nuova rivoluzione della logistica e della portualità italiana. Dobbiamo adeguarci ai cambiamenti che sono in corso, questo finora è stato il paese delle occasioni perse e degli sprechi – ha sottolineato il presidente “Oggi abbiamo iniziato con il piede giusto, le decisioni vanno prese tutti insieme, con forza e determinazione, per produrre un cambiamento. Dobbiamo coniugare le varie realtà portuali tra loro, costruire network tra il Tirreno e l’Adriatico, tra le infrastrutture e i corridoi europei, solo così potremmo continuare a dire la nostra a livello internazionale“.

“Questo porto”, ha ribadito l’armatore Guido Grimaldi, “è l’esempio perfetto di massima flessibilità, necessaria proprio nell’ottica della competitività”. Si ricorda che il gruppo Grimaldi ha fatto di Civitavecchia da alcuni anni il porto hub per l’esportazione delle auto Fiat, prodotte nello stabilimento di Melfi, negli Stati Uniti. Ha continuato l’armatore napoletano L’autostrada del Mare Civitavecchia-Barcellona scarica 1500 camion a settimana in sole tre ore grazie proprio all’ottimo lavoro di questi portuali. E se Grimaldi è riuscita a portare qui il traffico Fca per l’America, il merito non è certo nostro ma di Pasqualino Monti ed Enrico Luciani. Le persone sono importanti per il successo e lo sviluppo di un porto”, ha aggiunto Grimaldi rivolgendosi al Ministero, “ecco perché è fondamentale scegliere bene i prossimi presidenti, per il bene dello scalo e dei territori”.

Pasqualino Monti ha sottolineato come la riforma porti in primo piano la razionalizzazione delle autorità portuali. “La portualità italiana”, ha detto Monti, “ha sofferto e soffre di frammentazione. Oggi con questa riforma della governance questo non è più possibile perchè andiamo nella direzione opposta, la riforma interviene anche su questo è quindi una sfida con tenacia che il Mit ha portato avanti”. Il presidente di Assoporti ha quindi aggiuntola portualità, gioca un ruolo di primo piano per l’economia del Paese. Per dieci anni sono state costruite infrastrutture inutili per il mercato, perché mancava una regia. Oggi questo aspetto viene superato: davanti c’è un faro ed una regia per contribuire a percorrere al meglio questa strada”. Monti sottolinea come il decreto sulla razionalizzazione e riorganizzazione della governance dia l’idea di un sistema Paese e non di un sistema frazionato in tante piccole realtà. Molto spesso di realtà in competizione l’una con l’altra. Quindi sottolinea Monti la validità della strada intrapresa dal Mit che mira a costruire un sistema Paese sia per la realizzazione di infrastrutture che rispondano alle esigenze del mercato sia per la semplificazione delle procedure. Perchè conclude Monti “dobbiamo dare risposte all’organismo decisore che è il mercato solo, così riusciremo a conquistare quote di mercato. Mi sembra che ci siano i presupposti per fare passi in avanti“. Perché l’obiettivo di tutti, come ribadito anche dal commissario del’Autorità portuale Ilarione Dell’Anna e dal presidente Cilp Massimo Soppelsa, è quello di fare dell’Italia un punto di riferimento per l’Europa. Da qui la necessità di fare sistema, di un coordinamento operativo tra scali. Allora sì che l’Italia può diventare la banchina d’Europa, un obiettivo strategico da raggiungere utilizzando al meglio gli strumenti messi a disposizione dalla riforma.

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