di Chiara Mercatanti
A Genova, nei giorni del 66° Salone Nautico, che si svolge dal 1 al 6 ottobre, è possibile percepire la rilevanza strategica che la nautica continua ad avere per l’economia italiana. Camminando tra i pontili, gli stand degli operatori e delle istituzioni e le numerose imbarcazioni esposte, emerge con chiarezza la dimensione di un comparto che va ben oltre la costruzione e la vendita di barche e che coinvolge industria, tecnologia, servizi, turismo e occupazione.
Organizzata da Confindustria Nautica, la manifestazione si tiene lungo il rinnovato Waterfront di Levante, e nel nuovo Palasport, con un’immagine profondamente rinnovata. All’interno del Palasport ha debuttato anche la Blue Arena, uno spazio dedicato alla cultura del mare, ai giovani e alle professioni marittime.
I numeri hanno confermato la dimensione internazionale della manifestazione: oltre 1.000 imbarcazioni esposte, 215 novità assolute e delegazioni provenienti da 45 Paesi e cinque continenti.
L’area espositiva in acqua è cresciuta del 4%, mentre la presenza internazionale è stata rafforzata da 180 buyer e giornalisti esteri, selezionati dall’organizzazione insieme a ICE-Agenzia e provenienti da 35 Paesi. Il programma delle iniziative ha visto numerosi focus sui temi dell’andamento dei mercati, dell’innovazione, della sostenibilità, del design, delle normative e sulla formazione.
Il Salone si è svolto in un momento particolarmente significativo per l’industria nautica nazionale.
Nel 2025, secondo i dati presentati da Confindustria Nautica, il comparto ha raggiunto il record storico di 8,72 miliardi di euro di fatturato complessivo, con una crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente. La cantieristica ha contribuito con 5,47 miliardi di euro di produzione, in aumento dello 0,5%. Il dato che conferma maggiormente la vocazione internazionale del settore è quello delle esportazioni, arrivate a 4,4 miliardi di euro, con una crescita del 2,6%.
Sono numeri che, visitando il Salone, trovano una rappresentazione molto concreta nella presenza dei grandi cantieri italiani e nella quantità di operatori stranieri arrivati a Genova. I produttori di piccole imbarcazioni, essendo più esposti alle conseguenze delle tensioni geopolitiche e dei dazi, vivono una fase di incertezza ma al Salone hanno presentato molte novità e grande attenzione alle soluzioni su misura e ad innovazioni sostenibili.
L’Italia ha mantenuto nel 2025 una posizione di assoluta leadership nel mercato dei superyacht, con 568 grandi unità oltre i 24 metri attualmente in costruzione nei cantieri nazionali, pari al 52% degli ordini mondiali. Anche sul fronte dell’occupazione i numeri sono significativi. Gli addetti diretti della cantieristica sono arrivati a 32.420, con una crescita del 3%, mentre considerando l’intera filiera, tra componentistica e servizi, il settore arriva a coinvolgere circa 170.000 occupati.
La nautica non è solo cantieristica manifatturiera. Dietro ogni imbarcazione ci sono porti, manutenzione, refitting, carburante, servizi tecnici, equipaggi, ristorazione, alberghi, trasporti e attività commerciali.
Secondo lo studio “Yachting Tourism and Economic Contribution”, realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica, nel 2025 l’impatto economico diretto dello yachting e del turismo nautico sulle coste italiane ha raggiunto 5,7 miliardi di euro.
È proprio questa capacità di generare ricchezza e occupazione nei territori, ed anche in altre filiere, a rendere la nautica una leva di crescita per l’economia italiana. I superyacht ne sono un esempio evidente. Pur rappresentando soltanto il 3% della flotta attiva in Italia, producono il 42% dell’impatto economico diretto complessivo. Un grande yacht, infatti, non è soltanto un’imbarcazione ormeggiata in porto: può significare permanenze più lunghe, servizi specializzati, manutenzione, rifornimenti e una consistente spesa sul territorio.
Il nodo delle infrastrutture rappresenta una delle principali sfide che attendono il settore. La capacità della nautica italiana di attrarre imbarcazioni e di generare ricchezza rischia infatti di non essere pienamente sfruttata se non sarà accompagnata da infrastrutture adeguate ed interconnesse. Attualmente soltanto il 2% dei posti barca italiani risulta attrezzato per accogliere imbarcazioni superiori ai 24 metri.
È quindi necessario investire nella modernizzazione dei porti, nell’ampliamento delle marine turistiche e nella semplificazione delle procedure, con l’obiettivo di trasformare sempre più strutture italiane in veri e propri home port.

















