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Perchè si muore nei porti?

di Lucia Nappi
 
LIVORNO- Ancora due morti bianche nei porti, questa volta è toccato Livorno. La città si è stretta unanime in cordoglio attorno alle famiglie delle vittime e, ieri sera dalle ore 21,00 per le vie del centro è sfilato il corteo del cuore della città. Erano in migliaia: uomini e donne comuni, insieme alle istituzioni, un corteo in tragico silenzio, animato dalle tremore delle fiaccole accese.
 
L’esplosione della cisterna dei Costieri Neri ha rivolto, purtroppo, nuovamente i riflettori sulla problematica della sicurezza del lavoro portuale. Lasciando il campo della ricerca delle cause e delle responsabilità, su cui faranno sicuramente luce le indagini della magistratura. Si impone la necessità di fare una riflessione, scevra da ogni forma di retorica, perché il momento lo impone, sulla complessità delle attività che si svolgono all’interno dei porti, dove il lavoro ha un alto grado di pericolosità, per domandarsi quali siano le soluzioni affinché non si verifichino altri incidenti ed altre morti nei porti. 
 
Tutti i soggetti pubblici intervenuti in questi ultimi due giorni hanno posto l’accento oltre che sulla gravità dell’accaduto, sulla necessità di non abbassare mai la guardia sulla safety portuale attraverso la formazione e il monitoraggio costante delle attività.
Per  Safety si individuano le attività di formazione, informazione, prevenzione e controllo sulle norme relative alla sicurezza del lavoro, la loro corretta applicazione da parte dei lavoratori sul luogo di lavoro, con lo scopo di tutelarne la salute e prevenire gli infortuni.
 
Perché si verificano gli incidenti mortali come nel caso di Livorno o di Genova, Terminal VTE, la scorsa settimana o altri incidenti  drammatici?
 
Il porto è un gate attraverso il quale transitano varie tipologie di merci: contenitori, merci varie, merci liquide, merci sotto forma di gas etc. Ciascuna di esse necessita di un terminal specifico composto da banchine, gru, mezzi per la movimentazione, magazzini, depositi, cisterne.
Quindi da quando la nave entra nel porto e poi attracca in banchina per l’ormeggio, inizia il flusso del transito della merce: l’imbarco e lo sbarco, la movimentazione sui piazzali, il trasferimento delle merci sui camion e sui treni alloggiati sui binari ferroviari, ma anche il deposito nei magazzini, sui piazzali, nelle cisterne.
Tutte queste operazioni che avvengono durante le ore del giorno ma anche della notte, devono svolgersi con il massimo dell’efficienza affinché le merci transitino il più velocemente possibile attraverso il porto, anello della catena logistica. La merce deve quindi scorrere attraverso un flusso di transito ininterrotto, per raggiungere il più velocemente possibile la destinazione finale. Queste sono le leggi di mercato e della concorrenza globale.
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Una realtà quindi molto complessa. All’interno di un terminal portuale, caratterizzato spesso da spazi anche non molto ampi,  si muovono le tantissime professionalità eterogenee degli operatori, che rispondono e appartengono ad organizzazioni di lavoro diverse tra loro. Ogni operatore svolge un ruolo che  si deve muovere in sincronia con tutto il meccanismo, tenendo ben presente la sicurezza propria e quella degli altri lavoratori, perché la non corretta applicazione della safety può causare incidenti che coinvolgono un ampio numero di persone.
In realtà così complesse e ad alto rischio, pertanto si rende necessario innalzare continuamente il livello della sicurezza del lavoro. L’efficienza di un porto deve marciare in sincrono con gli aspetti di sicurezza del lavoro, questo è l'unico fattore che potrebbe significare: "Mai più morti bianche nei porti"

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