La condizione lavorativa delle donne marittime: stereotipi di genere e scarse opportunità occupazionali

woman transport

Le condizioni di vita e di lavoro delle donne marittime sono ancora poco conosciute dall’opinione pubblica e poco indagate sul piano scientifico. Nonostante gli importanti sforzi intrapresi dagli organismi internazionali, (IMO, ILO. ITF, WISTA) ) ad oggi persistono ancora criticità significative, tra le quali la fitta rete di stereotipi e le scarse opportunità occupazionali.

Questo è il tema trattato nel working paper del CNR-Ircres dal titolo “La condizione lavorativa delle donne marittime: fra stereotipi di genere e ancora scarse opportunità occupazionali”  di Barbara Bonciani e Sivlia Peveri – del quale pubblichiamo l’abstract per Corriere marittimo a cura di Barbara Bonciani, docente Università di Pisa, Ricercatore Associato Ircres – CNR, Assessora al porto e integrazione città porto Comune di Livorno.  Il working paper è scaricabile qui

«Da pochi mesi grazie all’iniziativa del ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Prof. Enrico Giovannini è stato redatto il Patto per la parità di genere per migliorare le condizioni di lavoro femminile e di valorizzare le attività svolta dalle donne in ambito portuale; Patto che ha visto l’adesione di tutte le Autorità di sistema portuale italiane. Come è noto, l’ambito portuale, nato storicamente maschile, denota ancora oggi una prevalente presenza maschile nelle imprese operanti presso le Autorità di sistema portuali.

Da uno studio di SRM, le donne impiegate nelle aziende portuali risultano essere oggi 1.236 su 18.860 dipendenti totali. Inoltre, sebbene si denoti una maggiore presenza delle donne negli uffici amministrativi delle Autorità di sistema portuale, tale presenza non corrisponde ad un’analoga copertura dei ruoli dirigenziali e quadri (Srm,2022 Port Inphographics).

A partire da queste premesse, il Patto per la Parità di Genere intende promuovere iniziative per favorire un ambito portuale più equo e inclusivo in un’ottica di genere, in ottemperanza all’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e con I principi europei del Piano Nazionale di ripresa e resilienza.

Parlando di promozione di pari opportunità di genere in ambito portuale tuttavia riteniamo importante venga posta attenzione anche sul lavoro marittimo, vale a dire sulla condizione occupazionale di quelle ancora poche donne impiegate sui vettori marittimi che scalano i nostri porti. I porti costituiscono infatti i nodi strategici da cui passa il commercio mondiale, per il 90% movimentato via mare, grazie al contributo della forza lavoro imbarcata.
Fra i lavoratori marittimi, la componente femminile è minoritaria e ad oggi conta solo l’1,2 % della forza lavoro impiegata a bordo nave.

Le donne lavorano prevalentemente nel settore del trasporto passeggeri e dal punto di vista del posizionamento gerarchico rimangono collocate neri ruoli inferiori, rispetto ai colleghi maschi, ricoprendo con minore frequenza il ruolo di ufficiali. Le donne imbarcate ricoprono raramente ruoli tecnici e legati all’ingegneria della navigazione, mentre risultano maggiormente impiegate nei servizi di accoglienza, dei passeggeri, pulizie, e gestione delle cabine, bar e caffetteria.

Nonostante gli importanti sforzi intrapresi dagli organismi internazionali, fra cui l’IMO (International Maritime Organization), l’ILO (International Labour Organization), dal sindacato internazionale (ITF) e da WISTA (Women’s International Shipping and Trading Association) al fine di migliorare le condizioni di vita e lavoro a bordo nave e favorire la produzione di maggiori dati statistici e qualitativi sulla loro condizione lavorativa, ad oggi persistono ancora criticità significative.

Dagli studi fino ad oggi realizzati sul tema, alla base dell’esclusione delle donne nell’ambiente marittimo vi è una fitta rete di stereotipi che costituiscono il motore della reiterazione dell’ordine patriarcale. L’opportunità di imbarco per una donna è ancora condizionata da una cultura occupazionale fondata sulla strutturazione di ruoli stereotipati che, nell’immaginario collettivo, tendono a definire la donna, per caratteristiche e ruolo sociale non adeguata a questo tipo di impiego storicamente maschile.

Gli ostacoli che le donne devono affrontare nella scelta della carriera sono ancora significativi. Oltre alla non semplice gestione della maternità che costituisce uno dei “motivi sociali” per cui la carriera a bordo nave sarebbe poco adatta alle donne, si registrano fenomeni di discriminazione, molestie che ancora oggi fanno si che una delle preoccupazioni prevalenti delle donne prima dell’imbarco sia quella di poter essere vittima di abusi e aggressioni sessuali; preoccupazione che come studi evidenziano, purtroppo talvolta viene confermata allo sbarco con donne che riferiscono di essere state oggetto di violenza a bordo nave.

Le condizioni di vita e di lavoro delle donne marittime sono ancora poco conosciute dall’opinione pubblica e poco indagate sul piano scientifico. Sono ancora poche le statistiche, gli studi qualitativi che permettano di fare luce in modo approfondito sulla condizione occupazionale di queste donne e che facilitino altresì una riflessione sul tema che consenta di adottare misure volte a migliorare la loro vita a bordo nave e le loro opportunità di carriera. Tutto ciò facendo luce sul potenziale rappresentato dalla loro presenza nel settore.

Il paper del CNR-Ircres redatto da Barbara Bonciani e Sivlia Peveri ha lo scopo di mettere in evidenza la condizione lavorativa delle donne marittime mediante gli studi fino ad ora realizzati e favorire un maggiore interesse scientifico sul tema che possa fungere da stimolo per le Istituzioni e gli stakeholder ai fini di un miglioramento della situazione esistente. Sarebbe di grande interesse, se alla luce di quanto avviato con determinazione dal Ministro Giovannini, anche questo tema potesse trovare maggior spazio in iniziative volte al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, per cui la metafora utilizzata da Sergio Bologna, per cui la nave rappresenterebbe una “solitudine maschile resa forza produttiva” si trasformi in un futuro caratterizzato da una maggiore presenza della componente femminile a bordo nave, che si realizzi mediante la valorizzazione delle loro professionalità e competenze».

Barbara Bonciani 

 

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