Federagenti, Pessina: “Lo shipping saprà rispondere all’emergenza con elasticità e adattamento”

Il messaggio del presidente di Federagenti: "Il settore marittimo si prepara ad affrontare l’ennesima sfida, puntando su flessibilità operativa, cooperazione internazionale e tutela della sicurezza degli equipaggi."
Paolo Pessina
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GENOVA – Il settore dello shipping si prepara ad affrontare con pragmatismo e capacità di adattamento la nuova fase di tensione geopolitica legata alla crisi nel Golfo Persico e alla situazione dello stretto di Hormuz. È il messaggio che arriva da Paolo Pessina, presidente di Federagenti, che invita a evitare letture eccessivamente allarmistiche pur riconoscendo la complessità dello scenario internazionale.

“Mi rendo conto di nuotare contro corrente, ma pur riconoscendo la gravità della crisi in Golfo Persico e quindi la criticità dello stretto di Hormuz (attraverso il quale tuttavia un numero non meglio precisato di navi petroliere, specie se dirette in Cina, sta transitando) mi sento di affermare che lo shipping (navi, compagnie di navigazione, porti e noi agenti marittimi) una volta di più saprà rispondere all’emergenza con l’elasticità e la capacità di adattamento che ha dimostrato anche in tempi recenti“.

Secondo Pessina, il settore marittimo ha già dimostrato in più occasioni di saper reagire con efficacia a contesti di forte instabilità. È accaduto con la guerra tra Russia e Ucraina e si è ripetuto nel Mar Rosso, dove per mesi le navi commerciali sono state bersagliate dagli attacchi dei ribelli Houthi provenienti dallo Yemen. Situazioni analoghe si verificano anche lungo altre rotte strategiche, dove fenomeni come la nuova pirateria continuano a presentarsi con ciclicità.

In tutti questi casi, le compagnie di navigazione e gli operatori della filiera marittima sono riusciti a individuare soluzioni alternative, riorganizzando le rotte e adattando le proprie strutture operative per garantire la continuità dei traffici.

“Oggi – ha aggiunto il presidente di Federagenti – non possiamo permetterci di sottovalutare la crisi in atto, ma vorrei ricordare per quanti giorni, più di quattro mesi, la più importante via d’acqua del mondo, quella del Canale di Suez, sia stata costretta a ridimensionare drasticamente i transiti a causa dei missili dallo Yemen, e come dal 1967 al 1975 il Canale sia stato chiuso totalmente. Hormuz è senza ombra di dubbio un choke point di valore strategico planetario, e oggi le più di mille navi bloccate non possono non generare allarme. Ma nelle centrali delle grandi compagnie armatoriali, anche con il contributo delle nostre agenzie marittime, sono già allo studio soluzioni alternative, ben sapendo che il fattore tempo risulterà determinante”.

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Lo stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei principali punti di passaggio per il traffico energetico mondiale e la situazione attuale, con numerose navi ferme o in attesa di indicazioni operative, sta generando inevitabili preoccupazioni nei mercati internazionali. Tuttavia, secondo il presidente di Federagenti, proprio la natura globale dello shipping e la sua capacità di riorganizzare rapidamente le rotte rappresentano elementi chiave per affrontare la fase attuale.

“Come in ogni conflitto – conclude Pessina – le vie del mare faranno la differenza e ben difficilmente si potrà pensare a uno stretto di Hormuz aperto alle sole navi dirette in Cina e chiuso a tutte le altre, petroliere o portacontainer che siano. Oggi l’obiettivo principale è quello di minimizzare i rischi anche e specialmente per gli equipaggi. Speriamo che in tempi brevi lo scenario possa cambiare nella direzione di una progressiva normalizzazione. Gli interessi (basti pensare al petrolio e al gas e all’economia di tutti i Paesi che sul Golfo si affacciano) sono di tale magnitudo che ben difficilmente la comunità mondiale non troverà una soluzione operativa”.

Nel quadro di tensioni geopolitiche che coinvolgono aree cruciali per il commercio globale, il settore marittimo si prepara dunque ad affrontare l’ennesima sfida, puntando su flessibilità operativa, cooperazione internazionale e tutela della sicurezza degli equipaggi.

 

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