Le tensioni in Medio Oriente impattano pesantemente sullo shipping. I principali vettori marittimi hanno annunciato immediati provvedimenti e ulteriori misure di sicurezza.
MSC ha comunicato la sospensione di tutte le nuove prenotazioni di carichi diretti nella regione fino a nuovo avviso.
CMA CGM ha preso provvedimenti immediati: tutte le navi attualmente nel Golfo Persico o dirette verso questa area hanno avuto istruzioni di cercare un area sicura. Il transito attraverso il Canale di Suez è stato sospeso e le rotte saranno deviate lungo il Capo di Buona Speranza. Si tratta di una svolta significativa, considerando che la compagnia continuava a utilizzare il Mar Rosso su diversi servizi da oltre un anno. Contestualmente, CMA CGM ha introdotto un sovrapprezzo per conflitto d’emergenza pari a 2.000 dollari per container da 20 piedi, 3.000 dollari per 40 piedi e 4.000 dollari per i refrigerati.
La misura non riguarda soltanto le merci da e per il Golfo, ma si estende a tutti i porti del Mar Rosso, inclusi quelli di Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Gibuti, Sudan ed Eritrea.
Anche Maersk ha comunicato un cambio di rotta: i servizi MECL e ME11 saranno deviati attraverso il Capo di Buona Speranza , abbandonando il Canale di Suez su cui erano recentemente tornati.
La situazione nell’area resta critica.
I detriti di un drone intercettato hanno colpito il porto di Jebel Ali, provocando un incendio. Nello Stretto di Hormuz, la petroliera “Skylight” è stata centrata da un drone o da un missile: la nave ha preso fuoco, ma le fiamme risultano ora sotto controllo. L’unità, autorizzata e parte della cosiddetta “flotta ombra”, è riuscita comunque a transitare.
Gli eventi confermano la gravità delle dichiarazioni iraniane sulla chiusura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, come già accaduto nel Mar Rosso, il termine “chiuso” sembra tradursi in un rischio elevato di attacchi più che in un blocco totale: alcune navi continuano infatti a transitare. Tra queste, le portacontainer iraniane “Radin” (14.500 teu) e “Artnos” (2.500 teu), entrambe in partenza da Bandar Abbas. Anche la “SLS Topaz”, unità da 3.500 teu, ha attraversato lo Stretto, sebbene non sia del tutto chiaro da chi sia operata la nave, perchgè risulta nei programmi sia di Hapag-Lloyd che di Maersk, ma le informazioni disponibili non sono sufficienti a chiarire l’aspetto.
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Nel frattempo, secondo l’analista danese Lars Jensen, si prevede che le grandi portacontainer dirette nel Golfo scaricheranno i carichi destinati all’area in porti hub come Salalah, Khor Fakkan, Sohar, Duqm e Colombo. Da lì, le merci proseguiranno su unità più piccole disposte ad affrontare le zone a rischio, replicando quanto già osservato negli ultimi due anni nel Mar Rosso.
Questo scenario rischia di generare pesanti congestioni in questi porti di transhipment e, a catena, in altri scali asiatici. Se le compagnie marittime dovessero interrompere l’accettazione di merci per il Golfo in assenza di garanzie sulla consegna finale, hub come Singapore, Tanjung Pelepas e Port Klang potrebbero trasformarsi in veri e propri colli di bottiglia.
Le conseguenze economiche appaiono inevitabili: si prevede un rapido aumento dei noli spot per le spedizioni verso il Golfo, con possibili ripercussioni anche su altre rotte marittime di lungo raggio. L’allerta lanciata dall’analista è che gli operatori logistici si preparino ad un effetto domino che potrebbe ridisegnare, almeno temporaneamente, gli equilibri del commercio marittimo globale.
Nella foto – Incendio nel porto di Jebel Ali (Dubai) dove detriti di intercettazione hanno colpito navi militari statunitensi.















