Riforma porti, sì agli investimenti privati ma con la tutela pubblica – Dibattiti e chiacchiere

Il dibattito del governo sul tema della governance portuale: dalle posizioni dei vicepremier Tajani e Salvini, fa luce il viceministro al MIT Rixi. Il confronto degli operatori del cluster portuale e marittimo: Assarmatori, Alis, Assiterminal, Spediporto. Il punto di vista dell'economista Fabrizio Vettosi.
Gioia Tauro

LIVORNO – La proposta della «privatizzazione dei porti per fare cassa» – oltre che per rendere l’Italia più efficiente, è il tema rilanciato ad agosto dal vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha acceso un rovente dibattito sulla governance dei porti e su cui si sono divise le posizioni del governo. Scatenando settimane di dibattiti, talvolta chiacchiere, in altri casi posizioni concrete per la direzione del direttivo. Ecco un sunto del principale confronto tra politica e cluster portuale e marittimo.

Di Matteo Salvini è il primo stop alla proposta di Tajani: «No, non è nell’agenda del governo» – ha tagliato corto il ministro di diretta competenza sui porti (Infrastrutture e dei Trasporti) nonché vicepremier..

Scontro chiuso dalla premier Giorgia Meloni: «Il tema della privatizzazione dei porti non è all’ordine del giorno – ha detto – e non credo sia un tema da campagna elettorale».

MIT, viceministro Rixi

Dal MIT il vice ministro Edoardo Rixi è intervenuto facendo un po’ di luce sulla direzione del governo, sostenendo una riforma dei porti che conferisca maggiore autorità al Pubblico, sul modello europeo – spagnolo. Dal palco del Beverino, nell’ambito della Festa dei patrioti, nei giorni scorsi ha spiegato: “La riforma è una priorità, occorre portarla a termine nel giro di un anno” – «Sì, agli investimenti dei privati ma con una tutela pubblica, poi i modelli si scelgono»- «Non sono per privatizzare i porti, basta vedere cosa è successo nel Pireo, dove comandano i cinesi” il modello europeo a cui riferirsi è quello spagnolo: «una società pubblica gestisce tutti i 46 porti» -«anche in Italia potrebbe esserci una società pubblica che gestisca insieme porti e interporti: per tracciare e monitorare le merci serve standardizzare e per non stimolare la concorrenza tra i porti la regia comune è indispensabile».

Nuovo Piano del Mare

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Meno chiara la visione del nuovo Piano del Mare del ministro del Mare, Nello Musumeci, approvato a luglio scorso dal Cipom, che auspica a “valutare, non solo un possibile adeguamento della natura giuridica dell’Ente, ma anche di quella propria delle attività gestorie superando eventualmente il modello originario”. Così da consentire alle Autorità di Sistema Portuale “iniziative d’impresa nella catena logistica, anche attraverso forme consortili o comunque di co-partecipazione con soggetti privati”.

Assarmatori

Da parte delle associazioni del cluster marittimo dal palco di Beverino, gli armatori si sono espressi per una governace pubblica dei porti. Così il presidente di Assarmatori, Stefano Messina: «I porti devono essere pubblici. Tajani ha parlato in termini generali, non sapeva di cosa parlava. Quello che conta è ciò che ha detto il vice ministro Rixi».

Alis

Per gli operatori di Alis, il vicepresidente Marcello Di Caterina, ha definito già valida la dimensione normativa italiana, soffermandosi sulla necessità di garanzie per i concessionari: «Il privato che vuole investire può farlo: magari dovremo dare maggiore durata alle concessioni, perché gli investitori hanno bisogno di garanzie».

Assiterminal

Per i terminalisti di Assiterminal, il direttore generale Alessandro Ferrari, è intervenuto sul media di settore  “Shipmag”: «una parte del Governo intenderebbe partire dalla sdemanializzazione dei porti per metterli sul mercato» –ha precisato Ferrari, il rischio è di “radere al suolo un sistema portuale italiano che non ha bisogno di approcci radicali, pena far perdere il Paese, per cui peraltro i porti producono risorse già molto cospicue in termini di IVA, IRES, IRPEF, PIL, canoni».
Su quale debba essere il peso del privato nelle AdSP, Assiterminal sostiene: «gli attuali strumenti di governance delle AdSP (commissioni consultive e organismi di parternariato) non si sono dimostrati efficaci: troppo pluralismo e nessun potere effettivo» – «Il terminalista quindi deve essere parte attiva della gestione complessiva del porto, ovviamente attraverso le associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale»- «Quindi non il privato in quanto tale (che si misura su fattori di mera competitività e con pesi, strategie e obiettivi ovviamente propri) ma la rappresentanza associativa composita del settore privato».

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Fabrizio Vettosi

Non è sulla stessa lunghezza d’onda Fabrizio Vettosi, economista, managing director VSL Club S.p.A. che nei giorni scorsi ha ingaggiato, via social, un dibattito con il direttore di Assiterminal: «Non sono d’accordo sull’attuale modello “Landlord” di Ente Pubblico Non Economico che di fatto, ed a dispetto di alcune affermazioni errate da parte di alcuni esponenti politici, generano una sostanziale “privatizzazione” del bene pubblico senza i relativi vantaggi. Sintesi: se devo di fatto sottostimare un diritto concessorio a vantaggio di grandi gruppi terminalistici (potrei dire logistici) allora è meglio vendergli l’asset massimizzando il prezzo. Mi spiegate cosa c’è di diverso nei nostri porti, in cui si vedono accordi concessori a favore di grandi gruppi che assomigliano ad “usucapioni” di fatto?».

Spediporto

Secondo Spediporto, specifica il direttore generale, Giampaolo Botta, la portualità è il terminale logistico rappresenta un asset strategico del Paese «su cui il pubblico deve mantenere un pieno controllo». Sebbene non ci debbano essere preclusioni verso l’ingresso di investitori privati come nel modello spagnolo: «una presenza pubblica su due livelli, locale e centrale, che ha dato ottimi frutti, grazie anche all’integrazione con gli investitori privati come testimoniato dalla crescita del porto di Barcellona».  Infine il direttore generale di Spediporto traccia un parallelismo tra l’area logistica operativa del porto di Barcellona, la ZAL, e la fin troppo attesa Zona Logistica Semplificata: “E’ un modello anche questo – chiosa Botta – e dimostra come, attirando capitali privati che investono e offrono servizi di qualità, si possa accrescere il potenziale e la qualità di un bene pubblico”.

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