Celebrazione a Castel Sonnino, Livorno, dei 500 anni della scomparsa di Leonardo Da Vinci – Genio attuale che con le sue sperimentazioni precorse i tempi. Leonardo? Un “mitomane” come definito dal critico d’arte Philippe Daverio.
LIVORNO – Leonardo Da Vinci? “Un rompiscatole, uno che andava controcorrente, ma soprattutto un mitomane che nella storia ha sempre attratto i mitomani. Primo tra tutti: Napoleone che aveva appeso la Gioconda in camera da letto”. In sostanza “una figura attualissima, un genio della sperimentazione perenne”. Irrompe così sul palcoscenico di Castel Sonnino, lo storico dell’arte e guest-star, Philippe Daverio, con la rilettura del maestro vinciano, per la celebrazione del cinquecentesimo della sua scomparsa 1519.2019.

“Leonardo è un artista importante – spiega Daverio– uno che produce mutazioni, con l’innovazione e la scoperta niente è più lo stesso” – “progetta perfettamente navi, draghe per l’escavo dei fondali dei fiumi e per aumentarne la navigabilità, ma non si ferma qui” continua il critico d’arte prestato al mondo televisivo – “inventa anche l’elicottero, la bicicletta” in un momento storico in cui la sperimentazione perenne di Leonardo ha come punto focale l’acqua e i mezzi di trasporto. Nessuno, pur fra i grandi artisti non solo del Rinascimento, ma di ogni tempo, probabilmente è comparabile all’impatto totalizzante della mente di Leonardo che con la sua Opera sperimenta in ogni campo: dal sapere, alla tecnologia e all’ingegneria, alla scienza e alla bellezza, innovando e anticipando secoli e secoli di scoperte e forse per questo definito “mitomane” da Daverio.
Sul tema della sperimentazione in campo navale interviene Giosuè Allegrini, direttore Ufficio storico della Marina Militare, tracciando la figura di Leonardo scienziato ed ingegnere idraulico: sperimentatore di navi, draghe, stratega della logistica, diremo oggi, al servizio dell’economia e del conflitto bellico.
“Leonardo Da Vinci nello studio di ingnegnere ha affrontato in vari modi l’elemento fluido” – il mare e i fiumi- “Quattro unità della Marina Militare italiana hanno preso il nome da Leonardo Da Vinci: una corazzata nella I° guerra mondiale, e tre sommergibili negli anni successivi. Questo non è casuale”.
“Leonardo è esperienziale” – spiega lo storico – “egli attinge da quello che il suo tempo metteva in campo. Non ha creato nulla dal nulla” – “Si applica all’idraulica, come fluido fondamentale che ritorna durante in tutto il suo peregrinare: dalla corte di Lorenzo il Magnifico. nel 1473, con i primi disegni dell’Arno. Poi anche a Milano, dai Gonzaga, con uno studio sui Navigli, che già esistevano da 200 anni. Anticipa le ricerche sul moto dei natanti e la resistenza dell’acqua al moto”.
Approfondiamo l’argomento con Allegrini a margine dell’iniziativa (VIDEO Intervista)
Quale è stato il rapporto tra Leonardo e il porto di Livorno?
“Sebbene non ci sia certezza che Leonardo sia stato a Livorno, tuttavia disegnò I punti strategici di Livorno: il porto, la Torre (del Marzocco) e il Faro. Lo fece in un momento particolare della storia della Toscana, ovvero nel 1503, durante il conflitto tra fiorentini e pisani, in cui anche la città era coinvolta” – ”Il porto di Livorno dal punto di vista del commercio, dell’attracco e delle imbarcazioni aveva affiancato e superato il porto pisano”
Il porto pisano era situato alla foce dell’Arno ma era andato man mano perdendo di importanza per l’insabbiamento dei fondali che non ne permettevano la navigabilità da parte delle navi.
“Livorno e Pisa in quel momento storico sono stati ulteriore oggetto dell’attenzione di Leonardo, quando studiò un canale di deviazione dell’Arno verso Stagno, quindi verso Livorno, in modo tale da togliere le acqua all’Arno, per impedire alle navi dei genovesi e quindi degli spagnoli, che erano alleati dei pisani di rifornire la città”.
Leonardo ingegnere navale, come si sviluppa la sua ricerca?
“Un elemento interessante è la percezione dell’importanza dell’elemento fluido di Leonardo che da ingegnere affrontò in vari modi: con costruzioni navali, con draghe per la scavare fiumi e consentire alle navi di navigare e di avere un tirante d’acqua adeguato, ma anche con altri strumenti di idraulica o di meccanica”.
“Un tempo, come come oggi, uno Stato senza l’acqua – conclude Allegrini – o in termini di rifornimento o in termini di produttività è destinato a soccombere. Sia questo potente o meno potente è la storia che ce lo insegna“ .
Dai porti e dai fiumi passa quindi il potere politico ed economico di uno Stato, la storia lo insegna, questo in conclusione. Che Leonardo lo avesse già capito? Può essere.
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La celebrazione dei 500 anni

La mostra nel Castello

Il Castello di Sonnino
Al centro dell’iniziativa oltre a Leonardo da Vinci, il Castello di Sonnino fortificazione a picco sul mare situata a pochi chilometri da Livorno, sul promontorio più alto a doninio della 
Lucia Nappi















