Roma – Venticinque anni di storia dei porti, relazioni e visione per il futuro: Assiterminal ha celebrato il 12 maggio a Roma il primo quarto di secolo con un’Assemblea pubblica che ha trasformato la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano della Camera di Commercio in un punto d’incontro tra istituzioni, imprese e protagonisti della portualità italiana e il del settore marittimo.
“Certezza del diritto, governance portuale coordinata e rappresentanza unica del settore portuale”, sono i tre “desiderata” espressi in Assemblea da Tomaso Cognolato, saldamente al timone della maggiore associazione delle imprese terminalistiche portuali nazionali (arrivata a quota 110 imprese) e forte della riconfermata presidenza incassata all’unanimità dei voti.
Campeggia l’Assemblea il tema della centralità dei porti, richiamato anche dal titolo: “La ricerca è assurda se non implica l’esistenza di un porto”, di Don Luigi Giussani – come simbolo della necessità di riconoscere nei porti un approdo strategico per il futuro del sistema Paese.
Profonda trasformazione dei porti:
Un anniversario simbolico che arriva in un momento di profonda trasformazione per il sistema portuale italiano, in cui Assiterminal si afferma e si candida nel ruolo di interlocutore centrale per la politica per orientarne le scelte, soprattutto nell’attuale passaggio cruciale del Ddl sulla riforma portuale: «Dobbiamo arrivare a un percorso veloce ma non troppo – dice Cognolato a Corriere marittimo al termine dell’Assemblea – che ci porti a un risultato concreto, in tempi abbastanza rapidi, senza cercare di infilare tutto quello che ci viene in mente di riforma della famosa legge 84/’94 in questo percorso di legge. Perché otterremmo esattamente l’effetto contrario di non riuscire ad ottenere quello che stiamo cercando di avere, ma addirittura di rallentare quello che sono i processi in corso».
Un’occasione questa dell’Assemblea, quindi, non solo celebrativa, ma anche strategica per confermare il ruolo dei porti. Per questo hanno sfilato sul palco della Sala del Tempio i rappresentanti del governo: il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi e il consigliere economico del presidente del Consiglio Renato Loiero. Sono inoltre intervenuti tramite videomessaggio: il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che il presidente Tomaso Cognolato e il direttore generale Alessandro Ferrari avevano incontrato nei giorni precedenti presso il MIMIT per un confronto istituzionale dedicato alle prospettive del settore.
Regole certe e governance coordinata:
«Abbiamo bisogno di avere un interlocutore di riferimento, oggi ne abbiamo troppi – continua il presidente di Assiterminal – Avere delle regole certe e non interpretabili dal singolo soggetto che opera in termini di controllo. Vorremo quindi trovare una formula che ci aiuti a investire nel sistema Paese».
L’Associazione non mette in discussione il modello di governance portuale espresso, ma sottolineanea la necessità di centralizzare la pianificazione degli investimenti strategici, tenendo conto delle specificità territoriali: «Il percorso della Porti d’Italia S.p.A ci trova d’accordo – dice Cognolato – perché aperto a tutti i contenuti degli stakeholder. Ci riteniamo lo stakeholder di riferimento per quanto riguarda la portualità italiana e quindi daremo il nostro contributo».
Altro tema centrale è quello degli investimenti. Nel testo modificato del Ddl approvato da Mattarella, la scorsa settimana, e passato ieri alla presidenza della Camera, che vede il passaggio del capitale della Porti d’Italia SpA, a soli 10 milioni di euro, rispetto a quelli precedentemente previsti di 500 milioni, si delinea un cambio di scenario per le entrate delle AdSP: «Sicuramente accentrare a livello di pianificazione strategica quelli che sono gli investimenti strategici»–spiega – «è cosa giusta e doverosa, anche perché questo implica tutti gli altri investimenti che impattano sulla collettività dei porti. Ma va fatto nel modo più corretto possibile, sentendo quelle che sono le esigenze e le peculiarità territoriali, e quello che dovremmo cercare di capire nel nuovo Disegno di legge è quali sono gli strumenti che vengono utilizzati per realizzare ciò, per capire se possono essere migliorati e integrati».
Rappresentanza portuale unitaria:
Sulla questione della rappresentanza portuale unitaria, ultimo dei tre desideri, Cognolato è chiaro: «Per avviare il percorso del mandato, che dura tre anni, tra i diversi obiettivi c’è anche questo: Riteniamo che avere una voce unica e forte nei confronti di tutti gli stakeholder tolga gli alibi agli stakeholder, ma anche a noi stessi, che spesso ci creiamo degli alibi. Non è un percorso facile, sonderemo il terreno e dobbiamo provarci è nostro dovere farlo».
Del resto a nessuno è sfuggito un Ignazio Messina, vicepresidente di Uniport, l’altra associazione dei terminalisti, intervenuto sul palco in qualità di socio fondatore di Assiterminal, intervenuto dichiarando di guardare al futuro con spirito di «unità e compattezza».
Durante il momento emozionante e celebrativo dei “past president”: sul palco insieme a Messina sono presenti: Luigi Negri (anche socio fondatore) Marco Conforti anche a nome di Cirillo Orlandi, Luca Becce (in video) anche a nome della famiglia Giannini, in ricordo di Alessandro Giannini, insieme al direttore Alessandro Ferrari.
I past president convengono sui grandi cambiamenti che hanno interessato i porti nazionali nei 25 anni di vita dell’Associazione, sebbene permangano ancora oggi alcune delle criticità di ieri: prima fra tutte, sottolineano Negri e Conforti, la «mancanza della certezza del diritto», che è proprio quella a cui si appella Cognolato. Un altro aspetto è l’attenzione della politica al settore, ieri meno di oggi ma ancora migliorabile.
Della risposta della politica al settore ha parlato Salvatore Deidda, presidente della IX Commissione Trasporti della Camera, nel panel che lo ha visto il confronto “Porti, scenari e governance”, nel dialogo con Lorenzo Basso, vicepresidente della VIII Commissione del Senato.
Deidda tra le figure di riferimento nel dialogo istituzionale sulla riforma e sul futuro della portualità italiana, commenta: «Tutti i provvedimenti che abbiamo costruito fino ad oggi: quello sulla Risorsa Mare, sulla Subacquea e il Ddl Infrastrutture sono rispondenti alle esigenze delle aziende e degli operatori. Basta di fare delle politiche autoreferenziali, perché non porta a nessun risultato, L’ETS è uno di quei provvedimenti che piaceva al legislatore europeo ma che ha portato solo danni”
Quali saranno i tempi tecnici della riforma portuale, considerando anche le elezioni incombenti? Si chiedono gli gli operatori in sala: «Vogliamo raggiungere l’obiettivo – dice Deidda – lavorare con l’opposizione per fare un provvedimento che accontenti tutti. Quando la politica si mette d’accordo i tempi si accorciano notevolmente».
Il lavoro portuale
Il fondo di prepensionamento è la battaglia su cui Assiterminal è impegnata da anni, nel nuovo mandato Cognolato spinge l’acceleratore sul tema: «È in discussione come utilizzare le risorse accantonate per un fondo di prepensionamento che dal 2022 non è mai stato costituito» – lanciando un out – out – «Diciamo alla politica che o ci sarà una risposta in tempi brevi per la sua costituzione o queste risorse rientreranno nelle nostre disponibilità per affrontare il prossimo rinnovo contrattuale che nasce già con il pregiudizio dei contenziosi sulle indennità feriali, nonché in un contesto di mercati e di proiezioni inflattive non rassicuranti”.
Anche quello dei contenziosi sulle indennità feriali è un tema urgente, la richiesta mossa dall’Assemblea alla politica è di interviene «arginando quantomeno i termini di prescrizione» – altrimenti – «il sistema avrà certamente delle pesanti ripercussioni». Dato «l’orientamento prevalente di certa giurisprudenza sul tema delle indennità feriali rischia nel nostro settore di portare extra costi per circa 200 milioni di euro».
Il viceministro Rixi sul Fondo prepensionalmento auspica e spera che questo trovi spazio nell’ambito del Ddl di riforma portuale: «Spero e mi auguro di si. La riforma manca di una serie di aspetti, perché non si è trovata la condivisione iniziale per poterlo mettere nel testo base, purché lo si faccia in un’azione di costruzione e non di demolizione. Noi vorremo migliorare le condizioni del lavoro” – “Mi aspetto un dibattito costruttivo sono un po’ un illuso ma credo ancora in queste cose qua».
A chiudere l’Assemblea è la consapevolezza che la portualità italiana si trovi davanti a un passaggio decisivo: da un lato la necessità di adeguare l’impianto normativo ai cambiamenti e dall’altro uscire dalla frammentarietà del mondo associativo per dare coesione al sistema.















