Guerra contro il commercio globale al largo dello Yemen, affonda la nave Rubymar

E' sempre più inutile e complesso andare a ricercare ed assegnare una nazionalità ad ogni nave attaccata. Il trasporto marittimo è un’industria globale e come tale complessa, alla quale non si può guardare con approccio nazionale che abbia un senso.
Rubymar affonda

Due settimane dopo essere stata colpita da un missile degli Houthi, alle ore 02,15 di sabato 2 marzo, la nave portarinfuse “Rubymar” è affondata nel Mar Rosso.
E’ questa la prima vera perdita di una nave causata dalla guerra contro gli interessi commerciali al largo delle coste dello Yemen, vero obiettivo degli attacchi Houthi.

Una visione che si fa largo tra analisi e per i quali è sempre più inutile andare a ricercare ed assegnare una nazionalità ad ogni nave attaccata. Il trasporto marittimo è un’industria globale e come tale si rende difficile parlarne con un approccio nazionale che abbia un senso.
L’esempio è la stessa nave Rubymar, battente bandiera del Belize ma di proprietà britannica e operata in charter dalla compagnia Ma’aden, società mineraria statale dell’Arabia Saudita con sede a Riyadh.

Consigliamo la lettura di un’interessante articolo pubblicato da Lloyd’s List in cui viene fatta una ricostruzione degli interessi collegati alla nave, e a seconda della prospettiva scelta sono evidenti i diversi interessi dei Paesi: Belize, Isole Marshall, Libano, Honduras, Emirati Arabi Uniti, Bulgaria, Arabia Saudita e solo apparentemente in misura minore il Regno Unito. Inoltre in riferimento alle nazionalità degli equipaggi la visione si allarga ancora di più a Siria, Egitto, Filippine e India.

I danni ambientali

Parlando dell’affondamento della Rubymar non è possibile, inoltre, ignorare un altro fenomeno balzato prepotentemente alla ribalta che è quello dell’inquinamento ambientale. La nave colpita il 18 febbraio, ha iniziato ad andare alla deriva fino al momento del suo affondamento, creando un’emergenza per il danno ambientale. Infatti da subito è stata segnalata la fuoriuscita del carburante, “una marea nera in grado di invadere il Mar Rosso”. Dalla nave adesso si teme la fuoriuscita del carico composto da 21.000 tonnellate di solfato di fosfato di ammonio, comunemente usato come fertilizzante, rischio concreto per l’ecosistema marino del Mar Rosso.

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